*** “Vado a casa, ho bisogno di riposarmi per qualche ora”, sbotta il Questore, “lo stesso faccia anche lei Boccadoro: ha una faccia che fa paura”. “Io mi fermo a compilare una breve relazione”, interviene Valle, “come vi avevo anticipato dovrò riferire al dottor Albini… e non è escluso anche a sua eccellenza Mussolini”. “Allora arrivederla, noi andiamo”, lo saluta Buzzi, “ci vedremo più tardi, prima della partenza del Duce, disponga pure come vuole del mio ufficio”. Mentre, sul portone della questura, stringo la mano al mio superiore, intravedo avvicinarsi, contemporaneamente, due sagome conosciute: quella di Morera, che piccolo ma dritto come un fuso “marcia” verso di me, e quella di Beccacini che ha sistemato sul cavalletto la sua fedele compagna di questi giorni e, visto lo scultor

