Parla IL CUSTODE DEL CIMITERO
Il 24 dicembre il cimitero è aperto al pubblico fino alle 13, come tutte le altre giornate prefestive. Leggo il giornale, guardando di tanto in tanto l’orologio. Oggi aspettiamo solo due nuovi arrivi, pochini rispetto al solito... ma ne arriveranno senz’altro di più dopo Natale, lo so. In occasione delle feste natalizie il tasso di mortalità aumenta leggermente rispetto agli altri periodi dell’anno.
Tanto per cominciare, si mangia troppo. La gente divora senza ritegno antipasti, primi, secondi, contorni, dolci e frutta. È chiaro che c’è chi non regge “la botta” e si sente male, per poi crepare di indigestione. Mentre si mangia si deve anche bere, giusto? Quindi ci danno giù con gli alcolici, perché a Natale vuoi non stappare una bottiglia in più? Poi si mettono alla guida ubriachi e fanno gli incidenti mortali.
Il Natale ha lo scopo di riunire le famiglie, si dice... ma se per tutto l’anno i parenti non si possono sopportare, perché proprio a Natale sì? Per tradizione, tutti fanno uno sforzo. C’è chi ci riesce e chi no. Si comincia a parlare di un argomento qualsiasi, tanto per non restare in silenzio, e in breve la conversazione degenera in discussione. Ci si rinfacciano le cose. Si litiga di brutto, a volte ci scappa pure il morto.
Ricordo di una donna finita nella cella frigorifera dell’obitorio il giorno di Natale con un coltello piantato nello stomaco. Si trattò di un raptus di follia della nuora, rea confessa, esasperata per l’ennesima critica sul modo di gestire la casa. Oppure, ancora, ho avuto a che fare con due fratelli che per una questione di eredità si sono sparati addosso tipo mezzogiorno di fuoco nel Far West.
Ma la cosa peggiore è quando non si ha nessuno. Nel periodo in cui tutti si riuniscono attorno alle tavolate imbandite a festa, chi è solo tende a rimuginare e finisce per togliersi la vita.
Ad ogni modo, anche se gli “ospiti” in arrivo sono soltanto due, mi auguro che si sbrighino. Ormai sono le undici, che fine hanno fatto tutti quanti?! Se arrivassero insieme non saprei di chi occuparmi per primo.
Vedo passare due vecchine alte un metro e mezzo, indubbiamente sorelle. Sono entrambe vedove, ognuna di loro si è sposata almeno due volte e hanno seppellito tutti i mariti. Le ho soprannominate “Grazia e Graziella”, anche se mi sembra che una si chiami Maria e l’altra Emilia. Mi sono simpatiche, sarà un dispiacere, per me, quando passeranno a miglior vita e le dovrò tumulare o inumare.
Mi salutano e ricambio. «Buon Natale!»
Io adoro il Natale, al punto da arrivare a decorare il cimitero con lucine intermittenti intorno alle piante. Le metto tutti gli anni, ai visitatori piacciono e vengono a rendere omaggio ai loro cari più volentieri. A parte due o tre rompiscatole che hanno sempre da ridire, nessuno ha mai protestato. Prometto di non farlo più, ma puntualmente lo dimentico. Naturalmente lo faccio apposta... il cimitero lo gestisco io, quindi non do peso alle critiche.
Oltre alle due sorelle, oggi i visitatori non sono molti. C’è solo un ragazzo biondo miele sui sedici anni con una faccina da angelo, che prima è venuto a chiedermi informazioni sulla collocazione di una tomba.
Si avvicina a me un uomo bruno che avrà intorno ai trentacinque/quarant’anni. Non è un assiduo frequentatore, anzi... in passato l’ho visto poche altre volte, viene in media una volta l’anno a trovare una ragazza a cui lascia un bigliettino. Poi se ne va senza dire una parola, né degnarsi di salutare.
Mi si ferma davanti, guardandomi con aria di aperta disapprovazione. «Ma non si stanca troppo, a stare qui seduto a leggere il giornale?»
«Prego, scusi?» lo esorto a ripetere, sperando di aver capito male. Perché non è possibile che uno che viene solo una volta l’anno si permetta di avanzare critiche, no?
«Sapesse quanto la invidio», prosegue, «sta tutto il giorno all’aria aperta a non far niente e a guadagnare soldi facili, mentre io e tanti altri diventiamo matti a stare per otto ore in ufficio... io l’ho sempre detto di aver sbagliato lavoro, vorrei essere al suo posto. È proprio una bella vita, la sua!»
Io non faccio niente a parte una bella vita?! Ma brutto... serro le labbra per non prenderlo a parolacce.
«Lo crede davvero?» chiedo con cortesia, a dispetto della rabbia che provo. Io sono fatto così: più sono gentile, più ho l’impulso di stringere le mani intorno al collo del mio interlocutore.
«Be’...»
«Vuol fare a cambio?» propongo, mentre il mio tono si fa tagliente. «Venga il 27 mattina presto, stia al mio posto per un giorno e poi ne riparleremo, mi dirà se è ancora convinto che io non faccia niente per tutto il giorno. Magari la prossima volta ci penserà, prima di insultarmi!»
Il tizio assume un’espressione sorpresa, quasi innocente. «Io non ho insinuato niente, né volevo insultare nessuno...»
Ah, no? Mi hai solo dato del fannullone. Pensa, invece, se avessi voluto insultarmi! Ricambio con uno sguardo carico di rabbia. «In ogni caso» proseguo, implacabile «che ne direbbe di pagare la bolletta della luce votiva della persona che viene a trovare una volta l’anno? E magari potrebbe curare di più la sua tomba, visto che era piena di polvere e di ragnatele che io ho tolto!»
A queste parole il viso smorto del tizio si colora leggermente di rosa. «Non mi sono mai accorto che la luce votiva fosse spenta...»
«Ma se lo è da quando lavoro qui! Forse avrà pensato che sia a energia solare e che si accenda soltanto di notte, ma la porcheria sulla tomba deve averla vista per forza! Lo sa che i ragni erano arrivati alla decima generazione?»
Sempre più annichilito, azzarda: «E che se ne fa, della luce?»
«Domanda sensata, ma io ne ho un’altra migliore» controbatto, subito pronto. «Che se ne fa dei bigliettini che gli lascia tutti gli anni?»
«Questi sono affari esclusivamente miei e della persona che vengo a trovare.»
«Certo, sicuro... finché l’unica volta che viene al cimitero durante l’anno, non muove a me accuse ingiuste senza avere un’idea di cosa faccio per tutti i defunti di questo cimitero, nessuno escluso!»
Ma perché i vivi non hanno nient’altro da fare che stressarmi?
Il rompiscatole se n’è andato, evidentemente era a corto di argomenti. Guardo l’ora e sbuffo, spazientito. Ma perché non si sbrigano a portare i nuovi ospiti? L’ho appena finito di pensare, che un carro funebre varca il cancello di via del Cigliolo, seguito da tre automobili. Finalmente!
Con la prima famiglia sorge subito una discussione: la defunta è una ragazzina investita da un’auto pirata e i suoi genitori non vogliono proprio rassegnarsi all’idea che il feretro non potrà essere tumulato prima del 27. Cerco di spiegare che il Comune non mi ha ancora fatto avere il nulla osta alla sepoltura, ma non sentono ragioni.
«Abbiamo la concessione!»
Certo, lo so che ce l’hanno... peccato che quella sia per l’affitto del loculo. «Non va bene, io ho bisogno del nulla osta.»
«E non è la stessa cosa?»
Onestamente mi stupisco di tanta ignoranza. Sono stufo di ripetere a tutti che la concessione è il contratto di affitto trentennale di un loculo, o decennale di una tomba a terra, ed è diversa dal nulla osta alla sepoltura, vale a dire il permesso di prendere la bara e infilarla dentro.
Ma niente, non capiscono lo stesso e ardiscono chiedermi se non si potrebbe fare ugualmente senza. Figuriamoci se voglio avere grane! Rifiuto categoricamente. Niente nulla osta, niente tumulazione. Inoltre, se anche volessi accontentarli, perché a Natale si dovrebbe essere più buoni, oggi sono solo.
Il padre della giovane defunta mi chiede delucidazioni sul ruolo di Alessandro, che al suo ingresso nel cimitero ha visto pulire i viali, e a questo punto il conducente del carro funebre gli dà una risposta che mi manda su tutte le furie.
«Lavora qui, ma non lo consideri nemmeno. È un semplice tuttofare, un povero scemo» spiega, ignorando l’occhiataccia che gli lancio «uno di quei poveri disgraziati che sarebbe stato meglio se non fossero mai venuti alla luce...»
Reagisco immediatamente, come se mi avesse morso una vipera. Come si permette, costui, di dare del povero scemo ad Alessandro? Ha i suoi problemi, d’accordo, ma è molto più intelligente di molti altri. Di lui sicuramente. Quindi mi arrabbio sempre da morire con chi dice che è handicappato... ha semplicemente subito un trauma, chiunque rimarrebbe scioccato assistendo al suicidio della propria sorella maggiore. Anche se fosse stata una stronza col botto, come lo era Adriana.
Alessandro potrebbe tornare a condurre una vita normalissima, se volesse. Non presenta danni cerebrali e il problema è risolvibilissimo, seppure con pazienza e una grande forza di volontà da parte sua. Perciò questa cattiveria gratuita nei suoi confronti mi ha tolto la voglia di fare uno strappo alla regola, che aspettino fino al 27. Lancio un’ultima occhiataccia al conducente del carro funebre e mi allontano, furioso.
CJ
Mentre cammino a grandi passi verso il deposito feretri, vedo il ragazzo biondo di prima. Adesso non è più solo e parla con un amico bruno che mi dà le spalle. Li sento discutere sul vizio del fumo, dal momento che il biondino si è voluto accendere a tutti i costi una sigaretta.
«Scusa, perché pensi che dovrei nascondermi da qualche parte? Chi se ne frega se mi vedono fumare?»
«Sai quanto fregherebbe ai tuoi, se a vederti fosse qualcuno che ti conosce e che andasse a riferirglielo?», replica l’altro. «Ricordati che il mondo è pieno di gente che non si fa gli affari propri!»
«Bah! Non credo stiano tutti a guardare me, soprattutto qui! Dovrebbe dirmi sfiga nera, se incontrassi qualche loro conoscente...»
«Senti» intervengo a questo punto «fuma pure quanto vuoi, ma non buttare le cicche a terra o nei cassonetti senza spegnerle. Sono sempre pieni di cartaccia e di fiori secchi... hai idea dell’incendio che si svilupperebbe se qualcuno ci buttasse una cicca accesa?»
«Io non fumo», replica il ragazzo bruno. «Hai mai pensato di sistemare qua e là dei vasi pieni di sabbia? La gente potrebbe buttare lì le cicche e i rischi di incendio diminuirebbero!»
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