Parla IL CUSTODE DEL CIMITERO
A volte la vita gioca degli strani scherzi, mi ritrovo a pensare alla fine del mio giro di ispezione del cimitero dopo la chiusura dei cancelli. Sono seduto sulla bara della ragazzina arrivata oggi come se fosse il più comodo dei divani e rifletto sull’ironia della sorte. Dopo tanti anni trascorsi chiedermi come poteva stare mio figlio, me lo sono ritrovato davanti, proprio qui.
Sempre se la descrizione che mi ha fornito Aldo e il fatto che CJ abbia accettato la mia richiesta di amicizia su f*******: possano definirsi “prove”... sono ore che guardo avidamente il suo profilo, cercando di carpire quante più informazioni posso. E per fortuna, a differenza di tanti ragazzi, non si fotografa al bagno né fa smorfie ridicole davanti all’obiettivo.
«Non sapevo nemmeno che avessi un figlio, capo!» mi dice Bruno quando gli spiego chi sia il ragazzo e lo scongiuro di mantenere il segreto.
Scrollo le spalle. Se è per questo ne ho tre, ma Carla e Fabrizio è raro che vengano al cimitero. E non li ho mai presentati a nessuno.
«Nemmeno lui.»
Difatti, mentre i gemelli sono legittimi e riconosciuti, CJ non sa nulla a proposito della sua nascita... o meglio, del suo concepimento.
Ai tempi in cui ero uno studente di Medicina, lavoravo come cameriere in un ristorante per pagarmi i libri, che costavano un occhio della testa. I miei datori di lavoro avevano una barca di soldi ed erano i proprietari in blocco di tutto ciò che si trovava dietro un cancello sulla Casilina, tra cui il ristorante dove lavoravo io e un ufficio.
Nell’ufficio era stata da poco assunta una ragazza, ultima arrivata di un turn-over di segretarie che di solito non resistevano a lavorare per quella gente più di un paio di mesi. Ci siamo conosciuti e abbiamo stretto amicizia, che in poco tempo è diventata amore. Dalla nostra storia è nato un figlio che non ho potuto riconoscere come mio, perché quando l’ho saputo era troppo tardi: lei si era già sposata con un altro.
«Giovanni», mi disse Aldo un pomeriggio di circa diciannove anni fa, «c’è una cosa che devi sapere, ma non so come la prenderai...»
Aldo voleva far sembrare sensazionale ogni cosa che diceva, ma il più delle volte si trattava di cavolate. Quel che è peggio, si aspettava anche i complimenti per la sua sagacia. Fu quindi senza un briciolo di entusiasmo che alzai gli occhi dal libro. «Di che si tratta? Devo studiare, quindi ti prego di essere breve e conciso.»
Tirò un profondo sospiro e tutto d’un fiato mi rivelò che Genni si era sposata.
«Ah», dissi soltanto. «Be’, falle gli auguri da parte mia.»
Non vedevo Genni da qualche mese. Negli ultimi tempi era cupa, infelice... credo fosse a causa dell’ultimatum che mi aveva imposto Adriana: o avessi accettato di convivere con lei, oppure sarebbe finita. Io non potevo perderla, non fosse altro che per la speranza, anzi la promessa fattami da suo padre, di un aiuto a sistemarmi in un buon reparto. Magari proprio il suo.
Lei se n’era resa conto e mi aveva scaricato. E adesso Aldo veniva a dirmi che si era sposata... be’, si era consolata in fretta.
«Chi è il fortunato?»
«Il tipo che tu sai.» Aldo mi guardò di sottecchi, in attesa di una mia reazione.
Ma io non volevo reagire. Dovevo sembrare impassibile. Ma dentro di me...
Quell’idiota? Come ha potuto sposarsi con lui? Come? Alla fine le è presa la paura di restare zitella?
Scossi la testa. «Contenta lei...» bofonchiai.
Come rovinarsi la vita con le proprie mani.
Ma non era finita, un’altra notizia sensazionale mi attendeva. E anche se non la volevo sapere, Aldo me la diede ugualmente: Genni era stata costretta a sposarsi.
Sbuffai. “Costretta”, che parolone... quando mai, alla fine del ventesimo secolo, una donna è costretta a sposarsi? Neanche più in Sicilia, se vogliamo escludere i paesi islamici. Meglio tagliar corto e studiare, che tra una settimana avrei avuto la verifica sulle asfissie meccaniche.
«È incinta.»
No, non ci credevo. Possibile che per la disperazione fosse arrivata a farsi mettere incinta da quell’idiota e sposarlo? Strinsi le labbra e voltai una pagina del libro. Oh, bene: l’annegamento. Interessante!
«Il bambino è tuo.»
Stupefatto, spostai lo sguardo verso di lui. «COSA?!»
All’incredulità, subentrò presto la rabbia.
Da quanto Aldo sapeva che Genni fosse incinta? Perché si decideva a dirmelo soltanto adesso, a cose fatte?
«Non riesco a credere che mi abbiate taciuto una cosa del genere!» sbottai, mentre il mio amico stava a capo chino, sorbendosi la mia tirata. «Se il bimbo è davvero mio figlio, perché non mi è stato detto?»
«Non dovresti chiedermelo. Non eri tu quello che non poteva lasciare Adriana? Cosa avresti fatto, se lo avessi saputo prima?»
«Non lo so! Probabilmente...» Tacqui, pensieroso. Già, cosa avrei fatto? «Probabilmente l’avrei fermata. Avrei riconosciuto il piccolo senza dire niente ad Adriana. Ma non le avrei mai permesso di sposarsi!»
Nei minuti che seguirono, Aldo tentò di farsi perdonare con mille giustificazioni. “Io te lo volevo dire, giuro. Mi hanno intimato il silenzio. Genni aveva preso la sua decisione.”
«E allora avresti fatto meglio a mantenerlo, questo silenzio!»
«Non potevo più. Lei è infelice!»
«Mi dispiace molto, ma ormai io cosa posso farci? È sposata, capisci? Cosa faccio, vado a trovarla e la supplico di chiedere il divorzio? O le dico che riconoscerò comunque il bambino? Se tu me lo avessi rivelato prima, forse...»
Dopo quella volta, non gli ho più parlato per sei mesi. Ma poi ci siamo riappacificati, in fondo a che serviva prendersela con lui? Tornammo ad essere amici.
Naturalmente, quando gli ho telefonato, non gli ho detto che il ragazzo è capitato oggi nel mio cimitero e che ci siamo finalmente conosciuti... ma questo incontro è stato il più bel regalo di Natale della mia vita. Resta solo da scoprire se sarà fonte di felicità, o l’ennesima beffa del mio destino disgraziato.
Amicizia