Parla CJ
Qualcosa mi dice che in questa cittadina, dove sono appena arrivato, mi sono già fatto il primo amico. È un tipo interessante, il custode del cimitero: a prima vista sembra scontroso, ma secondo me è tutta apparenza... non si sarebbe comportato così amichevolmente, se no.
Mi piace, sono contento che mi abbia chiesto di tornare a trovarlo. Solo che mio cugino Francesco mi mette in guardia, dicendomi di non dargli troppa confidenza.
Non ne capisco il perché, finché non mi viene spiegato che di Paolo Grandi gli abitanti della cittadina sanno che è un ex ladro, un topo di appartamenti e ville, messo dal Comune a lavorare al cimitero dopo avere scontato una condanna alla reclusione. Non si sa se abbia una famiglia, abita in una casetta confinante con il cimitero ed è lì che trascorre le sue giornate, dall’alba al tramonto.
In giro si vede poco, se non quando si reca in Comune a ritirare i permessi per le sepolture. Tutti lo evitano per via del suo carattere scostante e i più pensano che sia un po’ matto.
Eppure a me è piaciuto subito. Quindi, o loro partono prevenuti, oppure... no, niente “oppure”. Ognuno ha le proprie simpatie e antipatie. Non mi farò influenzare da stupidi pregiudizi.
In lui tutto, a cominciare dal suo linguaggio, mi fa pensare che sia una persona istruita. Mi sembra sprecato a fare il custode del cimitero, anche se una persona rimessa in libertà dopo aver scontato una pena in carcere non ha molte possibilità di intraprendere una carriera, neanche se avesse un quoziente intellettivo stratosferico.
Nei miei diciotto anni non mi sono mai sentito così attratto da qualcuno... sento che andremo molto d’accordo, io e lui.
«Oh, ma guarda!» Quattro donne di una certa età, cariche di fiori, mi fermano interpellandomi. «Che sorpresa, non sapevamo che il custode del cimitero avesse un figlio!»
«Come ha detto, scusi?» chiedo, confuso.
«Non sei il figlio del signor Grandi?»
«Chi, io?! No, signora...» Scambio uno sguardo con Francesco, perplesso quanto me. Salutiamo le signore e ci affrettiamo verso il capolinea degli autobus, discutendo. «Secondo te come possono avermi scambiato per il figlio del custode?»
«Boh?» Francesco fa spallucce. «Io non sapevo nemmeno che avesse figli, non li ho mai visti. Comunque che te ne frega? Non pensarci, ti avranno scambiato per qualcun altro!»
Quando il mio iPhone manda il segnale di avvenuta ricezione di una notifica su f*******:, quasi non mi va di tirarlo fuori dalla tasca e controllare. Probabilmente, anzi, sicuramente mi sarà arrivato l’ennesimo invito per quell’odioso gioco di quella stupida fattoria – ma se a tutti piace così tanto coltivare la terra, perché non vanno a zappare?! Qui intorno è pieno di campi – e so già che eliminerò dalla lista dei miei contatti chi me lo ha mandato. Chi è tra i miei “amici” sa benissimo che non voglio ricevere roba del genere.
Nessuna fretta, lo controllo dopo. Alzo le spalle.
Ma siccome sono sulla corriera che dal centro cittadino mi riporta a casa e mio cugino Francesco non è di grande compagnia, alla fine decido di dare una rapidissima occhiata, pronto a “giustiziare” il contatto reo di avermi inviato uno di quei maledetti inviti...
«Oh», dico soltanto. Non è un invito per la fattoria, ma una richiesta di amicizia. Chi me la manda? Paolo Grandi. «Ehi, guarda.» Assesto una gomitata nel fianco a Francesco, che guarda fuori dal finestrino e sembra quasi addormentato. «Mi ha chiesto l’amicizia su f*******:!»
«Chi?»
«Il custode del cimitero. Fammi dare un’occhiata... uhm, non è molto attivo, l’ultimo post risale al 15 agosto. E ha soltanto quattordici amici.»
«Sono anche troppi, per uno così! Che intenzioni hai, la accetti?»
«Eh, be’, direi!»
«Non è molto attivo, hai detto.» Francesco si gratta una guancia, pensoso. «Strano che abbia deciso di connettersi proprio oggi, dopo averti conosciuto! E come faceva a sapere come ti chiami? Nome e cognome, intendo!»
Per un attimo il mio dito indice, che stava per poggiarsi sul touch and screen sopra la voce “accetta”, resta sospeso a mezz’aria. «Che razza di questione inutile», sbuffo. «Gliel’avrò detto io mentre chiacchieravamo, no?! Cioè, non saranno mica stati i fantasmi!»
Ecco qui. Richiesta di amicizia accettata... almeno lui, spero, non mi manderà richieste per Farmville, o come accidenti si chiama quel gioco del cavolo. Tutt’al più, se esiste, vorrà giocare al gioco del cimitero.
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