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328 Parole

58 Le 15,12 del giorno seguente. Federica fissava la pagina vuota. Aveva riletto due volte quello che aveva scritto il giorno prima. Era fantastico. Solo che non riusciva più ad andare da nessuna parte. La storia le pareva un cadavere senza vita. Tutto il suo entusiasmo era già evaporato. Si versò una tazza di tè. Era alla rosa, un profumo vellutato. Suonò il campanello. Federica fissò la porta, poggiò la tazza. Si alzò, urtò la scrivania. La tazza cadde a terra e si frantumò con una piccola esplosione. Disastro. La sua tazza preferita. Un pezzo unico, con il sotto tazza in legno di ciliegio giapponese. Il campanello suonò ancora. Federica fissava i cocci e il liquido ambrato. La lampada da tavolo era accesa (una fioca lampadina da 25 watt) ma le spesse tende erano tirate. Dalla

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