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277 Parole

43 L’uomo camminava spedito lungo i corridoi. Federica faticava a tenere il suo passo. Destra, sinistra. Imboccava porte all’apparenza tutte uguali e non si preoccupava di aspettarla. Quando incrociava qualcuno, veniva salutato con riguardo e lui rispondeva sempre per secondo, con un accenno del capo o un mugugno. «Mi chiamo Marcello Riosti», disse anticipando le domande sorte a Federica. Continuò a guardare in avanti. «Sono il vicequestore». Federica ricordò di aver fatto una ricerca per il suo romanzo, il vicequestore era un grado alto nella polizia. Superiore al commissario capo. L’uomo la guardò con severità: «Lei scrive molto bene». Era un complimento, allora perché quegli occhi cupi? «Ma quello che scrive è ignobile!». Ah, ecco. «Le sue tematiche sono riprovevoli. C’è già ab

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