42 L’auto pubblica si fermò in prossimità dell’edicola di piazza Roosevelt. Federica pagò e scese. L’aria era umida, la temperatura si era abbassata. Scorse, per la prima volta dopo l’estate, una donna con le calze nere sotto una gonna fumo di Londra. Le sembrava presto. C’era tutto l’inverno per scurirsi. Tornò ai propri pensieri. Il palazzo della questura la sovrastava. Era un monolito insondabile, gigantesco e freddo. Sentì il bisogno di un caffè. Sapeva a cosa era dovuto, cercava di prendere tempo. Si accontentò, comunque. Entrò nell’affollato bar di piazza Galileo. Ordinò e bevve. Al momento di pagare, il cassiere le disse che un signore aveva già provveduto. Un tipo brizzolato, con una folta barba e gli occhi chiari e allegri sollevò la tazzina verso di lei: «Alla nostra grande

