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46 Il mattino seguente, Federica uscì di casa prima delle dieci, con un grosso borsone a tracolla che conteneva alcuni tra i suoi oggetti inseparabili. Una teiera giapponese in ghisa che pesava un quintale, alcune minuscole tazze artigianali accuratamente imballate, tè verdi e tisane, e molti libri. Una bottiglia d’acqua, una ciotola di insalata di riso, posate e bicchieri, blocchi per gli appunti, cancelleria, qualche farmaco. In un magazzino d’elettronica acquistò una stampante wireless e una piastra elettrica per scaldare l’acqua. Per il momento era tutto ciò di cui aveva bisogno. A parte farsi venire in testa una bella storia con la quale cominciare a produrre nuova autostima, incubi e denaro. Arrivò in via del Pratello, pagò il tassista, raccattò la mercanzia e la poggiò sotto i

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