47 Irene Bonconvento avrebbe compiuto cinquantasei anni il giorno seguente, poco dopo lo scoccare della mezzanotte. Era nata alle 0,10. Abbassò la serranda dell’agenzia immobiliare. Salutò Enrico, il suo collaboratore. «A domani» gli disse. Non l’avrebbe più rivisto. Le 20. Il cielo nuvoloso, un principio di aria fredda. In fondo a via Marzabotto, sopra il traffico, spuntava l’Ospedale Maggiore. Irene si avviò all’auto. Una Golf grigia. Accese il motore e partì. Direzione periferia. Lo stereo spento: aveva bisogno di lasciar respirare il cervello. Uscì da Bologna, passò Anzola e girò a sinistra verso la campagna. Non credeva che sarebbe riuscita a convincere suo marito ad allontanarsi dalla città. Invece alla fine lui l’aveva accontentata. Avevano trovato il terreno e si erano cost

