51 Federica notò qualcosa che brillava sul tappeto, sotto la luce della lampada da tavolo. Non indossava gli occhiali, così fu costretta a strizzare gli occhi. Si avvicinò. Era una penna stilografica, doveva essere uscita dalla tasca del dottor Riosti quando si era seduto. La raccolse. Suonò il campanello. Il poliziotto si era accorto della perdita. Federica si avviò al disimpegno, girò la chiave e aprì la porta. Con l’altra mano porse la stilografica. Fu assalita dal terrore. C’era un ragazzo sul pianerottolo. Magro, ben oltre il metro e ottanta. Un paio di pantaloni militari e una camicia di jeans. Vent’ anni o poco più. Bei lineamenti, i capelli biondi e gli occhi verdi. Occhi bellissimi ma scavati, tristi e apatici. «Buonasera». Federica cacciò un urlo e spinse la porta. Si senti

