Di tratto in tratto, la curiosità mi vinceva; e io domandavo: – Ebbene? Francesca stava seduta al pianoforte, con le spalle rivolte a noi; e toccava i tasti cercando di ricordarsi la Gavotta di Luigi Rameau, la Gavotta delle dame gialle, quella che ho tanto sonata e che rimarrà come la memoria musicale della mia villeggiatura a Schifanoja. Smorzava le note col pedale; e s’interrompeva spesso. E le interruzioni dell’aria a me familiare e delle cadenze, che l’orecchio compiva precorrendo, erano per me un’altra inquietudine. D’improvviso, ella ha battuto forte un tasto, ripetutamente, come sotto l’urto di un’impazienza nervosa; e s’è levata, ed e andata a chinarsi sul disegno. L’ho guardata. Ho compreso. Mancava ancóra quest’amarezza. Dio mi riserbava all’ultimo la prova più crudele. Sia f

