Terenzio l’aspettava, nell’anticamera, e lo seguì fin nella stanza da letto, dove il fuoco era acceso. Domandò: – Il signor conte va a letto sùbito? – No, Terenzio. Portami il tè – rispose il signore, sedendosi innanzi al camino e tendendo le palme verso la fiamma. Egli tremava, d’un piccolo tremito nervoso. Aveva pronunziate quelle parole con una strana dolcezza; aveva chiamato a nome il domestico; gli aveva dato del tu. – Ha freddo il signor conte? – domandò Terenzio, con una premura affettuosa, incoraggiato dalla benevolenza del signore. E si chinò su gli alari a ravvivare il fuoco, aggiungendo altre legne. Egli era un vecchio servo di casa Sperelli; aveva servito il padre di Andrea per molti anni; e la sua devozione pel giovine giungeva sino all’idolatria. Nessuna creatura umana g

