Quando egli oltrepassò il cancello ed entrò nel giardino, sentendosi prendere da un tremito, pensò: « Ma l’amo io dunque ancóra? Ancóra la sogno? » Gli pareva che il tremito fosse quel d’una volta. Guardò il gran palazzo radiante e il suo spirito volò ai tempi in cui quella dimora, in certe albe fredde e nebbiose, prendeva per lui un aspetto d’incanto. Erano i primissimi tempi della felicità: egli usciva caldo di baci, pieno della recente gioia; le campane della Trinità de’ Monti, di Sant’Isidoro, de’ Cappuccini sonavano l’Angelus nel crepuscolo, confusamente, come se fossero assai più lontane; all’angolo della via rosseggiavano i fuochi intorno le caldaie dell’asfalto; un gruppo di capre stava lungo il muro biancastro, sotto una casa addormentata; i gridi fiochi degli acquavitari si perde

