Due giorni primaIl sole sorge alle 5.08 e tramonta alle 21.45 Il dottor Giulio Amati venne ucciso quell’estate, nel pomeriggio, nel parco della sua villetta sulle dolci colline di Torino. Fu un barboncino grigio, che la sua spiritosa padroncina aveva ribattezzato Scusi, che ritrovò il dottore, il terzo giorno che mancava da casa, lungo il perimetro della recinzione in un’ansa nascosta dalle canne di fronte al proprio giardino di casa. Quel giorno la temperatura aveva sfiorato i trentacinque all’ombra e le strade del centro città bruciavano come un incendio doloso. La gente si riparava nei cortili a succhiare ghiaccioli alla menta di Pancalieri sventolando quotidiani per farsi fresco. Quella mattina il primo titolo de “La Stampa” era tutto per la strage di Oslo. Uno xenofobo biondo come

