27Liguria di Ponente, autunno 2005 La porta si spalancò, inondando di luce la piccola stanza e ferendo gli occhi di Matteo. Si schermò con una mano mentre sulla soglia comparve il proprio aguzzino, coperto dal mantello nero e da un cappello dalle falde larghe. Ebbe paura mentre lo vide avanzare. Cercò di fuggire, strisciando sul pavimento, ma l’angolo dei due muri alle sue spalle gli impedì ogni movimento. Si riparò la testa con le braccia, raggomitolandosi su se stesso in posizione fetale. Sentì le mani forti, che fecero breccia nella propria difesa, premergli sul viso una pezza di tessuto che sapeva di ospedale. L’ultima cosa che percepì fu la propria voce che implorava la mamma.

