3Ventimiglia, autunno 2005 La sacrestia era avvolta dal silenzio più assoluto e illuminata da una serie di lucernari collocati all’apice della parete nord. La stanza, dalla pianta quadrata, era arredata con un solo armadio, tinta mogano, a quattro ante, da una panca e una scrivania. Seduto sul pavimento, addossato alla parete su cui si apriva la porta che conduceva in chiesa, c’era il cadavere di don Angelo: completamente nudo. La testa, desolatamente calva, era piegata, in modo innaturale, sul petto, mentre le spalle si incurvavano leggermente in avanti. Le braccia, ordinate, seguivano il profilo dei fianchi e le gambe erano distese e parallele. Capurro si avvicinò esaminando ogni dettaglio. “A prima vista, non c’è sangue. Non vedo ferite”. Il commissario osservò il resto della stanz

