Capitolo 4 – Il sospettoIl week end passò molto in fretta e fu sufficiente ai due pazienti per recuperare le forze. I familiari della donna non avevano sue notizie da tre giorni e fu lei stessa a chiedere ai paramedici di poter telefonare a don Giorgio, il parroco della chiesa del Sacro Cuore non molto distante dal Queens College. Era quella la sua famiglia, da quando era giunta a New York. La ragazza era un po’ tesa perché si rendeva conto di averla fatta grossa e non sapeva come spiegare quanto le era accaduto. Il medico l’aveva invitata a non allontanarsi da casa, ma lei aveva voluto fare di testa sua, commettendo una imperdonabile leggerezza che aveva messo a repentaglio la sua vita e quella del nascituro. Per non parlare delle spese mediche, che qualcuno avrebbe pur dovuto pagare. Avrebbe voluto sprofondare negli abissi di quell’oceano che non era molto distante. Continuava a chiedersi come mai la sua vita fosse diventata all’improvviso incomprensibile, una fitta ragnatela di situazioni senza alcuna logica che le stavano succhiando la linfa vitale, mettendola continuamente alla prova.
«Non si deve assolutamente preoccupare per le spese. Abbiamo deciso di assumerci noi i costi del ricovero. Cosa pensa signorina…» provò a spiegarle il ricercatore.
«Mary, mi chiamo Mary, dottore» rispose prontamente la donna.
«Bene, Mary… Anche noi abbiamo un cuore. Tutto quello che deve fare è riposarsi e pensare a questo bel bambino. Provvederemo noi ad avvertire i suoi famigliari» aggiunse il medico mentre un’infermiera poneva la creatura tra le braccia della neomamma. Era davvero uno splendido pargoletto che le assomigliava parecchio, a cominciare dai tratti del viso marcatamente scozzesi.
«Ma, dottore, lei è davvero sicuro…» replicò Mary.
«Signorina, non insista. Pensi solo a riprendersi. Vedrà, tutto andrà per il meglio» la rassicurò il medico prima di tornare nel suo ufficio, dal quale telefonò a don Giorgio. Il sacerdote emise un sospiro di sollievo. Quando aveva alzato la cornetta aveva realmente temuto il peggio. Per un momento aveva creduto che fosse la polizia, alla quale si era rivolto nelle ore successive alla scomparsa della ragazza.
«Sia ringraziato il santo nome del Signore. Coraggio, è ora di andare a trovare Mary» disse, raggiante per la bella notizia.
«Mary? Dov’è? Come sta? Dimmelo subito, ti prego. Per l’amor di Dio. Non mi far stare in pensiero. Don Giorgio, guarda che sono anziana e sofferente. Ti prego, dimmi tutto…».
«Calmati» la interruppe il parroco prima che quel fiume di parole lo facesse affogare.
«Ti prego don Giorgio. Ti scongiuro. Non fare così. Non mi fare star male… Oddio, ecco, il cuore non mi regge più… Ecco, sto morendo… Le gambe non mi reggono più… Ti prego don Giorgio non mi fare questo…» proseguì la donna, come fosse una tarantolata.
«Basta! Fammi parlare…» provò a interromperla, ma senza ottenere il risultato sperato dal momento che la donna continuò imperterrita con il suo melodramma.
«Ecco lo sapevo… Mary sta male… Anch’io, don Giorgio. Ti prego chiama il 911. Non mi sento affatto bene. Sento che quella povera ragazza è finita in qualche guaio e tu non me lo vuoi dire…».
«Basta!» le urlò il prete, rassicurandola sulle condizioni della ragazza.
«Sia ringraziato il Signore… Lo sapevo che sarebbe andato tutto per il meglio. Ero sicura che stesse bene. Benedetta ragazza. Mi ha fatto stare in pena… Ma ora mi sento meglio. Cosa ti avevo detto? Sta bene. Inutile che fai tante storie per farmi stare in pena…» ribatté lei.
«Adesso che hai finito di fare tutto questo caos, vuoi prepararti per andare da Mary?» le propose il prelato.
«Lo sapevo… Lo sapevo… Adesso è tutta colpa mia. Come sempre… È tutta colpa mia… Dai sempre la colpa a me. Lo sapevo…» continuò prima di essere nuovamente interrotta.
«Per Dio! Non farmi peccare di blasfemia. Vai a cambiarti. La ragazza ci aspetta. Ti supplico: smettila!» le intimò il sacerdote mostrando evidenti segni di insofferenza che testimoniavano l’esaurirsi degli ultimi avanzi di pazienza.
Il tragitto che separava la canonica dalla clinica non era breve, ma per due anime in pena come loro fu davvero un istante giungere a destinazione.
«Benedetta ragazza. Ci hai fatti stare davvero in pena. Non puoi farmi questo. Sono malata, non sto bene, ho il cuore malandato, mi manca il respiro. E tu mi fai stare in pensiero. Non mi fai dormire la notte…» cominciò subito la perpetua alla vista di Mary parzialmente distesa sul letto, con il bambino in braccio.
«Basta. È mai possibile che fai e dici sempre le stesse cose? Prova a chiederle come sta anziché farne una martire dei tuoi malanni immaginari…» la interruppe nuovamente il prete.
«Lo so che non mi credi. Immaginavo che non ti interessasse nulla della mia cattiva salute…» ricominciò con la farsa la donna.
«Sto bene e questa è la cosa più importante. Tieni, prendi in braccio Antonio. Fagli qualche coccola. Ne ha tanto bisogno» si intromise Mary.
«Che bel bambino… Come è bello. È bello come te, bambina mia».
«Come ti senti? E, soprattutto, come sei finita in questa clinica?» le chiese il sacerdote.
«Sto bene. Non ti preoccupare. Mi hanno trattata veramente bene. Avevate ragione voi. Non dovevo allontanarmi da casa. Perdonami» gli disse con gli occhi arrossati per l’emozione, dai quali cominciò a scorrere una lacrima che asciugò con una salviettina.
«L’importante è che sia andato tutto per il meglio» la tranquillizzò don Giorgio che avrebbe voluto sgridarla sonoramente come meritava, ma proprio non se la sentì.
«Mi siete mancati tanto in questi giorni. Anche se i medici sono stati molto gentili. Mi hanno pure detto di non preoccuparmi per le spese».
«Vuoi forse dire che in questa clinica da migliaia di dollari al giorno non ti hanno chiesto di pagare?» domandò incredulo il parroco, che già aveva iniziato a rimuginare su come reperire il denaro per saldare il conto.
«Proprio così. Mi hanno detto che anche per loro conta più la vita del denaro» aggiunse Mary, cogliendo le perplessità negli occhi del sacerdote.
«Cara mia, questo deve essere davvero un segno dal Cielo. Certamente da lassù ti avrà aiutata tua madre. Non era mai successo prima che alla Healthness si comportassero magnanimamente. Segno che la tua mamma prega per te e non ti lascia mai sola. E grazie alle sue preghiere il Signore è al tuo fianco e non ti abbandona. Ma per quanto tempo ancora devi stare qui?».
«Il dottor Mc Strane ha detto che ci vorrà ancora qualche giorno prima di tornare a casa».
«Mc Strane?».
«Sì, lo conosci? È davvero una persona molto gentile».
«Lo conosco… Voglio dire… ne ho sentito parlare. E so anche delle strane voci che girano sul suo conto».
«Che voci?» domandò la ragazza, con un filo di preoccupazione negli occhi.
«Niente di cui preoccuparsi, spero. Si dice che stia tentando di creare l’uomo artificiale. Che ne so. Pare che abbia in mente uno strano esperimento. Ottenere esseri umani senza fare ricorso alla fecondazione. Come spiegarti? Fai finta che Antonio anziché nascere dall’atto impur… cioè da una storia d’amore, nasca da un esperimento di laboratorio» provò a spiegargli il sacerdote facendo fatica a trovare le parole.
«Non capisco. Cosa vuoi dire?».
«In giro si dice che Mc Strane stia cercando di sostituirsi a Dio».
«Non ci sarà mica pericolo per il mio Antonio stando qua dentro?» chiese ancora Mary preoccupata.
«Credo di no. Però sarà meglio che io scambi quattro chiacchiere con questo medico di cui si vocifera tanto. Comunque, non ti preoccupare e pensa a rimetterti in forma al più presto» la rassicurò il prete che già stava pensando a come affrontare il dottor Mc Strane.
La loro breve chiacchierata venne interrotta dalla perpetua che, dopo aver coccolato Antonio, si avvicinò ai due per capire di cosa stessero parlando.