Capitolo 3 - Il partoDisturbato dalle urla concitate del portiere, Jack Mc Strane distolse l’attenzione dai propri studi e, infastidito, chiese allo scocciatore cosa ci fosse di tanto grave da costringerlo a strillare in quel modo. L’uomo pareva un invasato, gli occhi fuori dalle orbite. Cercava qualcuno che autorizzasse il ricovero di quella sconosciuta che, senza un intervento d’urgenza, rischiava di morire insieme al nascituro. Il cuore del medico ebbe un sussulto improvviso e i suoi occhi si illuminarono come quelli di chi vince alla lotteria. Mc Strane ebbe come la sensazione che quella fosse l’occasione che aspettava e non se la fece sfuggire. Diede immediatamente l’autorizzazione al ricovero, convocò gli infermieri in servizio e diede disposizione di preparare la sala operatoria. Il portiere non riusciva a credere che in quella mega clinica da 5.000 e più dollari al giorno fossero diventati all’improvviso così magnanimi da prestare le cure a una donna senza chiederle prima l’assicurazione e senza preoccuparsi di chi avrebbe coperto le spese.
Nel giro di poco tempo la paziente venne condotta sotto la luce delle lampade scialitiche della sala operatoria. Le ferriste avevano già preparato gli strumenti chirurgici, allineandoli nelle vaschette di acciaio, ricoperti di teli sterili. Poco dopo, dalla stanza di lavaggio giunse il dottor Mc Strane, che si trovò di fronte una nutrita schiera di validi assistenti. Un’infermiera gli allacciò il camice verde dietro la schiena e lo mise al corrente dell’urgenza di procedere. La partoriente, infatti, non stava affatto bene, il suo battito cardiaco era sempre più debole e il feto era ormai in sofferenza. Serviva un parto cesareo. Il rianimatore fece indossare alla donna una maschera e la anestetizzò. Prima di usare il bisturi, Mc Strane spronò i propri collaboratori a dare il meglio di sé per salvare quelle due vite in pericolo. In sala c’era parecchia tensione. Nessuno osava parlare e si udivano solo gli ordini perentori di Mc Strane, intervallati dai bip regolari della strumentazione.
L’intervento durò circa un’ora e riuscì perfettamente, nonostante le complicazioni iniziali. Venne alla luce un bel maschietto di 3,3 chilogrammi che venne depositato per precauzione in un’incubatrice. C’era solo qualche complicazione per la mamma, quindi i medici decisero di tenerla costantemente monitorata, nonostante non la ritenessero in pericolo di vita. Mc Strane si occupò personalmente del prelievo del sangue dal cordone ombelicale e portò tutto immediatamente in laboratorio. La neomamma venne accompagnata in una camera silenziosa che dava sul giardino interno della clinica, nel quale erano stati piantati alberi di palma e tanti fiori a contorno di una fontana in stile barocco. Oltre al letto destinato al paziente, ce n’era un altro per l’eventuale accompagnatore.
Quando giunsero i risultati delle analisi del sangue del bambino, lo scienziato non credette ai propri occhi: tra le mani aveva un neonato e una donatrice con il gruppo sanguigno giusto per i suoi esperimenti.
Mc Strane, però, sarebbe stato costretto ad attendere almeno quaranta giorni prima che ripartisse il ciclo mestruale e l’ovulazione riprendesse regolarmente. Solo allora avrebbe potuto prelevare gli ovociti necessari per il suo lavoro. Della neomamma in quel momento non si sapeva nulla. Quello che davvero contava in quel momento era che non vi fossero più ostacoli al suo progetto. Ogni scoperta scientifica è potenzialmente pericolosa perché può essere usata per fini ben diversi, se non opposti, rispetto ai principi che l’hanno ispirata. Di fronte alla scoperta dello scienziato scozzese, i dubbi e le perplessità sarebbero stati davvero molti, forse insormontabili. Non avrebbe avuto alcun valore la coscienziosità di Mc Strane, o il fatto che fosse giunto a quel risultato cercando di combattere il cancro.
C’era il rischio che la clonazione potesse materializzare l’incubo già paventato da precedenti esperimenti di ingegneria genetica; il proposito di Ilia Ivanov rischiava di diventare realtà, e nessuno avrebbe potuto impedire che l’uso distorto della scienza potesse enfatizzare gli obbrobri della clonazione. E se in quel momento venivano utilizzati elementi umani per creare un essere vivente, non si poteva escludere che si sarebbe arrivati a un uomo completamente sintetico. Sarebbe stato difficile impedire che un clan criminale sfruttasse la clonazione per costruire un suo esercito: esseri da impiegare in qualsiasi situazione e senza il minimo errore.
Preso dalle sue manie di grandezza, Mc Strane non si rendeva conto della tragedia di cui si stava rendendo responsabile. Se l’Essere supremo fosse esistito realmente, c’era da credere che non sarebbe stato più tollerante di fronte a una nuova Sodoma e Gomorra, e molto presto il responsabile ne avrebbe pagato le conseguenze.