CAPITOLO XXXIQual è il mercante, qui, e quale l’ebreo? Shakespeare Il giorno albeggiò, la mattina dopo, su una scena di pace. L’opera di sangue era finita, e il sole, sorgendo, spargeva la sua luce su una vasta distesa deserta e silenziosa. Unico vestigio umano, sorgevano in quella solitudine le tende di Ishmael dove le abbiamo viste l’ultima volta. Qua e là, piccoli stormi di uccelli da preda roteavano stridendo sui punti dove qualche Teton lento di piede aveva trovato la morte, ma ogni altro segno del recente combattimento era scomparso. Il fiume scorreva fra gli immensi prati, nel suo letto serpeggiante e fumante di nebbia mattutina, e le argentee nuvole di bruma che esalavano dagli stagni e dalle sorgenti cominciavano a dissolversi in aria al calore crescente, che dal cielo luminoso

