Harry si volta verso Tyler; ha gli occhi lucidi e si sta mordendo l'interno della guancia con forza, per non scoppiare a piangere come un coglione. Ci sono tante cose assolutamente poco normali in tutta la situazione, ma si era immaginato di poter almeno parlare con Logan, conoscerlo e sistemare tutte le incomprensioni nate da quando si sono parlati per la prima volta. Solo che lui gli sta negando questa possibilità e Harry non sa se è più ferito o incazzato, al momento.
«È meglio se ce ne andiamo.»
«Cosa?!» Caleb urla, sgranando gli occhi. «Sei fuori?»
«Lui non ci vuole qui. Non so nemmeno perché siamo venuti.» Harry si sfila lo zaino dalle spalle e toglie il pacchetto con il regalo per Logan. «Dagli questo e auguragli buon compleanno, ok?»
Tyler scuote la testa. «Non ve ne andate da nessuna parte. Vi siete fatti due ore solo per lui, quindi lo farò uscire da lì anche a costo di buttare giù la porta.» Si avvicina di nuovo e scaglia l'ennesimo pugno contro il legno. Logan lo manda a quel paese, dall'altra parte, e Tyler risponde con un altro colpo. Quando capisce che potrebbe buttarla giù per davvero, fa un passo indietro e borbotta qualcosa.
Poi, un'idea.
Tyler si volta verso Harry e Caleb e «Aspettate qui» sussurra, prima di correre verso le scale e tornare al piano di sotto.
Caleb sbuffa. «Devo dirtelo. Logan comincia a starmi tanto sulle palle.»
«Siamo comparsi qui all'improvvis» sussurra Harry. «Magari l'abbiamo solo preso alla sprovvista.»
O semplicemente non vuole avere a che fare con me, pensa.
Tyler torna dopo pochi minuti agitando trionfante una chiave. «Tutte le camere hanno la stessa identica serratura.» Fa un occhiolino a Harry e la infila nella toppa.
Nella camera, il rumore di un'altra chiave che cade a terra.
Tyler fa scattare velocemente il meccanismo e spalanca la porta. Harry fa appena in tempo a sporgere la testa riccioluta per guardare nella penombra, prima che lo spingano con forza da dietro; piomba nella stanza, il pacco regalo di Tyler gli finisce in qualche modo tra le mani e poi quei due delinquenti lo chiudono dentro.
Nella camera di Logan.
Harry sente il panico diffondersi per tutto il suo corpo, riempire ogni suo più minuscolo antro sconosciuto.
Si butta contro la porta. «Fatemi uscire, idioti!»
«È l'unico modo per farvi parlare» Tyler dice.
«Se sentiamo grida di terrore e oggetti infrangersi contro i muri, apriamo. Se invece ci sono solo tanti gemiti di piacere, andiamo a mangiare la torta.»
«CALEB! Ti raso la testa se non mi fai uscire da qui!»
Caleb scoppia a ridere. «Poi mi ringrazierai, Ry! Buona fortuna!»
Quando Harry non riceve più alcuna risposta alle sue suppliche, capisce che non lo aiuteranno in alcun modo. E la consapevolezza di chi si trova vicinissimo a lui lo assale.
Si volta lentamente.
C'è solo una piccola lampada a illuminare la camera; scrivania, finestra, armadi, tappeto. E un letto abbastanza grande posto al centro della stanza.
«L-Logan?»
«Harry.»
Non ha mai sentito la voce di Logan. È delicata, acuta, dolce. Particolare. Gli viene spontaneamente da ridere. Ma poi si ricorda che non riesce a vederlo e quindi fa qualche altro passo in avanti. «Uh, dove sei?»
«Ti direi di andartene, ma so che hanno chiuso la porta.» Una pausa. «Sono qui dietro.»
Harry ingoia il groppo che sente in gola e si avvicina al letto. Si sporge sul materasso e trova Logan sdraiato a pancia in giù dall'altra parte, sul pavimento, con la faccia nascosta in un cuscino. E questa volta sorride perché è semplicemente adorabile.
Non riesce a vedergli il volto, ma Logan è… piccolo.
Harry si impone di non fissargli il fondoschiena; si concentra invece sulle Vans che porta ai piedi, sui jeans neri che gli fasciano le gambe magre e sulla maglietta bianca a maniche corte che gli lascia scoperte le braccia. Logan ha un fisico davvero niente male e Harry si ritrova a pensare che sa scegliere alla grande, perché – Dio – il suo finto ragazzo è bello.
«C-Ciao, Lo.»
A Harry si blocca il respiro in gola quando Logan si solleva sui gomiti e si mette in ginocchio; si volta a guardarlo, il sopracciglio destro sollevato.
No, è bellissimo.
I capelli di Logan sono scompigliati e gli coprono leggermente gli occhi azzurri che sembrano brillare nella poca luce della stanza; le labbra fini, ferme in una linea retta, Harry vorrebbe sentirle sulle proprie e si vergogna all'istante di aver avuto questo pensiero.
«Non riesco a credere che tu sia qui, a casa mia.»
Harry chiude la bocca rimasta aperta in una o di stupore. «Oh, mmh, nemmeno io.»
«E allora perché sei qui?»
«Per il tuo compleanno?»
Logan strizza gli occhi e sospira. «Fammi indovinare... Tyler?»
«È così ovvio?»
«Lui è il mio migliore amico e penso l'unico a cui possiate aver chiesto aiuto.» Appoggia la mano destra a terra e si solleva. «Anche se ho paura di sapere il come.»
Harry nota subito come Logan sia più basso di lui: la trova una cosa terribilmente tenera.
Si allontana dal letto, fingendo un colpo di tosse. «Noi… Uh—È una storia lunga?»
«Non voglio sentirla. Senti, è complicato, ok?» Logan si tocca le tempie. «Lo so che ti ho trattato male, lo ammetto. Ma se pensi che essere venuto fino a qui possa in qualche modo cambiare le cose… Cristo! Perché sei venuto qui?!»
Non è arrabbiato. Sembra più rassegnato a quello che sta succedendo.
Harry si morde il labbro. «Per conoscerti?»
«Hai detto che ti piaccio! Che dovrei fare io, ora?»
«Niente? Insomma, puoi anche prendermi a calci. Però volevo darti questo.» Harry lascia il regalo di Tyler sul letto e toglie il proprio dallo zaino. «E dirti che mi dispiace.»
Logan rotea gli occhi. «Per che cosa ti dispiace, Harry?»
«Per averti assillato, per aver fatto credere a tutti che noi stiamo insieme, per le strane frasi che ti ho scritto... Per tutto.»
«Tu non hai fatto niente di male, Harry, ma vorrei che mi lasciassi in pace.»
Quest’ultima frase lo colpisce come un pugno dritto sul naso.
«Ma… Perché? Insomma, se non ti ho fatto nien—»
«Te l'ho detto, è complicato. Grazie per il regalo e per essere venuto fino a qui, ma noi non possiamo essere altro che autore e lettore.»
Harry lo guarda oltre i ricci che gli cadono sugli occhi «Amici?»
Logan ride. «Non possiamo essere amici.»
Oh, perfetto.
«Dimmi solo una cosa.» Harry incrocia le braccia, improvvisamente irritato. «Ti sto antipatico?»
«No, direi di no.»
«E allora qual è il problema?»
Logan si stringe nelle spalle, con assoluta indifferenza. «Non voglio essere amico di un ragazzo carino a cui piaccio e che potrebbe facilmente piacermi proprio perché è carino e simpatico.»
Ok, questa non se l'aspettava.
Harry rimane bloccato un attimo e la frase gli si ripete nella testa come un disco rotto. Ha detto che è carino, che potrebbe piacergli...
Che cazzo sta succedendo?!
«Ma allora per—»
«Senti, gradirei tornare a festeggiare il mio compleanno con la mia famiglia e i miei amici.» Logan lo supera e si avvicina alla porta. Raccoglie la chiave dal pavimento e la rimette al suo posto, facendo cadere quella dalla parte opposta – e stranamente nessuno impedisce la cosa. «Siete liberi di rimanere, se volete.» La serratura scatta e Logan apre.
Tyler e Caleb sono seduti contro il muro di fronte alla camera, entrambi al cellulare. Alzano gli occhi contemporaneamente, uno pieno di sensi di colpa e l'altro con uno sguardo complice abbastanza inquietante. Caleb deve poi realizzare che è Logan quello davanti a lui, che non si stanno più nascondendo dietro a uno schermo, perché non dice ciò che stava per dire.
Logan si gira a guardare Harry, in un chiaro invito a uscire, poi rivolge un’occhiata severa a Tyler. «Io e te dobbiamo fare i conti.» Porge una mano a Caleb e «Piacere di conoscerti» dice.
Il ragazzo fissa tutti un po' colto alla sprovvista, ma ricambia subito la stretta. «Piacere, Caleb!»
«L'amico che mi scriveva di seghe e orgasmi.»
«Sugli orgasmi non ne sono sicuro, ma per quanto riguarda le seghe... Hai indovinato!»
Logan reprime un sorriso e comincia a camminare per il corridoio in direzione delle scale.
Tyler e Caleb si fissano, confusi, poi guardano nella camera e trovano Harry in piedi, con la testa bassa e il proprio regalo tra le mani; lo lascia sul materasso accanto a quello di Tyler e finalmente esce, tenendo gli occhi sempre fissi a terra e sussurrando qualcosa – che gli altri due non riescono a sentire – tra le labbra.
Harry ignora entrambi, mentre segue Logan, ma prima di scendere i gradini si volta verso Caleb e «Grazie, Cally» dice, accennando un sorriso.