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2019 Parole
“Alice, ma petite amie! Perdonami, non sapevo che fossi tu!” esclamò, porgendole il tovagliolo perché tamponasse le macchie. La donna lo fissò inorridita. Era evidente che avesse progettato di andare da lui e fargli una piazzata, non di farsi inondare di Barbaresco da capo a piedi. Le gocciolava persino una ciocca di capelli. Abbassò lo sguardo sul proprio vestito e boccheggiò come se le mancasse l’aria. Poi, furiosa, strinse le labbra fino a farsele sbiancare. Arcigna, gli rivolse un’occhiataccia di quelle che avrebbero indotto persino Satana a cercare un riparo sicuro. Si ripulì una guancia bagnata, lo squadrò e ancheggiando si avvicinò a lui. Sollevò un braccio, lo tirò indietro e, sebbene a Cédric paresse impossibile, quasi assurdo, che Alice volesse colpirlo per davvero, fu questo che accadde. Il sonoro ceffone lo prese in pieno viso ma, non contenta, lei iniziò a suonargliele di santa ragione. Si beccò persino un calcio negli stinchi e uno strattone alla barba. “Disgraziato! Barbaro! Animale! Questo è uno Chanel vintage! Ha idea di quanto mi sia costato? Adesso è da buttare nella spazzatura!” “Dai, Alice, su, mi dispiace davvero! Giuro che te ne compro uno uguale, non appena sarò tornato a casa. Non voglio certo che, a causa di questo sciocco malinteso, tuo marito si ripresenti per piantarmi un paletto nel cuore mentre dormo!” Lei aggrottò la fronte, senza capire la battuta. O almeno quello fu ciò che Cédric credette sulle prime. Poi divenne chiaro che, pur avendo inteso bene le sue parole, avesse dato più importanza a un altro particolare della sua frase. “Mio marito? Io non sono sposata!” “Certo, come no. E io sono uno gnomo da giardino” replicò lui, ironico. Si alzò e, seppure con un notevole disagio per via dell’erezione ancora in atto, le porse subito una sedia affinché si accomodasse. “Comunque, complimenti, il tuo travestimento è davvero estroso. Un po’ troppo audace, se permetti, ma se a Tom sta bene, chi sono io per contraddirlo? Inoltre, questa parrucca bionda è davvero realistica!” Le tirò con forza un ciuffo che ricadeva ben oltre il seno e le fece l’occhiolino. Lei reagì lamentandosi e spingendolo in malo modo. “Ahi! Giù le mani, maiale! Come le viene in mente che siano finti! Ho speso duecento dollari di parrucchiere solo poche ore fa!” Sconcertato, Cédric fece due passi indietro e la osservò con maggiore attenzione. In effetti, i capelli erano di un biondo caldo, con dei riflessi più chiari sulla lunghezza, ma solo a un occhio umano. Il suo, da vampiro, riusciva a intravederne la radice castana. Arrivavano fin quasi alla vita e sospettava che, asciugati all’aria, dovessero essere persino più ondulati. Ma se erano veri, come asseriva lei, e non delle banali extension, cos’era successo? Com’era riuscita a farseli crescere tanto rapidamente, visto che solo pochi giorni prima li portava ancora alla solita maniera? Trovava strano, poi, che fosse ricorsa al parrucchiere per tingerli di un colore che detestava, e questo lo sapeva per certo. Più di quello, lo innervosiva che fingesse di non conoscerlo e di non sapere chi fosse Tom. A meno che… L’unica spiegazione che trovò in quel frangente fu che Alice avesse davvero sviluppato un qualche nuovo Dono. Trovò strano, però, che Tom non gliene avesse fatto parola. Anzi, l’aveva negato con una certa serenità. Forse non ne era al corrente? Impossibile. Quei due erano legatissimi, anima e corpo. Un’altra ipotesi era che Alice fosse capace di sdoppiarsi, come succedeva a Luke. Allora perché stava facendo tutta quella sceneggiata? Questo clone non aveva ricordi? Gli scoppiava la testa per la confusione! Continuò a fissarla facendo mille congetture, una più improbabile dell’altra, e notò quasi per caso che, malgrado lei indossasse tacchi vertiginosi, fosse un po’ più alta di come la ricordava. Giusto un paio di centimetri, ma che Alice non aveva di sicuro. Prese a squadrarla da testa a piedi, alla ricerca di un dettaglio importante che gli chiarisse la situazione, prima che lei iniziasse a gridare o a dare di matto, attirando di più l’attenzione dei presenti. Il fisico era simile a quello di Alice, con quelle gambe tornite e il seno generoso, ma l’amica di recente era più snella sui fianchi. Gli occhi della donna, inoltre, erano azzurri. Tanto limpidi e chiari che se ne sentì inghiottire, affondando a piè pari nella loro purezza. Impallidì, credendo di aver trovato una prova chiave per svelare quel mistero, ma si diede dell’imbecille quando aguzzò la vista e si rese conto che indossava lenti a contatto colorate. A cosa le servivano? Alice ci vedeva benissimo. E la voce? L’aveva udita bene. Come aveva fatto a mascherarla, ad alterarla? Notò una minuscola gocciolina di vino che l’aveva centrata proprio su un capezzolo e si sentì travolgere dall’irruente voglia di succhiarla via. Lì, davanti a tutti. Come se lei non appartenesse a un altro uomo, uno dei suoi migliori amici. D’improvviso, gli si formò un inspiegabile, terribile nodo allo stomaco. Quella era Alice. Doveva essere lei. “Alice, piantala. Non sono in vena di scherzare.” Le voltò le spalle e riprese in mano il calice di vino, per scolare ciò che era rimasto in un unico sorso. Aveva finito solo poche ore prima di dire a Tom che non poteva provare nulla per lei, al di fuori dell’amicizia. Vederla, però, con quel travestimento – o quella trasformazione – così studiato, lo turbava, e non poco. L’erezione che tirava nei pantaloni e i continui brividi sulla pelle ne erano un chiaro segno. No, si corresse, non una semplice erezione, ma la madre di tutte le erezioni! Cazzo! Imprecò tra sé. Se Tom lo avesse visto adesso, lo avrebbe fatto a pezzettini con quelle sue maledette spade d’argento. Del tutto ignara dei suoi ragionamenti, la tipa gli artigliò un bicipite per costringerlo a voltarsi di nuovo. “La pianti lei! Non so se è sempre così villano o è il vino che parla, ma glielo dico subito: mi deve ripagare l’abito. E smetta di chiamarmi Alice oppure…” “Oppure cosa?” domandò, vedendola infuocarsi come se l’avesse insultata. Non capiva. “Sei sotto copertura?” “Io? Ma per chi mi ha preso, per una poliziotta? Lei è matto! La smetta di importunarmi oppure se la vedrà con il mio ragazzo, appena arriva! Anzi, lo chiamo subito!” Sollevò il telefono e cercò il numero. Cos’era, uno scherzo? Di quale ragazzo parlava? Tom avrebbe squartato anche lui, di sicuro. Fu però in quel momento che Cédric notò le sue mani. Non avevano tatuaggi. Ma che diavolo!? Pensò, sgomento. Mentre lei, oltraggiata, si dimenava per sottrarsi alla sua presa, lui le torse il polso, glielo grattò, usò persino un po’ di saliva, nella speranza di togliere qualunque trucco avesse adoperato per nascondere il geco e i tatuaggi sulle dita. “Cos… Oh mio dio, che schifo! Ma cosa fa? Mi lasci!” sibilò lei, con il tono sdegnato di chi non fosse abituato a una tale confidenza. Benché sentirla protestare, anche così stizzita, non faceva che eccitarlo, Cédric non demorse. La fece voltare, tenendola ferma per un braccio, mentre con una mano le scostava i capelli dal collo, fingendo di non notare quanto fossero soffici. Il tatuaggio sulla schiena non c’era e quello, lo sapeva bene, non poteva essere mascherato in alcun modo. Alice ci aveva provato ma, per quanto trucco applicasse, il tatuaggio lo assorbiva e restava immutato. Agitato, non sapeva come accantonare il profondo senso di smarrimento che sentiva e che, come comprese subito, derivava anche dal contatto prolungato con lei. Toccarla, infatti, era un tormento ma anche un piacere immenso. Sforzandosi di imitare il fermo, quasi asettico atteggiamento che spesso aveva visto assumere a Tiberius nel visitare dei pazienti, la tastò ovunque. La palpeggiò senza vergogna fin sotto il seno e tra le gambe, pur sapendo che con un abito tanto sottile e semi-trasparente sarebbe stato impossibile nascondere qualcosa, ma niente. La donna, che di fronte alla sua iniziativa era rimasta di colpo in silenzio ed era diventata rigida come una statua, non si mosse finché lui non terminò la perquisizione. Era spaventata, mortificata e, sebbene non avesse fatto una scenata, era evidente che ne stesse covando una. Cédric le prese il mento e glielo sollevò. Si chinò su quel viso che conosceva ma che, in quel frangente, gli era quasi estraneo e la fissò dritto negli occhi. “Chi sei tu?” domandò, cercando di condizionarla. Lei ricambiò l’attenzione come se fosse, in effetti, incantata. Dopo qualche secondo, però, batté le ciglia, tornò in sé e si scostò. “Bel tentativo, coglione! Un po’ azzardato, visto che siamo in pubblico e potrei gridare ai quattro venti che i vampiri esistono! Sappi che con me non funziona e che hai davvero superato ogni limite. Appena Jeffrey sarà qui e saprà che mi hai messo le mani addosso, ti pianterà un bel paletto d’argento dove non batte il sole!” La voce, sebbene ora lei stesse sussurrando appena, non era affatto camuffata ma naturale. Quella sfumatura di gola che Cédric aveva udito a più riprese era originale. Sbalordito, deglutì e la lasciò andare come se scottasse. Chiunque lei fosse, di certo non era Alice. “Bravo, vedo che hai capito, brutto scimmione arrapato! Rimettiti seduto e resta qui, se vuoi continuare a vivere” gli intimò infine, credendolo spaventato dalle sue minacce. In effetti, Cédric lo era, ma non per quello che lei credeva. Le mise una mano sulla spalla per fermarla, quando si accorse che voleva andarsene. Nel toccarla, gli formicolarono le dita. Temeva di vederla svanire come fosse un miraggio. “Aspetta! Il tuo nome… Qual è?” Lei lo guardò in tralice, la bocca corrucciata e un atteggiamento generale di diffidenza. “Perché mai dovrei dirtelo?” “Il vestito” improvvisò, indicando le macchie di vino. “Te ne voglio comprare uno uguale. A chi devo farlo recapitare?” Nell’udire quell’offerta generosa e il suo tono di voce dimesso, lei si addolcì un po’. “Madelaine. Madelaine Craven.” “E l’indirizzo?” La vide esitare e, nell’indecisione, mordersi le labbra. Labbra piene, carnose, su cui Cédric fu tentato di poggiare le proprie e... Riprenditi si disse, mentre lei sembrava già pentita di avergli svelato chi fosse. Infatti... “Lascia perdere, non ha importanza. In fin dei conti, vintage significa solo vecchio.” Si voltò e tornò al suo tavolo, al di là della fioriera. Aveva immediatamente perso ogni voglia di combatterlo, di resistere e indignarsi, ma Cédric notò come, nel dargli le spalle, si fosse rimessa una sorta di maschera sul viso. Quella della donna strafottente e aggressiva, che non aveva tempo da perdere con uno sconosciuto. Rimasto senza parole, sentì il mondo vacillare sotto i propri piedi e pensò bene di sedersi. Bevve a grandi sorsi altro vino direttamente dal decanter, come se fosse sangue e ne avesse un bisogno urgente. Poi avvisò il sommelier di portargli davvero del sangue e sperò che almeno quello riuscisse a fargli riguadagnare lucidità, ma non servì a niente. Non capiva cosa stesse accadendo, chi fosse questa Madelaine, da dove saltasse fuori e, ovviamente, perché somigliasse ad Alice. Sconcertato, si guardò le mani tremanti. Era stato lui? Aveva creato lui quell’illusione, senza volerlo e senza rendersene conto? Se era quello il caso, la chiacchierata intima con Tom doveva averlo sconvolto più di quanto credesse. Oppure doveva esserci qualcosa che non andava nel suo Dono, perché una cosa simile non gli era mai capitata. Magari stava perdendo la testa, ecco. Doveva essersi immaginato tutto. Aver proiettato un desiderio nascosto nel subconscio. Un orribile, indegno desiderio, del quale si sarebbe vergognato a vita. Chiuse gli occhi e provò a rilassarsi, a ragionare con lucidità. Ma quale proiezione, quale illusione! L’aveva vista. L’aveva toccata. L’aveva soprattutto ascoltata. Non era Alice. Eppure era lei. Identiche, sì. Ma quando riaprì gli occhi, deciso a negare la realtà, e si guardò il grembo, scoprì di avere ancora quella maledetta erezione. Era ferma, granitica e di una cosa era certo: non gli era venuta pensando all’amica. Che diavolo stava succedendo?
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