Prese in mano il telefono in modo quasi automatico. Doveva chiamare qualcuno, era ovvio. Tom! Sì, doveva chiamare lui. Ma… per dirgli cosa? Che una tipa identica a sua moglie era seduta al tavolo accanto, ad aspettare il suo fidanzato vampiro? Lo avrebbe preso per pazzo. In effetti, non si sentiva tanto bene. E quando all’improvviso il telefono squillò, fece un salto sulla sedia.
“Pronto?”
“Ehi Céd, sono io, Alice. So che oggi hai ricevuto una visita da parte di mio marito e volevo assicurarmi che fossi ancora… ecco… vivo.”
La sua vocetta allegra e squillante lo colpì come un martello in piena fronte. Sempre più confuso, si alzò di scatto e si affacciò oltre la fioriera, per osservare il tavolo dove Madelaine lo fissava a bocca aperta e di nuovo con un diavolo per capello.
“Cos’altro vuoi?” pretese di sapere, scorbutica. Cédric indietreggiò, sconvolto.
“Sto bene, tranquilla” rispose, rivolto ad Alice.
“Okay. Mi sembra di aver sentito una voce femminile, quindi non ti trattengo oltre. Mi richiami domani?”
Mentre Alice attendeva una risposta, lui si sporse un’altra volta a guardare Madelaine. Non era Alice, ma che Mercurio lo prendesse sotto un carro, le due erano identiche.
“Cédric, ci sei?”
“Sì, sì, domani!” rispose e attaccò.
Madelaine inarcò un sopracciglio e incrociò le braccia al petto.
“D’accordo, adesso finiscila. Non mi piace essere osservata così.”
“Così, come?” le domandò, trasecolato.
“Come se volessi mangiarmi! Guarda che ho un ragazzo sul serio e neanche lui mi morde, perciò rinfodera i canini e smamma. Oh, eccolo, sta arrivando!”
Agitò una mano per aria e Cédric voltò la testa in quella direzione. Vide sopraggiungere un vampiro che, nonostante l’aspetto giovanile, aveva un qualcosa di vecchio e stantio. Era alto e allampanato, ma camminava ingobbito. Non aveva il minimo senso estetico, infatti indossava un completo marrone abbinato a un’oscena cravatta a fiori rossi. Lo turbò di più, tuttavia, vederlo sfilarsi con impercettibile destrezza una fede nuziale dall’anulare, facendola ricadere nella tasca della sua giacca.
Non sapeva dove o quando, ma Cédric era convinto di averlo già visto prima. Sperava che almeno lui lo riconoscesse, ma Jeffrey aveva occhi solamente per Madelaine.
“Jeff, tesoro, ti sembra questa l’ora di arrivare? Ti aspetto da secoli!” esclamò lei, esibendosi in una serie di smorfiette piuttosto patetiche.
Il vampiro le si sedette di fronte, dando le spalle a Cédric, e le baciò il dorso della mano, soffermandosi ad annusare il delicato profumo sul suo polso.
“Scusami, mi sono attardato al lavoro.”
Lavoro un cazzo! pensò Cédric, sentendosi indispettito senza una vera motivazione.
Entrambi, però, si dimenticarono in fretta della sua presenza. L’uomo era troppo preso dal seno voluttuoso di Madelaine per accorgersi di altro, invece lei faceva la parte della svampita e fingeva di essere risentita. Era una maestra nell’arte della seduzione, a giudicare dal modo in cui giocherellava con i capelli, sbatteva le ciglia e, nel frattempo, otteneva da lui non solo le scuse che cercava ma anche alcune promesse. Presero a parlottare fitto e Cédric pensò bene di farsi i fatti propri, ma ormai la serata piacevole che aveva immaginato era sfumata. Nonostante l’irrequietezza e le molteplici domande rimaste senza risposta, non poteva interromperli e fare una scenata, perciò pagò il conto e corse fuori dal ristorante, senza guardarsi indietro. Se l’avesse fatto, avrebbe di nuovo avuto la tentazione di afferrare Madelaine e scrollarla, per vedere se ne saltasse fuori Alice.
Una volta per strada, con il telefono stretto in mano, si avviò a passo deciso verso l’autosilo. Gli sarebbe piaciuto cancellare quella serata assurda, tornare a casa e riprendere il tran tran quotidiano, ma non poteva dimenticare ciò che aveva appena visto. Quante possibilità c’erano che Madelaine fosse la sosia di Alice? E quante che, in realtà, fossero imparentate? La stessa Alice non sapeva nulla delle sue origini e se esisteva la pur minima opportunità di rintracciare un suo familiare, vicino o lontano, lui doveva coglierla. Glielo doveva, come amico. E lo doveva a Tiberius, il pater familias. Era imperativo fare la cosa giusta. Del resto, da uomo di legge qual era, non avrebbe potuto fare altrimenti.
Decise che non si sarebbe sottratto al proprio dovere e sarebbe stato scrupoloso. Dunque, sarebbe tornato indietro ad aspettare di vederla uscire dal ristorante. Avrebbe agito nell’interesse comune, impavido e incorruttibile come un vero legionario. Non significava niente che la voce di Madelaine gli desse i migliori e più inaspettati brividi di piacere che avesse mai sperimentato nella vita. Non importava che, quando le aveva toccato i capelli, l’avesse subito immaginata sotto di sé, nuda, eccitata, mentre pompava nel suo corpo come un animale. Non aveva senso che la sua bocca gli avesse ricordato una ciliegia matura e deliziosa, e che riuscisse perfettamente a immaginarla chiusa intorno al suo uccello. No. Cazzo, no! Si ripeté, mentre individuava la sua auto. Ciò che davvero importava era seguirla, scoprire tutto di lei e, dulcis in fundo, rifare i connotati a quella merda del suo Jeffrey, prima che si azzardasse a metterle una lurida mano addosso. Eh no, quello non poteva tollerarlo! Cioè, Alice e Tom, ecco. Loro non lo avrebbero tollerato! Perché in quel caso, per quanto assurdo fosse, lui agiva per conto degli amici. E di Tiberius. E di tutta la Legio X, che diamine! Che fosse terrorizzato, ansioso ed eccitato non aveva nessunissima rilevanza. Nossignore.
Entrò dunque in auto, mise in moto e dopo parcheggiò vicino al ristorante. Rimase appollaiato sul suo sedile, in snervante attesa che quei due uscissero, ma per meno tempo di quanto temesse. La strana coppia, infatti, lasciò il locale dopo soli venti minuti, che a lui servirono per approntare una lista delle priorità. Razionalmente, sapeva che avrebbe dovuto avvisare Tom e Tiberius ancor prima di mettere al corrente della situazione la sempre troppo emotiva Alice. Il problema era che non aveva abbastanza dati per comprendere quello che vedeva e sentiva. Per quel che ne sapeva, Madelaine poteva davvero essere una sosia, perciò ritenne che la scelta più logica fosse aspettare. Avrebbe seguito quei due fino a casa, chiamato qualcuno dei suoi per ottenere altre informazioni e solo alla fine, carte in mano, avrebbe raccontato tutto. La situazione della Legio X non era facile in quel frangente… Era meglio essere prudenti e non scatenare un putiferio per niente. Inoltre, qualora avesse scoperto che non c’era alcuna parentela tra lei e Alice, non gli dispiaceva l’idea di approfondire la conoscenza con Madelaine. Quella grinta che possedeva, abbinata alla voce tanto penetrante e robusta, lo intrigava come un vino mai assaporato prima. E nella sua lunga vita di vampiro, di quelli, non era mai stanco.
Quando li vide entrare in una Volvo grigio metallizzato, un modello vecchio tra l’altro, lui aveva già il motore della sua fiammante Lamborghini acceso. Madelaine gli era apparsa nervosa nel salire in auto ma, non conoscendola bene, temette di capire fischi per fiaschi. Guidò tenendosi a debita distanza, senza sorprendersi quando, dopo poco, il vampiro accostò davanti a un noto albergo del centro e arrestò l’auto.
Intuiva cosa volessero fare: prendere una camera, divertirsi un po’ e poi l’accompagnatore sposato di Madelaine sarebbe tornato a casa, dalla sua dolce metà. Aveva visto quella commedia così tante volte che non sarebbe riuscito a numerarle tutte, eppure ai suoi occhi il tradimento restava un atto inconcepibile, specialmente se perpetrato da un vampiro, che alla sua sposa si legava in più di un modo. Come poteva un uomo comportarsi con tale disprezzo della moralità e delle leggi? Anche ammesso che il matrimonio fosse stato infelice, non sarebbe stato meglio mettere le cose in chiaro, piuttosto che sgattaiolare fuori e dentro casa come un ladro, sfilandosi la fede un attimo prima di incontrare l’amante? Lui, di certo, non l’avrebbe mai fatto. E cosa gli diceva questo di Madelaine? Sapeva in quale guaio si fosse cacciata? Se sì, cosa sperava di ricavarne? Che tipo di donna era? Forse non una santa ma c’era qualcosa in lei che non gli dava pace. Le domande gli frullavano in testa in maniera vorticosa ma erano i suoi sensi sovreccitati quelli che non riusciva a placare e questo rendeva le sue riflessioni davvero caotiche.
Tornò a rivolgere lo sguardo al telefono. Digitò i dati relativi alla targa di quel Jeffrey sul cellulare e li inviò al suo amico West, che in quanto a professionalità era superato solamente da Gus. Quindi, scorse tra i messaggi ricevuti e ne lesse uno di Alice. Gli chiedeva ancora scusa per Tom. Eppure, se il centurione non fosse andato a fagli visita, lui non si sarebbe sentito stimolato a socializzare e sarebbe rimasto in casa, a sbrigare qualche commissione. Avrebbe dovuto ringraziarlo, piuttosto, per averlo spronato e aver innescato quella serie di decisioni da parte sua che, in seguito, lo avevano condotto al Kings, facendolo imbattere in quella fortuita, sconcertante sorpresa.
Il tonfo sordo di uno sportello sbattuto lo indusse a riportare lo sguardo sull’auto: Madelaine ne era scesa ma non aveva un’espressione entusiasta. La vide salutare Jeffrey, che non si era neanche preso la briga di congedarsi da gentiluomo, poi incamminarsi da sola verso l’entrata dell’albergo. Il fedifrago, invece, rimise in moto e corse via a velocità sostenuta. Forse la moglie lo rivoleva a casa, chissà. Madelaine, però, si fermò a pochi passi dall’entrata. Con fare circospetto, si guardò attorno, attese qualche altro secondo e, camminando a passo svelto, si avviò nella direzione opposta a quella del suo accompagnatore.
Insospettito da quel rapido cambiamento di piani, Cédric preferì seguirla e, nel frattempo, cominciò a trarre una serie di deduzioni poco piacevoli. Madelaine gli era sembrata assai distinta, nonostante il linguaggio poco fine. I capelli freschi di parrucchiere, lo Chanel vintage, la manicure curatissima, le scarpe griffate… In una sola occhiata, aveva colto l’ensemble trovandolo di gusto e valutandolo costoso. Il fatto, però, che lei avesse depistato il vampiro, facendosi lasciare davanti a un albergo mentre, in realtà, aveva intenzione di andare altrove, non deponeva molto a favore della sua reputazione.
Che fosse una prostituta? Ne esistevano di tutti i tipi e per tutti i gusti, anche per vampiri. Quella considerazione, tuttavia, gli fece provare un forte disagio. Da decenni combatteva contro quella piaga. All’interno del Consiglio degli Anziani era uno dei pochi, insieme a Philip, a promuovere iniziative a sostegno di quegli umani che, a causa di svariate ragioni, vendevano il loro sangue e il loro corpo. Spesso, purtroppo, quei poveracci s’imbattevano in vampiri senza scrupoli che li dissanguavano, lasciandoli a morire in qualche vicolo, oppure tentavano di farne degli schiavi. Correvano molti rischi nell’essere dei donatori, ma a pochi interessava occuparsi delle loro condizioni. Pertanto, se quello si fosse rivelato il caso di Madelaine, Cédric non avrebbe potuto tollerarlo. Progettava già di farle una bella ramanzina sui pericoli legati a quella professione, di offrirle protezione e un giusto aiuto, quando la vide salire su un bus.
Continuò a seguire il mezzo e nel frattempo i primi risultati sul suo fidanzato vampiro arrivarono. Saltellando tra le righe mentre guidava, scoprì che, come da previsione, Jeffrey era sposatissimo, con tre figli a carico, nientemeno. Una fortuna sfacciata e chiaramente immeritata. Inoltre, non aveva una buona reputazione, specie per come trattava le donne. Aveva addirittura ridotto in fin di vita un paio di p********e. Cosa sarebbe stato in grado di fare a Madelaine? Cédric non volle nemmeno pensarci.
Diede disposizioni a West di rintracciarlo e pedinarlo, quindi tornò a concentrarsi sul bus. Riusciva solo a intravedere Madelaine seduta rigida sul sedile, con le mani che non stavano ferme, chissà a fare cosa. Forse giocava con il cellulare. Sarebbe andato a fondo dell’intera vicenda e di persona. Non l’avrebbe persa di vista neanche per un secondo e, costasse ciò che costasse, avrebbe scoperto quale mistero si nascondeva dietro quegli occhi e, soprattutto, quella voce che lo avevano stregato. Quando però il bus si fermò, svuotandosi del tutto, e non la riconobbe tra i passeggeri a terra, rimase di stucco. Dove diavolo si era cacciata?
Fermò la Lamborghini al primo posto disponibile, le disse addio – visto il quartiere malfamato – e decise di muoversi a piedi. Sarebbe stato di gran lunga più veloce. Si guardò attorno e individuò le uniche due persone che, per altezza e fisico, potessero essere lei. Chiuse gli occhi e si concentrò. Come vampiro, i suoi sensi erano precisi, quasi infallibili, ma quello più sviluppato era senz’altro il suo olfatto. Ricordava il profumo di Madelaine come se lo avesse sempre sentito intorno a sé: una nota calda, speziata e morbida, come una tazza di cioccolata spruzzata di cannella. Persino un vampiro riusciva a trovarla gustosa. Era assurdo che, nel ristorante, l’avesse confuso con quello più dolce e rassicurante di Alice, però sapeva bene a cosa attribuire quell’errore madornale: al desiderio sessuale, che lo aveva praticamente rimbambito. Ecco cosa si otteneva praticando la fottuta astinenza!
Quando riaprì gli occhi, seppe con esattezza quale direzione prendere. Percorse un rettilineo, svoltò a destra e, a distanza di circa mezzo miglio, la vide. Per forza non l’aveva riconosciuta! Aveva indossato i pantaloni larghi di una tuta, scarpe da ginnastica e un giubbotto verde scuro, con il cappuccio sollevato. Era un mistero come ci fosse riuscita, per di più in poco tempo e su un mezzo pubblico. La faccenda si faceva interessante di minuto in minuto. La vide stringersi meglio la grossa borsa al fianco e aumentare il passo, poi capì il perché. Erano finiti in Logan Square, un quartiere che, sebbene non fosse il peggiore della città, non era neanche al primo posto nella classifica di quelli più vigilati. Non un ghetto ma poco ci mancava. Lei, tuttavia, si muoveva con disinvoltura, come se lo conoscesse. A testimonianza della sua supposizione, Cédric la vide entrare in una delle numerose residenze storiche, un tempo simbolo di ricchezza, adesso solo un rudere in disperato bisogno di riparazioni. Saltellò in fretta sui gradini, aprì la porta, la richiuse velocemente e a chiave. Cédric udì con distinzione almeno cinque mandate. Madelaine non accese subito la luce e lui preferì restare fermo, ad aspettare. Aveva creato intorno a sé l’illusione di uno spazio vuoto e buio, che lo aiutava a mimetizzarsi con l’ambiente circostante. Era un camaleonte, quando voleva, eppure c’era una parte di sé che avrebbe voluto farsi vedere da lei. Che avrebbe gradito essere riconosciuto e magari… Magari invitato a entrare.
Si stava dando dello stupido per quei pensieri inopportuni, quando una luce si accese al piano superiore, in una stanza che per metà si affacciava sul viale principale, per metà sul fianco della casa. Udì il fruscio delle lenzuola, le scarpe che venivano calciate via senza riguardo. Doveva trattarsi di una camera da letto, segno che la donna fosse pronta per andare a dormire. Dunque, Cédric decise di iniziare con discrezione un’ispezione dell’edificio.
La prima cosa che lo colpì fu il cartello con la scritta Vendesi, piantato nel giardinetto di due metri per due, incolto e trascurato, che rappresentava l’unica area verde della costruzione bassa, con i tipici mattoni rossi, le ampie vetrate e il portico in legno. Pensò che, forse, quella casa non fosse sua ma la occupasse abusivamente, come tanti facevano quando erano senza un soldo bucato. Le vetrate non erano molto pulite e si accorse che un paio erano rotte ma, anziché essere riparate, erano state sigillate in via provvisoria con un cartone e del nastro adesivo. Alle colonne di sostegno della casa mancavano alcuni mattoncini, mentre la luce del patio quadrato era spenta e rotta. Più Cédric si guardava intorno, più notava quanto la struttura richiedesse dei lavori urgenti, anche se, per essere una costruzione risalente ai primi decenni del Novecento, era messa meglio di altre che aveva riconosciuto lungo il viale. Notò che a terra, in un angolo, erano accatastati dei giornali, insieme a diverse bollette e ad alcune riviste di moda. Ne raccolse una e lesse il nome di Madelaine sull’etichetta. Allora non gli aveva mentito, quello era il suo vero nome. Perché, però, si era rifiutata di fornirgli l’indirizzo? Se ne vergognava? O forse era la paura di avere a che fare con un vampiro ad averla indotta a cambiare idea? E Jeffrey, quindi? Era mai stato in quella casa?
Aveva molte domande da porre e solo lei avrebbe potuto chiarire i suoi numerosi dubbi. Prima, però, volle concedersi un giretto indisturbato nella casa e provare a scoprire con i propri metodi chi lei fosse in realtà. Perciò rimase in attesa, fino a quando la luce nella camera da letto non si spense e lui poté mettere in atto il suo piano. Poco legale e per nulla onorevole, doveva riconoscerlo, ma efficace e, soprattutto, necessario.
Da avvocato a stalker, il passo era stato davvero molto breve.