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2029 Parole
1 Incubi Tom si svegliò di soprassalto, soffocando un grido nella gola. Aveva la fronte imperlata di sudore, il panico che gli serrava le viscere e le mani che stringevano convulsamente le lenzuola. Per alcuni istanti, faticò persino a ricordare dov’era o in quale epoca stesse vivendo. Ai vampiri succedeva più spesso di quanto non si credesse. Provò sollievo solo quando si voltò di lato e vide lei, Alice, la sua adorata moglie. Era distesa su un fianco e dormiva serena. Tuttavia, quel suo respiro regolare, che di norma Tom trovava confortante, gli parve quasi un miraggio. Una fragile illusione, destinata a svanire non appena avesse richiuso gli occhi. Il bisogno di lei divenne irresistibile e con delicatezza le sfiorò un braccio. Non voleva svegliarla ma toccare la sua pelle, calda e vellutata, in genere lo rassicurava come nient’altro al mondo. Nonostante ciò, immagini residue di quell’incubo, che lo aveva appena fatto destare in un bagno di sudore e terrore, continuavano a fluttuare nei suoi pensieri. Accadeva sempre più spesso che si svegliasse in quelle condizioni ma ancora non aveva trovato una spiegazione logica e, con il passare dei minuti, il suo nervosismo s’impennò oltre misura. Perché proprio adesso? La sua vita era tranquilla, in fin dei conti. Non c’erano pericoli imminenti all’orizzonte e la situazione con Corvus, prima o poi, avrebbe trovato una giusta conclusione. Il suo matrimonio era felice, in pratica perfetto. Lui e Alice si amavano profondamente e, nonostante si ritrovassero spesso sul filo del rasoio, erano indivisibili. Allora, perché continuava a sognare di perderla? Cos’era a renderlo tanto insicuro da fargli riversare nei sogni le proprie paure? Il fruscio delle lenzuola ricatturò all’istante la sua attenzione. A occhi socchiusi, Alice gli rotolò addosso nuda e assonnata. “Ancora lo stesso incubo?” mormorò. “Temo di sì.” Non le sfuggiva mai niente. In realtà, glielo aveva raccontato sin dalla primissima volta in cui gli era capitato di averlo, perché non avrebbe avuto senso nasconderglielo. La sua irrequietezza, filtrando attraverso il loro legame, avrebbe comunque finito per insospettirla. “Sempre uguale?” “Identico.” Le mani di Alice sfiorarono lievi il suo torace liscio e muscoloso, senza seguire una determinata direzione. Non era propriamente sveglia, ma anche in quello stato sapeva prendersi cura di lui e Tom lo apprezzava oltre ogni dire. “Sei proprio convinto che possa essere una visione e non un semplice incubo?” La strinse a sé in un abbraccio deciso, atterrito da quella possibilità neanche troppo remota. “Lo sono.” Una gamba di Alice iniziò a strofinarsi con pigrizia sulla sua coscia, senza malizia, e il desiderio che aveva di lei tornò a farsi cocente. Le accarezzò la schiena, seguendo i contorni del tatuaggio, che rispondeva al suo tocco delicato increspandosi appena. “Posso farti una domanda?” azzardò. Ricevette un mormorio di assenso, poi Alice poggiò il volto sul suo cuore, che subito palpitò, colmo di quell’amore eterno che li legava in un’unica anima. “Hai mai considerato di potertene innamorare? Di lui, intendo.” Il solo pensiero era peggiore della morte, ma doveva sapere. Se si trattava di visioni e non di semplici sogni, doveva. “No” rispose lei, senza alcuna esitazione. “Però la domanda stessa contiene una contraddizione. Voglio dire, se devi considerarlo in modo razionale, usi la testa, non certo il cuore.” “Sì ma ci hai pensato lo stesso, vero?” Sua moglie si sollevò per guardarlo e, nonostante il buio, ai suoi occhi di vampiro non sfuggì il sorriso impertinente che gli rivolse. “Tom, te lo ripeto per l’ennesima volta: no. Ero attratta da Cédric, questo è innegabile. È un vampiro bellissimo, tanto che potrebbe essere un convincente portavoce, se un giorno decideste di svelarvi agli umani. E sì, è anche una fantasia sessuale vivente, sarebbe stupido negarlo. Ma già all’epoca, quando noi due avevamo difficoltà a capirci, sapevo di non amare che te. Penso che tu possa perdonarmi se, per svariate ragioni e in un brevissimo lasso di tempo, ho trovato lui o altri uomini interessanti. Non avevo esperienza, prima di te. Non conoscevo me stessa e confondevo sensazioni superficiali con sentimenti più veri e profondi. Non mi sembra tanto grave, no?” “Hai ragione” le rispose. “Ciò che provavi era naturale e non ti giudico per il passato, soprattutto tenendo conto della mia parte di responsabilità nella faccenda del nostro matrimonio. Mi chiedevo solo… Ecco, se io non ci fossi, se per esempio morissi, potresti contemplare l’idea di rifarti una vita con lui?” La risatina di Alice, seppure innocente, lo irritò ma era abituato alla sua ironia. Si aspettava una battuta salace da un momento all’altro. E invece… “Amore mio, non l’hai ancora capito? Senza di te, io non esisto. Non voglio esistere. Quando te ne andrai, verrò con te, ovunque sarà. E se dovrò seguirti all’inferno, non avrò paura.” Le sue parole, così inaspettate ma dirette e oneste, ebbero lo straordinario potere di sciogliere il nodo di gelida, paralizzante angoscia che Tom aveva nel petto. Sollevò la testa e la baciò, perdendosi nella sua bocca morbida e… salata? “Prima ti ho vista in bagno, mentre ti lavavi i denti, eppure giurerei di riconoscere l’inconfondibile sapore di salame nel tuo alito.” Lei finse di non capire. Cercò di scostarsi ma senza riuscirci, visto che Tom la teneva ben ferma. “D’accordo, mi hai beccata. Potrei, dico potrei, aver fatto un piccolo spuntino quando ti sei addormentato.” “Un altro?” domandò, stupito dalla sua voracità. “Che vuoi che sia! Del resto, siamo a Chicago, la città delle pizze migliori d’America, e non mangiarla due volte a settimana sarebbe un sacrilegio!” “Facciamo quattro o cinque… A breve, il fattorino potrà comprarsi un bell’appartamento in centro con le tue sole mance! Anzi, le tue e quelle di Brianna. Insieme siete fameliche quanto un’intera legione di vampiri dopo una lunga, estenuante battaglia e credimi, so di cosa parlo.” “Spiritoso! Be’, sai che c’è? Visto che hai appena offeso me e la mia amica, sarò brutalmente onesta. Quindi, per rispondere alla tua domanda precedente, se proprio dovessi rifarmi una vita, non sceglierei Cédric ma Amulio.” “Lui? Ma non mi avevi detto che era come un fratello per te? E poi credevo che non lo trovassi interessante, non sotto quel punto di vista!” Perlomeno ci aveva sperato. Alice, però, lo fissò come se gli mancasse qualche rotella. “Ti rendi conto di ciò che dici? Amulio è dinamite! Simpatico, intelligente, con un grande...” Rapido come solo un vampiro poteva essere, le mise una mano sulla bocca per zittirla. Ci mancava solo di doverla sentire elogiare i favolosi attributi fisici dell’amico. Purtroppo, però, quel gesto servì a poco. Un preciso ricordo della moglie scivolò birichino nella sua mente, suscitando in lui una gelosia irrazionale. Ottenuto il suo scopo, Alice ridacchiò nel suo palmo e riuscì a liberarsene. “Come stavo dicendo, non gli manca proprio niente! In teoria sarebbe il compagno perfetto. A parte, s’intende, il non troppo trascurabile dettaglio che adesso è sposato, oltretutto con una delle mie più care amiche.” Per la prima volta da quando stavano insieme, pur avendo ascoltato la sua spiegazione, Tom si sentì corrodere dall’invidia. Riteneva Amulio innocuo e si era convinto che lei scherzasse, quando parlava di arruffargli il pelo o mordergli il culo. Come aveva potuto sbagliarsi tanto? Cosa non aveva visto tra i due, quale dettaglio non aveva colto? “Oh dai, non prendertela!” aggiunse lei, impietosita dalle piccole rughe di preoccupazione che si andavano formando intorno ai suoi occhi nocciola. “Credo solo che, con i presupposti giusti, per esempio se Clara non esistesse, tu morissi e io non potessi seguirti, lui sarebbe l’unico a sapermi stare accanto. Non dico che riuscirebbe a consolarmi, ma sono sicura che la sua sarebbe l’unica presenza a non scatenarmi istinti omicidi. Come vedi, però, sono troppi se. Tirando le somme, non sarebbe mai vero amore. Quello sei solo tu.” Si accucciò su di lui, con la testa sotto il suo mento e il corpo che, con finta disinvoltura, si allineava al suo. Furba, a tentare di distrarlo con le sue curve provocanti. E dannazione, stava funzionando! Le afferrò il sedere e la sculacciò, per poi accarezzarglielo con la solita, intensa possessività. “Sei mia, Alice. Mia! Lo sei e lo sarai sempre, finché avrò vita. So che per te è lo stesso, eppure… Ancora oggi, dopo tutto ciò che abbiamo passato, basta una stupida visione a mandarmi in crisi!” “Mio dolce, ottuso cavernicolo! Ti capisco, è normale avere dei dubbi di tanto in tanto, però smettila di pensare a certe stupidaggini. Non provo niente di romantico per Amulio, per Cédric o per chicchessia. Non esiste nessun altro al mondo che sia la mia anima gemella. Solo tu.” Si sollevò meglio e scalciò via il lenzuolo. Una volta rimasta completamente esposta, le sue forme voluttuose gli travolsero i sensi. Alice gli prese una mano e se la mise su un seno. Le dita di Tom si strofinarono sul capezzolo turgido, strappandole un sospiro. Glielo pizzicò fin quasi a farle male e torturò l’altro con uguale fervore. “Toccati” le ordinò, con quel tono burbero da centurione che a lei piaceva tanto. Obbediente, Alice infilò una mano tra le gambe e con movimenti pigri cominciò a sfiorare le labbra già bagnate. Tom amava vederla così. Aperta, vulnerabile, ma solo in apparenza. Quieta, fino a quando non riceveva il giusto stimolo. Allora, un processo inarrestabile s’innescava in lei e, come un vulcano, eruttava e lo travolgeva con sensazioni indescrivibili. Un misto di candida innocenza e di spregiudicata passione che la rendeva unica. La sua perfetta metà. La donna che aveva atteso secoli per amare. Avvicinò la bocca al suo capezzolo e lo succhiò con vigore, mentre una mano raggiungeva quella di Alice. Quando lei si toccò il clitoride, la penetrò con due dita, godendo nel sentirla inarcare i fianchi per assecondare la sua dolce intrusione. Bastò poco perché raggiungesse l’apice, ma neanche allora Alice si fermò. Lo spinse giù, pronta a prendere le redini della situazione. Sollevò una gamba e si mise a sedere su di lui. Lo stuzzicò con le mani, assicurandosi di portarlo quasi al limite. Infine, lo guidò dentro di sé. Nel ritrovarsi, entrambi sospirarono di piacere. Si guardarono negli occhi, complici e affamati. Avevano già fatto l’amore, prima di addormentarsi, e lei era ancora colma del suo seme. Alice roteò i fianchi fino a sentirlo arrivare in fondo, poi si sollevò poggiando le mani sul suo torace e cominciò a muoversi a ritmo. Dio, quanto l’amava! Avrebbe fatto qualunque cosa per lei. Anche morire, se si fosse reso necessario. E morire dentro di lei, mentre lo cavalcava e gemeva, non sarebbe stata la fine peggiore che potesse immaginare! La osservò con adorazione, affascinato dalla sua forza e dalla dolcezza delle sue reazioni. Lasciò che si prendesse tutta la soddisfazione che voleva e che indubbiamente meritava, visti i grattacapi che spesso il loro stile di vita le dava. Il tatuaggio s’illuminò e scivolò dalla sua esile nuca in giù, per raggiungere il punto in cui i loro corpi si univano. Il proprio fece altrettanto, passando dalla schiena sulla pancia e unendosi al gemello. Nell’attimo esatto in cui l’uno si perse nell’altro, mescolandosi e cambiando ospite, le sensazioni divennero più profonde, più urgenti. Alice gli rivolse uno sguardo che, da solo, diceva tutto. La richiesta era la solita, quella che Tiberius, nel suo rispettabile ma inutile tentativo di proteggerli, aveva proibito: morderla, farsi mordere, bere l’uno dall’altra quel sangue che rappresentava la loro salvezza e, al tempo stesso, la loro dannazione. Tom, però, non aveva alcuna intenzione di deluderla. Condivideva quella voglia e l’avrebbe assecondata a dispetto di qualsiasi rischio, perché lui e sua moglie erano una sola cosa, un’unica essenza. Si sporse in avanti, catturò un capezzolo di Alice con labbra e lingua e, quando ebbe finito di succhiarlo per fare affluire più sangue nella zona, le morse l’areola. Il suo grido gli vibrò nel petto come fosse il proprio.
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