“Anch’io” gemette lei dopo, bramosa.
Era rischioso e lo diventava sempre di più, da quando lo smeraldo che portava al dito aveva smesso di esercitare il suo potere, proteggendola da una trasformazione accidentale. Tuttavia, in balìa dalla passione com’era, per Tom sarebbe stato comunque impossibile dirle di no. Per questo, dopo essersi morso un polso, glielo offrì più che volentieri.
Alice vi si allacciò succhiando con voracità, dondolandosi senza sosta e facendosi trascinare da quel richiamo sempre più attraente che avvertiva dentro di sé e che tentava, giorno dopo giorno, di trascinarla verso un’altra natura. Una più oscura, ma che l’avrebbe resa più simile all’uomo che amava. E mentre si nutriva di lui, sperando con tutta se stessa che quel momento non finisse mai, gli occhi le si colorarono di rosso. Un lampo, soltanto un bagliore fugace, ma che fu seguito da un altro, più tenue e di colore verde: lo smeraldo riprese a brillare sulle sue dita.
Stupiti, poiché si erano convinti che il gioiello fosse ormai inutile, i loro occhi s’incatenarono. Quella novità significava che avevano ancora tempo, che potevano rimandare l’inevitabile ma… C’era qualcosa di più urgente, di più importante di cui occuparsi. Qualcosa che entrambi desideravano e che, in una visione sul futuro avuta tempo addietro, Tom aveva visto realizzarsi: un figlio loro. Almeno uno o forse altri, chissà. Tutto era possibile. Non c’erano limiti, non per loro due.
I pensieri e le emozioni fluirono da uno all’altra senza sosta, senza filtri. Il piacere, però, riprese il sopravvento. Con il braccio di Tom stretto al petto, la testa gettata all’indietro e un grido mozzato sulle labbra dischiuse, Alice venne per prima. Il suo orgasmo, rapido e intenso, lo travolse come un treno. Tom chiuse gli occhi e sussurrò il suo nome. Alice era la sua dea, la sua unica ragione di vita. Il suo intero mondo.
Non le diede, però, il tempo di riprendere fiato. Riuscì facilmente a rigirarla e metterla a quattro zampe, le divaricò le gambe e, mentre lei cercava un equilibrio, la penetrò. Alice sussultò, il respiro affannoso, l’eccitazione che tornava a salire in una spirale irresistibile. Tom sapeva sempre cosa fare e non solo perché le leggeva nel pensiero. I loro corpi erano davvero fatti l’uno per l’altro, non c’era modo di negarlo. Per questo sapeva di dover essere risoluto, irruente, a tratti rude. In quella posizione, lei voleva essere scopata, non coccolata, perciò le sollevò il bacino tenendola saldamente. Cominciò a torturarla, martellandola senza pietà, con un’irruenza sconvolgente. A ogni affondo, Alice rispondeva gemendo, stringendosi su di lui, avvolgendolo nelle pieghe calde del suo corpo, provando a trattenerlo e, al tempo stesso, allontanandolo perché potesse tornare dentro più feroce, più affamato di prima.
“Ti amo!” gridò lei, arrendendosi a una nuova esplosione di piacere.
Tutto il suo corpo tremò, scosso in profondità. Era stanca eppure non si fermò, e lo fece per lui. Tom, infatti, non poteva ancora smettere, non ne aveva a sufficienza. L’eternità non sarebbe stata abbastanza per loro. Continuò a pompare, a scavarsi un posto nella sua carne, nel suo cuore, per marchiarla dentro l’anima. La sollevò, la strinse a sé e le stuzzicò di nuovo il clitoride. Alice rispose arrendendosi all’ennesimo orgasmo, sfinita ma sempre con lui. Tutt’intorno a loro, una luce magica e dorata creata dai tatuaggi, che viaggiavano sui loro corpi uniti a doppio filo, disegnando figure astratte che forse avevano un senso ma che loro due, persi in quel turbinio di passione e sentimento, non avevano possibilità di analizzare. Alla fine, Tom diede un’ultima spinta e si lasciò trasportare dal suo orgasmo, perdendo per un po’ la coscienza di sé ma mai quella di Alice, il suo faro, la sua musa. Si distese al suo fianco, stremato quanto lei ma senza smettere di toccarla o di sussurrarle quanto l’amasse.
Piacevolmente distrutta, Alice poggiò il viso nel palmo della sua mano e lo baciò con adorazione infinita. Si osservò lo smeraldo, inerte sul suo dito, ma solo di sfuggita e senza un reale interesse.
“A quanto pare, il nostro amore fa miracoli…”
“Così sembra” rispose Tom, riferendosi a quell’inatteso sviluppo.
“Comunque, dell’anello non m’importa più.”
“Nemmeno a me.”
Avevano già deciso di smettere di usarlo. Non sarebbero tornati indietro.
“Ormai non ho più parole per dirti quanto ti amo, Tom. Potrei amarti di più solo se stanotte rimanessi incinta. E dopo questa maratona di sesso, mi meraviglierei se non accadesse.”
Lei lo sperava da tempo, con tutto il cuore. Lui era arrivato dopo a quella decisione, ma adesso non c’era una sola parte della sua anima che non desiderasse di vederla realizzata.
“Non dobbiamo avere fretta, Alice. Accadrà quando accadrà. Quello che so con certezza è che sarai una madre stupenda.”
“Me lo auguro. Tu, invece, secondo me sarai un padre imbranato, goffo e dolcissimo. I tuoi figli ti terranno in pugno, costringendoti a fare ciò che vorranno con estrema facilità.”
“Non credo proprio” borbottò lui, aggrottando la fronte.
“Oh, sì, invece! Puoi negarlo quanto ti pare, ma sarà così. E io non vedo l’ora che accada!” Si avvinghiò di nuovo a lui, stanca ma non sazia, con la testa piena di progetti. “Sogno di tornare a vivere a New York, nella nostra bellissima casa. Di mettere un’altalena nel giardino, di riempire le stanze di sonagli e giochini per bambini. Essere normali, vivere una vita serena e banale. Ma voglio realizzarla con te, Tom, non con un altro uomo. Perciò, mio cocciuto centurione, basta con questi incubi da strapazzo. Inizia a credermi, quando giuro che non potrei mai amare nessun altro, a parte te.”
“Ti credo. È solo che quella visione è così realistica e urgente…”
“Pensi che stia per verificarsi?”
“Sì” ammise dispiaciuto. “Ne sono più che sicuro, nonostante non sappia immaginare come o perché!”
Non riusciva a pensare a quale errore uno di loro potesse commettere per allontanare l’altro o al tipo di situazione che potesse separarli. Avevano superato così tanti ostacoli! Cos’altro restava? Cosa, che avesse la forza di distruggere la loro unione?
“Ridimmelo, dai” lo spronò lei, accarezzandogli le tempie contratte. “Concentrati e racconta ogni dettaglio del sogno come se fosse la prima volta che me ne parli. Magari l’Empatia mi consentirà di riviverlo con te.”
“Gli Dèi non vogliano, altrimenti…”
“Saprò quanto sei terrorizzato? È già evidente, amore mio. Anche senza il nostro legame mentale, saprei che c’è qualcosa che ti angustia. Perciò affrontala con me, ti prego.”
Spaventato dall’idea di perderla, Tom rafforzò la presa sul suo corpo, per evitare che ci fosse il pur minimo spazio tra di loro. La voleva tutta, sempre. Alla fine, però, si piegò di nuovo al suo volere.
“Vedo una camera da letto, sontuosa ed elegante. Sento il fuoco scoppiettare nel camino e ne avverto il calore. Volto il capo, vedo il letto disfatto ma non c’è nessuno sopra.”
“È la camera di Cédric, vero?”
“Sì. L’ho riconosciuta perché ci sono entrato una volta, senza farmi scoprire. Non chiedere, è meglio.”
Alice ridacchiò a lungo.
“Mi stupisce questa tua intraprendenza! Andrà a finire che scoprirò che sei tu quello interessato alle sue trecce bionde… Cos’altro riconosci?”
Tom chiuse gli occhi e il senso di disagio tornò a farlo irrigidire. Si sentiva uno spione nella propria visione.
“Sento dei gemiti oltre il divano, di fronte al camino. Vado in quella direzione e ti vedo. Vi vedo entrambi, stesi a terra.”
“Descrivi la donna. Nei dettagli.”
Gelosia e rabbia gli ghiacciarono la voce, tanto da indurlo a parlare a scatti.
“Sei tu. Lo sai questo.”
“Ti prego, fa’ uno sforzo. Un’ultima volta e non te lo chiederò più.”
Acconsentì, anche se gli costava la perdita della sanità mentale.
“Ti vedo a cavalcioni su di lui, come prima eri su di me. I tuoi capelli, lunghi e biondi, oscillano sul tuo petto nudo. Cédric allunga le mani, afferra le ciocche ondulate e ti tira giù, sulla sua bocca. Poi solleva il bacino e… Basta, Alice, non ce la faccio!”
Aveva le lacrime agli occhi e li strizzò con forza, picchiandosi sulla testa come se servisse a eliminare in via definitiva quella maledetta visione. Voleva urlare, demolire un muro a suon di pugni. Alice lo scavalcò per accendere la luce sul suo comodino e dovette trattenerlo per un braccio, per evitare che si alzasse e, nella furia del momento, prendesse letteralmente il volo. Sarebbe andato a smaltire il terrore in un altro luogo, ma in realtà quella fuga avrebbe solo fornito ai suoi timori la possibilità di crescere e invadergli l’anima.
“Guardami, Tom. Osservami bene.”
Tom aprì gli occhi, rossi e umidi. Si sentiva dilaniato dalla paura di perderla, ma l’ascoltò.
“Come puoi notare, i miei capelli sono castani, rossi sulle punte e arrivano sulle spalle, non oltre. Non ho alcuna intenzione di farli ricrescere o di tingerli di biondo. Né ora né mai. Ricordi di che colore sono gli occhi di quella donna?”
“Azzurri” mormorò con un filo di voce.
“Esatto. I miei sono verdi. Quella non sono io. Le tue paure più viscerali hanno creato un’immagine diversa di me, una che fa l’amore con Cédric, tradendoti, dimenticandoti. Di questo si tratta. Dobbiamo riuscire a eliminare questa tua insicurezza, prima che ti faccia diventare matto. Voglio dire, più di quanto tu non sia già.”
Gli sorrise e, nel vederlo annuire, spense la luce e tornò a stendersi su di lui.
“Sono tua e sarò solo tua, Tom. Niente e nessuno riuscirà mai a mettersi tra noi. Neanche l’aria, visto che mi stai stritolando.”
“Scusa” le rispose, allentando la presa quel tanto che bastava per farla respirare meglio. “Vorrei poterci credere. Lo vorrei davvero.”
“Perché non ci riesci? Devi fidarti di me, sai che puoi farlo. Del resto, le tue visioni, ammesso che siano tali, sono imprecise e tu non sai proprio interpretarle. Ricordi?”
“Già, fin troppo bene…”
L’aveva scambiata per la sua assassina per secoli e solo dopo essere quasi morto aveva compreso che lei era la vita stessa. Lo sarebbe sempre stata.
“Perché non provi a parlare con Cédric? Senti cosa ti dice di me, di noi. Capirai che non mi ama e ti sentirai meglio.”
Ne dubitava ma… Forse ci avrebbe fatto un pensierino. Era stanco di svegliarsi nel mezzo del sonno, pietrificato dall’idea di vedere il proprio futuro andare in mille pezzi.
“D’accordo, ma non aspettarti grandi risultati.”
La mano di Alice ridiscese lungo il suo torace, accarezzò la sottile linea di peli che dall’ombelico giungeva fino al suo membro e si fermò sui testicoli, solleticandoli appena.
“Oh, ma io mi aspetto grandi, enormi risultati da te. Sempre!”
La sua voce maliziosa fu accompagnata da una carezza più audace che si spinse fino all’ano, poi tornò indietro. Fece scivolare le sue dita sul pene, dalla punta alla base, più e più volte, rendendogli impossibile pensare ad altro. Si spostò in basso e glielo leccò come fosse un gelato alla fragola.
Un gustoso trancio di pizza lo corresse divertita.
Il sangue riprese a bollirgli nelle vene.
“Alice…” mormorò, abbandonandosi al piacere della sua bocca calda e umida.
La sentì prenderlo fin dove poteva. Muoveva la testa e, intanto, la lingua eseguiva una serie di carezze sulle sue vene pulsanti che, in men che non si dica, gli fece vedere le stelle.
Un attimo prima che giungesse all’orgasmo, Alice si sedette rapidamente sulla sua erezione e il suo seme le schizzò dentro, depositandosi nel suo grembo. Godettero entrambi, l’uno nell’altra, anima e corpo.
“Sei mio!” gli sussurrò, ricadendo stremata e felice su di lui. “E io sono tua.”
Non le rispose, non ne aveva le forze e, a pensarci bene, non era necessario. Si lasciò cullare da lei, dalle sue parole traboccanti d’amore e di sincerità, fino a quando ogni paura si dissipò e riuscì ad addormentarsi, finalmente sereno.