La sua lingua scivolò di nuovo dentro, morse delicatamente le labbra e, dal momento che adesso era sveglia, si spostò sulla sua morbida perla. Gemendo, Gio si aggrappò ai suoi capelli e spalancò le cosce per facilitargli l’accesso. Lentamente Dante spostava la lingua avanti e indietro, fermandosi ogni volta che lei era sul punto di esplodere. Guardandola attraverso le cosce, vedeva i suoi capezzoli appuntiti sollevarsi e abbassarsi. Gio inarcò la schiena e si aggrappò forte al lenzuolo implorando il suo nome. «Amore», le sussurrò, «vorresti venire?» «Se non mi lasci venire, Compagno, saranno affari tuoi», lo supplicò con voce soffocata. A Dante veniva quasi da ridere. Incapace di farla soffrire ancora, la accontentò. Iniziò a strofinare la lingua avanti e indietro fino a farla tremare c

