Incontro con lui

2284 Parole
19 anni Una settimana prima di Natale La mia vita era cambiata due anni fa. Dopo essere venuti a New York a trovare mio zio Sam, da cui prendevo il nome, i miei genitori mi avevano presentato una scelta. Potevo restare con mio zio e mia zia e andare a scuola con Natalie, oppure tornare a casa e finire il resto del mio penultimo anno lì. Sarei comunque tornata per un mese in estate e poi sarei tornata a New York per il nuovo anno scolastico. Non avevo esitato neanche un secondo: un nuovo ambiente, una nuova scuola dove nessuno sapeva cosa mi fosse successo. Certo, mi sarebbero mancati i miei genitori, ma erano sempre in viaggio per lavoro e già prima li vedevo solo nei fine settimana. Mi ero diplomata con il massimo dei voti e avevo ottenuto una borsa di studio alla NYU, dove studiavo Business of Entertainment, Media and Technology e Marketing. Natalie, con il suo metro e ottanta di altezza e il fisico slanciato da modella, era stata notata da un’agenzia e per Natale si trovava a Parigi. Mi mancava tantissimo. Zio Sam e zia Clara erano andati a trovarla, quindi quel Natale sarei rimasta completamente sola.I miei genitori avrebbero dovuto raggiungermi per le feste, ma all’ultimo momento avevano deciso di unirsi ai Medici Senza Frontiere. Erano in Africa ad aiutare chi ne aveva bisogno. Non mi dispiaceva, anzi, ero orgogliosa di loro. Alla fine, la mia unica compagnia sarebbero stati i domestici. Mi erano sempre piaciuti: erano tutti gentili e affettuosi. Avevo anche aiutato il cuoco, Ansel, a preparare la cena di Natale. Avevamo fatto costata di manzo, purè di patate con sugo, fagiolini all’aglio, mais dolce e Yorkshire pudding. Per dessert, mini crème brûlée. Alla fine, io, il cuoco, l’autista e le due cameriere avevamo mangiato fino a scoppiare. Dopo cena ero in camera mia quando ricevetti un messaggio da una compagna di università. Alabama: "Ehi, bellissima, un uccellino mi ha detto che stasera sei sola. Ti va di uscire con me e un’amica?" Io: "Dove si va la sera di Natale?" Alabama: "Una mia amica e io abbiamo dei legami con il club di motociclisti LOC MC. Lei sta frequentando uno di loro, ma bazzichiamo lì da quando eravamo bambine." Mi morsi il labbro inferiore. Un club di motociclisti? Non ci ero mai stata. Ero da sola… perché no? Io: "Ci sto." Alabama: "Fantastico! Passiamo a prenderti tra 30 minuti. Mandami la posizione." Le inviai la posizione e balzai giù dal letto. Aprii l’armadio e rovistai tra i vestiti finché non trovai un mini abito verde scintillante. Presi i miei tacchi a spillo neri e corsi sotto la doccia. Raccolsi i capelli con una pinza, mi insaponai, mi rasai ovunque e uscii appena finito. Mi infilai l’abito: era senza spalline, verde bosco con riflessi più chiari. Spazzolai i miei capelli mossi, poi ne presi la parte superiore e la fissai con un fermaglio glitterato. Un po’ di mascara, matita verde sugli occhi, lucidalabbra e una spruzzata del mio profumo Allora con feromoni. Infine, mi infilai i tacchi. Ci avevo messo solo venticinque minuti.Presi la mia borsetta nera, ci infilai il telefono, qualche contante e il documento d’identità, poi uscii di casa proprio mentre una Porsche Cayenne sportiva rossa si fermava davanti. Alabama, una ragazza messicana bellissima, con capelli ricci neri e occhi castani luminosi, abbassò il finestrino e mi fece un cenno con la mano. Mi strinsi addosso la pelliccia nera di visone che mio zio mi aveva regalato per Natale e mi avvicinai all’auto. "Ehi ragazza, apri quel cappotto, devo assicurarmi che tu sia vestita nel modo giusto!" Gridò una voce dall’abitacolo.Sbuffai e aprii la pelliccia, mostrando l’abito. Le due ragazze gridarono emozionate. "Sei fantastica! Perfettamente a tema natalizio! Sali dietro!" Entrai in macchina e la ragazza che aveva parlato si voltò verso di me. "Piacere, io sono Heather." "Ciao, io sono Sam. O Samantha." "Sam, Heather è la mia migliore amica del liceo" intervenne Alabama. "Lei è quella che frequenta un motociclista. Tutti i ragazzi del club sono fighi da morire, giovani e single come noi. Andiamo sempre alle loro feste. Ci sono anche alcuni motociclisti più grandi, anche loro molto sexy, ma quasi tutti già impegnati. Le loro ‘Old Ladies’ sono fantastiche. Però attenta a chi ti avvicini o a chi si avvicina a te. Se vedi un tizio con una ragazza, stanne alla larga." "Capito. Niente uomini accompagnati. Ma mi faranno entrare? Ho solo diciannove anni." "Tranquilla" la rassicurò Alabama. "Heather è con Money. Chiunque lei porti è il benvenuto. E puoi anche bere, lì non controllano i documenti." Non ero una grande bevitrice, quindi non era un problema. "Uhm… sono pericolosi? Tutto quello che so sui motociclisti l’ho imparato guardando Sons of Anarchy." "Ci sono delle risse, a volte" ammise Heather. "Ma non sono il tipo di club che va in giro a uccidere gente o a vendere armi e droga. Aiutano molto la comunità. Hanno un’ottima reputazione." Mi rilassai. Non volevo assolutamente mettermi in un brutto giro. Dopo quaranta minuti di viaggio, arrivammo davanti a un enorme cancello di ferro nero. Sulla superficie campeggiava un teschio con ossa incrociate e lacrime rosse. Un ragazzo giovane e muscoloso era di guardia all’ingresso. "Ehi Callum, ti hanno messo a fare la guardia al cancello?" "Mi sono offerto volontario. Ho solo 16 anni, non posso ancora partecipare alle feste. I papà sono dentro, Ciara è a casa di zio Beast e zia Lia con Tabby, non aveva voglia di festeggiare stasera, è arrabbiata con Crush." "Cosa le ha fatto?" chiese Heather. "L’ha rifiutata. Gli ha confessato i suoi sentimenti, ma lui la vede come una sorellina. Senza contare che è innamorato di Resa." Heather fischiò. Pensai: cavolo, quanto drama. "Okay, beh, è meglio che entriamo. Ho voglia di vedere il mio uomo." Callum le lanciò uno sguardo strano, poi annuì e aprì il cancello. "Lascia il cappotto in macchina, ragazza, non vuoi sporcarlo," disse Alabama. Feci come mi disse. Faceva un freddo cane. Però niente neve. Questo inverno a New York era davvero strano. Quando entrammo nel club, il rumore mi investì all’istante. C’era un sacco di gente. Guardandomi intorno, notai un enorme dipinto con la scritta Lords of Chaos, circondato da ritratti di uomini. Anzi, su tutte le pareti c’erano dipinti di uomini. Seguii le ragazze e, avvicinandomi, capii che si trattava dei membri del club. L’artista che li aveva dipinti era davvero bravo. Urla e schiamazzi riempivano l’aria, la pista da ballo era affollata di persone che si strusciavano l’una contro l’altra, coppie che si baciavano, ma nulla di eccessivo. Le ragazze trovarono un tavolo quadrato e ci sedemmo. Questo posto era incredibile. Volevo esplorarlo un po’. "Vado al bar a prendere da bere. Ci vediamo dopo." Mi alzai in fretta e mi diressi al bancone. "Acqua con una fetta di limone, se ce l’hai." Il barista mi porse la bevanda in un attimo. Un uomo si avvicinò a me. "Ehi, non ti ho mai vista da queste parti." Mi girai verso di lui e l’unica cosa che pensai fu: dannazione. Aveva la pelle dorata, occhi azzurro chiaro stupendi. I capelli erano di un colore particolare, un misto tra rosso e castano, ma più tendente al marrone. Naso affusolato, labbra piene. Non avevo mai visto un ragazzo più bello. Guardandomi intorno, tutti gli uomini erano incredibilmente attraenti, ma lui… lui era semplicemente da mangiare. La sua voce era un baritono profondo. Indossava un giubbotto di pelle con una patch che diceva Tesoriere, ma non ne vidi una con il suo nome. Era muscoloso, ma non eccessivamente grosso, più simile a un nuotatore: definito, asciutto, con le vene sulle braccia che spiccavano in modo affascinante. "È la prima volta che vengo qui. La mia amica Alabama mi ha invitata." "Mmm, sei amica di Ally, eh? È una brava ragazza. Anche tu sei una brava ragazza?" "Uhm… credo di sì?" La mia risposta suonò più come una domanda. Lui sorrise. Il mio cuore si fermò. Oh, santo cielo, aveva una fossetta. Sono spacciata. "Come ti chiami?" "Samantha, ma puoi chiamarmi Sam." "No, mi piace Samantha. Sei bellissima e hai un profumo dannatamente buono." Ecco il rossore che arriva. Il suo sorriso si allargò ancora di più. "Sei proprio una cosa dolce." Allungò la mano e sfiorò la mia guancia con le nocche. "Così morbida. Devi essere la ragazza più bella che abbia mai visto." Il rossore non sarebbe mai andato via. "Grazie," sussurrai. "Oh, tesoro, questa tua innocenza timida mi sta facendo impazzire. Mi viene voglia di corromperti un po’," disse. Credo di voler essere corrotta. Non avevo mai provato un’attrazione così istantanea per qualcuno. "Questo posto è incredibile, l’arte sulle pareti è fenomenale," dissi, osservando i ritratti. "Grazie, li ha fatti mia zia Lia," disse, prendendomi per mano e accompagnandomi a fare un giro. Mi spiegò che ogni ritratto rappresentava i membri di rango passati e quelli attuali. "Il grande cartello Lords Of Chaos lo ha regalato al club per ringraziarli di averla accolta. È arrivata in un momento in cui era estremamente vulnerabile e aveva dei problemi. Mio papà e mio padre si sono affezionati a lei subito. Mio papà l’ha considerata come una figlia, mentre mio padre è stato perso per lei fin dal primo istante. Dice sempre che quando arriva la persona giusta, senti una connessione che non si può negare. Credo di iniziare a capire cosa intendesse,” disse, fissandomi. Allungò di nuovo la mano e mi sfiorò la guancia con le dita. Rabbrividii. “Lo senti anche tu, vero?” “Credo di sì. Non sono mai stata così attratta da qualcuno in vita mia, questo è sicuro.” Il suo sorriso era abbagliante. “Ti va di venire nella mia stanza? Possiamo conoscerci meglio.” “Credo di non averti nemmeno chiesto il nome,” dissi. Un urlo acuto riecheggiò vicino a noi. Lo vidi irrigidirsi e poi sospirare. “Forse un’altra volta, dolcezza. Devo sistemare una cosa.” “Money, dove diavolo sei stato? Ti ho cercato ovunque.” Heather mi fulminò con lo sguardo. Alzai le mani. Non sapevo che fosse Money. “Stai cercando di portarti via il mio uomo, Sam?” “Io non sono il tuo uomo, Heather. Ci scopiamo ogni tanto. Tutto qui. Non sei la mia Old Lady.” “Non ancora,” ribatté lei. “No. E non lo sarai mai.” “Sul serio, Money? Ci frequentiamo da quando avevamo 16 anni.” “E io te l’ho detto un milione di volte, non siamo una coppia. Hai accettato di avere solo un po’ di divertimento con me ogni tanto. Non sono pronto a sistemarmi.” Guardò verso di me. “Non ancora.” “Tu, stronza. Ti ho portata qui e ci provi con il mio uomo?” “Stavamo solo parlando, Heather,” dissi, calma. “Allora parla con qualcun altro, troia.” “Chiamami per nome un’altra volta, ti sfido.” Stava iniziando a farmi incazzare, e non avevo intenzione di subire i suoi insulti. Mi alzai, con il bicchiere in mano. “Senti, puttana,” iniziò a dire. Le lanciai il bicchiere d’acqua in faccia e posai il bicchiere sul bancone. Trattenne il respiro, e chi era intorno a noi reagì con un “Oooohhh”. Urlò e alzò la mano per colpirmi. La bloccai a mezz’aria per il polso. Poi strinsi. Il suo volto impallidì. Stringevo sempre di più, finché non cadde in ginocchio. “Mollami! Mi stai rompendo il polso.” “Vuoi provare a colpirmi di nuovo? Perché se lo fai, ti romperò il polso,” dissi con voce calma e bassa. Sentii qualcuno dire: “Oh, lei mi piace proprio.” Guardai di lato e vidi Resa con le braccia incrociate, che mi sorrideva. Le feci l’occhiolino e il suo sorriso si allargò. “Lasciala andare, dolcezza. Non vorrei che ti pentissi di aver fatto del male a qualcuno che non conta nulla.” Guardai Money. Un vero peccato che fosse quasi impegnato. Lasciai andare il suo polso con un gesto di disprezzo. Lei si alzò, stringendosi il polso. Annuii a Money. Mi resi conto che tutti stavano guardando me, e sentii subito il calore della maledetta timidezza salire. Presi la mia borsetta e iniziai a camminare verso l’uscita, passando accanto a Heather.Money mi chiamò per nome e, proprio mentre mi voltavo verso di lui, sentii i capelli tirare all’indietro con forza. I suoi occhi si spalancarono e vidi la rabbia lampeggiare dentro di loro. Non mi girai nemmeno. Buttai fuori l’anca, afferrai la mano che mi teneva i capelli e la scaraventai oltre il mio corpo. Heather atterrò con un tonfo, ancora con una ciocca dei miei capelli tra le dita.Persi la testa.Mi lanciai su di lei e iniziai a colpirle il viso. Riuscii a darle tre pugni prima di sentire qualcuno strattonarmi via dal suo corpo. Non sapevo chi fosse. Ero fuori di me.Raccolsi la borsetta e uscii infuriata dalla porta. Mi diressi verso l’auto di Heather, aprii la portiera e presi il mio cappotto. Poi camminai a passo deciso verso il cancello.Il ragazzo di prima si raddrizzò immediatamente. “Ehi, tutto bene?” “Sì, sto bene. Devo solo andarmene. Un Uber può arrivare fin qui?” “Sì, ma potrebbe metterci un po’. Aspetta.” Tirò fuori il telefono, chiamò qualcuno e parlò per un minuto.Dopo cinque minuti, una ragazza arrivò con un Maggiolino Volkswagen blu. “Ciao, sono Ciara. Mio fratello ha detto che ti serviva un passaggio?” “Sì, grazie.” Salii in macchina e ci allontanammo.Stavo iniziando davvero a odiare il Natale.
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