Libro 1: Il vero amore del motociclista - Samantha
Due settimane prima di Natale – Età 17
Mi guardai allo specchio con occhio critico. Avevo passato tutta l’estate ad allenarmi prima dell’inizio della scuola per trasformare il mio corpo, da sempre rotondo. Per tutta la vita ero stata la ragazza bassa, paffutella e carina. Paffutella da bambina, da neonata, da adolescente.
Quando la scuola finì dopo il secondo anno delle superiori, decisi che avrei lavorato su me stessa per tutta l’estate. Fui più attenta a quello che mangiavo, eliminai lo zucchero, bevvi quasi solo acqua e iniziai a camminare e fare escursioni. Mio padre mi comprò anche dei pesi, così da poter tonificare braccia e gambe. I risultati? Persi nove chili, il mio corpo si snellì e si trasformò in curve femminili. Le mie cosce si tonificarono grazie agli squat e alle lunghe camminate, modellando un fondoschiena sodo e rotondo, la mia vita si assottigliò e il mio seno crebbe fino a una terza coppa C. Anche le mie braccia diventarono più snelle e scolpite. Passai da una taglia 48 a una 42, e mi piaceva da morire. Più aumentavo le proteine, più vedevo il mio corpo cambiare. Ora sapevo cosa funzionava per me.
Quando la scuola ricominciò, tutti rimasero scioccati dalla mia trasformazione. I miei capelli mossi, che prima mi arrivavano appena alle spalle, ora sfioravano le scapole. Convinsi mia madre a farmi fare qualche colpo di luce più chiaro prima dell’inizio delle lezioni. Il mio trucco era impeccabile e naturale. L’eyeliner marrone faceva risaltare i miei occhi azzurro cielo. Passai ore a guardare tutorial di trucco e acconciature per perfezionare il mio stile.
I ragazzi iniziarono a notarmi di più. Alcune ragazze anche. La mia migliore amica, Avery Jones, raggiante, mi accolse con un sorriso quando ci incontrammo. Anche lei era cambiata durante l’estate. Aveva abbandonato il look gotico dai capelli neri, tornando al suo colore naturale, un biondo miele. Niente più trucco scuro intorno agli occhi verdi e sulle labbra: ora preferiva un look più delicato. Anche il suo guardaroba era cambiato, niente più abiti larghi e neri, ma graziosi vestitini estivi e ballerine.
Io iniziai a indossare shorts e top aderenti invece di nascondere il mio corpo. I jeans non erano più larghi, ma stretti e sagomati. Le mie magliette oversize lasciarono il posto a crop top e magliette aderenti. Persino le scarpe cambiarono: iniziai a portare tacchi dai cinque ai dieci centimetri.
Fu in quel periodo che ebbi il mio primo ragazzo, Elliot Beesom. Fu il mio primo bacio, la mia prima esperienza di carezze sopra i vestiti, e pensavo di fare il grande passo con lui per il mio diciottesimo compleanno. Ne parlai con Avery, ma lei non era d’accordo. Non aveva mai sopportato Elliot e i due litigavano in continuazione. In fondo, pensavo che fosse gelosa del tempo che passavo con lui invece che con lei. Avery cercò di farmi cambiare idea.
Un mese prima del ballo di Natale, Avery mi confidò di frequentare qualcuno. Disse che era una cosa ancora nuova e che non voleva presentarmelo subito nel caso non funzionasse. Ovviamente, la capii. Avery era sempre stata quella più prudente tra noi due.
Elliot veniva a casa mia ogni giorno dopo scuola e le nostre sessioni di baci diventavano sempre più intense. Ogni volta, però, mi fermavo prima che le cose andassero troppo oltre. Non mi sentivo ancora pronta al contatto diretto sulla pelle. Elliot si arrabbiava sempre un po’ quando succedeva, ma dopo un paio d’ore mi scriveva un messaggio scusandosi per essere stato uno stronzo.
Ed eccoci qui, la sera del ballo. Ero davanti allo specchio, cercando la perfezione. Avery doveva venire a casa mia per prepararci insieme, ma all’ultimo momento aveva cambiato idea e mi aveva detto che ci saremmo viste direttamente alla festa.
Il mio vestito era di raso azzurro ghiaccio, aderente, con dettagli di perline sul corpetto. Senza spalline e con una scollatura squadrata, la gonna lunga ondeggiava intorno alle mie caviglie. I miei capelli erano raccolti in un elegante chignon riccio, impreziosito da una fascia di perline. Il trucco era leggermente più marcato: eyeliner bianco e ombretto azzurro ghiaccio rendevano i miei occhi simili a quelli di una regina delle nevi. Perfino agli angoli delle palpebre avevo un tocco di glitter argentato. Sulle labbra, un gloss brillante.
Mia madre mi chiamò per dirmi che Elliot era arrivato. Quando mi vide, mi sorrise radioso e mi disse che ero bellissima. Mia madre ci riempì di foto prima di lasciarci andare.
Arrivati a scuola, l’atmosfera era magica: il tema era Un Paese delle Meraviglie Invernale. Ovunque si vedevano decorazioni nei toni del blu, argento e grigio. Grandi fiocchi di neve di cartapesta pendevano dal soffitto e ogni tanto un soffio di neve finta riempiva l’aria.
Guardai intorno cercando Avery, ma non la trovai. Presi il telefono dalla mia borsetta e le scrissi che ero arrivata, ma non ricevetti risposta. Scrollai le spalle, sperando di trovarla presto. Elliot e io ballammo qualche slow, bevemmo punch e mangiammo una fetta di torta. Dopo un po’, mi scusai per andare in bagno.Una volta lì, controllai di nuovo il telefono. Ancora niente. Iniziai a preoccuparmi. Le mandai un altro messaggio, ma non ricevetti risposta.
Quando uscii dal bagno, sentii un rumore alla mia sinistra. Sapevo che in quella direzione c’era la sala insegnanti, così, spinta dalla mia solita curiosità, andai a controllare. Man mano che mi avvicinavo, sentii delle risate e degli sghignazzi e alzai gli occhi al cielo. Ovviamente, qualcuno stava facendo il furbo durante il ballo scolastico. Mi chiesi se fossero alcuni dei sorveglianti.Arrivata alla porta, sentii dei gemiti. Sgranai gli occhi. La porta era leggermente socchiusa, così la spinsi appena per dare un’occhiata dentro. E mi pietrificai.Lì, sul divano della sala insegnanti, c’era la mia migliore amica, Avery, che cavalcava il mio ragazzo, Elliot.
" Sbrigati, amore. Dobbiamo fare in fretta prima che Samantha venga a cercarmi."
" Al diavolo lei. Non ti dà quello che ti do io, giusto, tesoro?" Rispose Avery, muovendo i fianchi con sensualità. Mi venne da vomitare.
Elliot gemette e affondò il viso nel petto di Avery. Dovevo ammetterlo, il seno della mia amica era spettacolare. Davvero grande. Una volta mi aveva detto di portare una coppa doppia D e, sul suo corpo slanciato da un metro e settantasette, faceva impazzire i ragazzi.
" No, non mi lascia nemmeno toccarla lì. E non lo fa neanche con me. Ma tu sì, amore. La tua bocca è perfetta… Proprio come la tua perfetta figa."
Le lacrime mi colarono sul viso al vedere il tradimento che si stava consumando davanti ai miei occhi. Non mi feriva tanto il fatto che Elliot mi tradisse… era Avery a spezzarmi il cuore. La mia migliore amica, quella che era al mio fianco fin dalla quinta elementare. Stavo per andarmene e chiamare un Uber, ma poi Avery fece una domanda che mi fermò.
"Perché non la lasci, E? Io sono molto meglio di lei. Non riesci a tenere le mani lontane da me. Fingere di odiarti sta diventando davvero noioso."
"Voglio la sua verginità, baby. Una volta che me la darà, la mollerò. E poi sarò tutto tuo. Ora scopami come se mi odiassi."
Non volevo più vedere niente. Mi voltai e corsi via. Ordinai un Uber e raggiunsi la strada per aspettarlo. Due minuti dopo ero già in viaggio verso casa.Dieci minuti dopo essere arrivata, il mio telefono vibrò. Un messaggio da Elliot.
E: Amore, dove sei? Ti sto aspettando vicino al DJ.
BFF: Ehi tesoro, scusa il ritardo, sono appena arrivata al ballo. Dove sei? Vedo il tuo stronzo di ragazzo vicino al DJ, ma di te nemmeno l’ombra.
Sbuffai sarcastica. Quando mia madre mi trovò in camera, in lacrime, le raccontai tutto.
"Oh, tesoro. Mi dispiace tanto. So che il tradimento di Elliot fa male, ma quello di Avery… dev’essere devastante. Cosa vuoi fare?"
"Non lo so, mamma. Non lo so."
"Perché non ti cambi? Ti preparo una bella cioccolata calda."
"Grazie, mamma."
Un’ora dopo, mentre ignoravo decine di messaggi dai due traditori, il telefono vibrò di nuovo. Sospirai, pensando fosse ancora uno di loro, ma quando guardai lo schermo vidi un link. Il mittente era un certo The Snitch.
Cliccai. E sgranai gli occhi.
SCANDALO! SCANDALO! SCANDALO!
Il ballo di Natale della Buford High ha regalato a questa giornalista un bel po’ di pettegolezzi succulenti. Il professore Jenkins, uno dei sorveglianti dell’evento, è stato sorpreso a drogare il punch e a flirtare con diverse cheerleader.
Nella prima foto, il professor Jenkins versava un liquido trasparente nella ciotola del punch, circondato da alcuni giocatori della squadra di football che sorridevano divertiti. Le immagini successive lo mostravano mentre si avvicinava a diverse cheerleader, sussurrando loro qualcosa all’orecchio. Sei foto in tutto, ognuna con una ragazza diversa.
Droghe nella squadra di football? La risposta era sì.
Due foto erano state pubblicate. Nella prima, tre giocatori fumavano erba. Nell’altra, due ragazzi sniffavano quelle che sembravano essere strisce di cocaina nei bagni maschili.
Teppisti adolescenti beccati in flagrante… e quella non è la sua ragazza.
Lì, a colori, c’era Avery piegata sul bracciolo del divano mentre Elliot la scopava da dietro. Chiunque avesse scattato la foto non si era nemmeno preso la briga di censurare il suo seno. Probabilmente, dopo questo, sarebbe diventata super popolare, pensai con amarezza.
Povera ragazza tradita.
C’ero io, in piedi sul marciapiede, le guance rigate di lacrime. La devastazione era chiaramente visibile sul mio volto.
Chiusi gli occhi. Fantastico. Ora a scuola sarei stata derisa o, peggio, compatita.
Due minuti dopo, il mio telefono iniziò a vibrare senza sosta. I messaggi di Avery furono i primi ad arrivare. Aprii il primo.
BFF: Samantha, non aprire link strani. C’è un virus in giro che infetta i telefoni.
BFF: Perché non mi rispondi?
BFF: Samantha, hai aperto un link?
BFF: Samantha, non è quello che pensi. Le foto sono false.
Sgranai gli occhi, fissando l’ultimo messaggio. Che cliché. Poi arrivarono i messaggi di Elliot.
Elliot: Amore, non riesco a trovarti da tutta la sera. Stai bene? Sei tornata a casa? Scusa se sono sparito, avevo bisogno del bagno. Mal di stomaco.
Elliot: Tesoro, hai ricevuto un link strano? Non aprirlo.
Elliot: Amore, non è come sembra. Ti prego, rispondimi. Dio, sembri così triste.
"Ma davvero, stronzo?" Sibilai tra i denti.
Un colpo alla porta mi fece alzare lo sguardo. I miei genitori entrarono in camera.
"Ehi, tesoro" disse mio padre. "Abbiamo ricevuto un link e l’abbiamo aperto. È ovunque, in tutta la città."
Le lacrime mi riempirono gli occhi e scoppiai a piangere.
"Ascolta" intervenne mia madre. "Manca solo una settimana alle vacanze di Natale. Perché non ce ne andiamo a New York? Passiamo il Natale con zio Sam e zia Clara. Tua cugina Natalie sarebbe felicissima di vederti. Potresti restare a casa questi ultimi giorni, la scuola è praticamente finita, no? Hai già fatto tutti i test di fine semestre?"
"Sì… e credo di averli passati tutti, come sempre" risposi con la voce roca.
"Brava la mia ragazza" disse mio padre con un sorriso incoraggiante.Ricambiai il sorriso. Lui era sempre il mio più grande tifoso.
"Allora è deciso" concluse mia madre. "Chiamo subito mio fratello."
Mi baciarono sulla testa prima di uscire dalla stanza.Presi il telefono e fissai la foto di Elliot e Avery. Buon fottuto Natale a me. Bastardi.
Creai in fretta una chat di gruppo e digitai.
"Sparite dalla mia vita, entrambi. So per certo che la foto non è falsa e che mi tradite da almeno un mese. Avery, ricordi quando mi dicesti che avevi iniziato a frequentare qualcuno? Ora so perché non volevi presentarmelo. E tu, piccolo uomo inutile, vuoi sapere perché non te l’ho mai succhiato? Perché preferisco soffocare con qualcosa di grosso, e tu non sei all’altezza. E sono così felice di non averti mai dato la mia verginità. Non voglio mai più vedervi. Cancellate il mio numero e non provate mai più a contattarmi. Vi blocco entrambi. Andatevene affanculo, teste di cazzo."
Premetti invio. Poi bloccai i loro numeri. Quelle parole avrebbero confermato che avevo sentito tutto e che sapevo benissimo che la foto non era un falso. Mi asciugai le lacrime. Avevo finito di piangere per quei due stronzi. Misi il telefono sotto carica e mi infilai sotto le coperte. Pensavo che non sarei riuscita a dormire, ma prima ancora di rendermene conto, la mia mente si spense. E sprofondai nel sonno.