«Un professionista che non vuole lasciare tracce e fa passare il tutto per una morte casuale dovuta ad un regolamento di conti,» commenta ironicamente Ferrero. «Una roba alla Agatha Christie... Un velo di mistero cala cupe ombre sulla città di Voghera...»
Recita impostato con timbro da attore teatrale mandando giù un sorso di Hennessy.
«Come sei riuscito a leggere il referto medico?» indaga Mercy.
«Non l’ho letto... Almeno... È tutto quanto uscito dalla bocca larga di Pasquali.» è la candida risposta che si sente dare. «Solo una soffiatina... Parlava di un ritaglio di poche righe che aveva avuto modo di fotocopiare dai verbali dell’autopsia.»
«Oh... La soffiatina! Diamo affidamento ai peti, ora!» esclama Dante sempre più spazientito.
«Le info di prima mano le ho da lui. Però! Mi raccomando, Ferrero.» Gli afferra il polso stringendolo con forza. «Che non si sappia in giro. Altrimenti quello spegne radio e televisione e non ce n’è più per nessuno.»
«Altro?» si limita a chiedergli Ferrero, assicurando il silenzio con un cenno annoiato «Questo Pasquali ti ha detto altro?»
«Beh. Non è certo uno che si sbottona facilmente sulle cose di lavoro. Non è il mio agente a L’Avana, per intenderci! Però a volte, facendo quattro chiacchiere giù in cortile, capita che gli scappi qualche confidenza. Questa però dev’essere una di quelle indagini che segue in prima persona se non addirittura il primo caso di omicidio che gli passa per le mani... Hai voglia quanto era galvanizzato mentre mi accennava a quel rapporto.»
«Ancora non mi è chiaro perché, se sei così bravo a fare il detective e hai un buon informatore, anche se occasionale, tu abbia deciso di combinare questo incontro,» gli dice scocciato.
«Perché la vicenda mi intriga, ma da solo mi ci perderei. Non so organizzarmi e neppure come muovermi... In più so perfettamente che dal comando uscirà ben poco... Addirittura più nulla se il tutto verrà archiviato come un classico regolamento di conti nel mondo della prostituzione.»
«Invece per le modalità e, come dicevi prima...»
«Questa è la nota più curiosa dell’intera storia e per alcuni versi è quello che mi ha permesso di ragionare sulle similitudini che uniscono i due omicidi.»
«Intendi quello di Lourdes con l’altro a cui accennavi prima, quello avvenuto sulle colline dell’Oltrepo?»
Mercy è intervenuta nel dialogo con la sensazione che, della vicenda, a Dante non gliene freghi nulla. A pelle le pare poco interessato, nonostante lo conosca come un rinomato ficcanaso. Sulla storia tortonese dei due ragazzi trucidati e del traffico di armi nelle discariche, si era tuffato a pesce, mentre questa vicenda sembra non appassionarlo. Sarà la sensazione trasmessagli dal Mereghetti ad averlo un pochino condizionato. Del resto neppure a lei vedere quel tizio pizzicare le spoglie della sigaretta ha reso una buona opinione, ad essere sinceri.
«C’è una cosa che non sono riuscito a scoprire di questo secondo omicidio che invece mi aveva decisamente incuriosito riguardo quello di Cigognola.» Prosegue fissando Mercedes, dando la sensazione di considerarla come l’unica referente degna di attenzione. «Cioè, se anche sulla mano di questa Lourdes sono stati trovati segni sulla mano come per l’altra.»
«Ma anche quest’altra...» interviene Dante. «Anche per quest’altra parliamo di omicidio?... Anche lei è stata fatta fuori con la stessa tecnica?... Intendo dire... L’elemento comune a cui accennavi è il modo in cui sono state eliminate?»
«Nient’affatto. Questa prima era stata trovata all’interno dell’utilitaria a lei intestata nei pressi di un piccolo bosco dalle parti di Cigognola. Rinvenuta con una profonda ferita alla gola che le ha reciso praticamente tutto quanto c’era da recidere. Sgozzata come un maiale.»
«E allora di che cacchio stiamo discutendo?» esclama Ferrero. «Una prostituta ammazzata a Voghera con uno stiletto e una seconda accoppata da tutt’altra parte, con altre modalità! Per di più in momenti differenti. Magari finisce che una è pure mora mentre l’altra è bionda! Ci vuole della fantasia per giocare anche ad unisci i puntini, con queste regole, pergiove!»
«Ci sono elementi in verità...»
«Lascialo parlare!» insiste Mercedes, tirandolo per la manica.
«Ci sono elementi che le accomunano. Parecchi,» prosegue indifferente Carlo. «Intanto c’è da dire che sono entrambe colombiane e coincidenza vuole che anche quest’altra arrivasse da Santa Marta come la Velasco.»
Poi prosegue.
«Si chiamava María Luz e anche lei esercitava la professione più antica del mondo. Altro elemento in comune... La praticava nella zona dell’Oltrepò, diciamo Casteggio e dintorni. A volte riceveva a casa, in altre occasioni era lei a spostarsi con l’auto. La stessa sulla quale è stato rinvenuto il cadavere.»
«Incerti del mestiere.» Sorvola Dante.
«Questo ha portato gli inquirenti a ipotizzare che sia stato un cliente... Un diverbio degenerato. Una lite finita nel peggiore dei modi. Fatto è che le indagini seguenti non hanno portato a nulla di concreto, e immagino che la cosa sia stata presto archiviata. “La Provincia” stessa non ne ha montato un caso, e dopo un paio di notizie stringate in cronaca locale, ha chiuso lì il discorso. Ritengo possa succedere la stessa cosa anche per quest’altra. Sempre che non inizino a circolare voci sulla vera causa della morte...»
«Non credo che la cosa possa dispiacere a chi indaga... Avere giornalisti e reporter fuori dalle palle comporta notevoli vantaggi per gli inquirenti.»
«Ma questo primo delitto quand’è successo?» interviene Mercy. «E come possiamo essere sicuri che le due si conoscessero? Ammesso che questo particolare possa avere qualche significato.»
Lo sguardo di Mereghetti fluttua in aria. Riflette pensieroso, ammirando alternativamente le quattro riproduzioni all’acquerello appese alla parete davanti a sé. Spazia dal primo all’ultimo quadro e ritorno.
«Questo qui o pensa di trovarsi agli Uffizi oppure ha esaurito le pile...» sbuffa sottotono un Ferrero scocciato.
«Sarà sì e no un mese...» riprende. «Forse qualcosina meno. Adesso non so essere preciso, dovrei verificare la data esatta.»
«C’è qualche elemento che ti porta a pensare che si conoscessero?... Magari si frequentassero?»
«Ancora no. Non so. Sarebbe interessante poter indagare nel loro giro, vedere di scovare qualche loro collega. Sicuramente vendendo merce esotica, si può essere allargata la domanda... Oppure bisognerà scoprire se esiste una comunità colombiana, e nel caso partire da lì.»
«Prima parlavi di un segno sulla mano. A cosa ti riferivi? Una cicatrice, un tatuaggio?» torna a interrogarlo Dante.
«No. Una sigla. Una roba segnata sul palmo.»
«Per essere, come ti descrivi, un dilettante, direi che sei a conoscenza di un bel po’ di cosine,» insiste. «Come sai della sigla?»
«Semplice fortuna. Quella di conoscere molto bene il fotografo che ha fatto il servizio. Il fotoreporter che il giornale ha inviato immediatamente da Pavia,» precisa Carlo. «Di tutti gli scatti, ne sono stati pubblicati soltanto due... Ovviamente quelli meno cruenti... Un paio di immagini dell’auto prese da bordo strada. Niente di particolare. Dovete sapere che oggi con questa storia della privacy fare il reporter è diventato un mestiere difficile. Gli inquirenti non ti lasciano più neanche avvicinare al luogo del delitto... È diventata dura guadagnarsi il pane.»
«Continua,» lo sollecita Ferrero.
«Ma il Franco è uno che sa fare il suo mestiere. Riuscendo a saltare i nastri di delimitazione e utilizzando il teleobiettivo, è comunque riuscito a scattare una discreta quantità di foto... Appunto, in alcune di queste, una volta ingrandite, si nota distintamente la sigla segnata sulla mano.»
«Sulla mano?»
«Nella mano. Nel palmo. Sembra quasi trattarsi di un appunto. Quasi che la vittima si fosse segnata questa roba... Un po’ come si faceva a scuola.»
«Visto che hai buona memoria ti ricorderai cosa c’era scritto.»
«Ho fatto di meglio...»
Mereghetti si volta a frugare nella tasca della giacca, sistemata a cavallo della sedia, e ne estrae una busta commerciale A5 gialla, esibendola ai due come un trofeo.
«Guardate un po’ qui,» dice, facendola scorrere sulla tovaglia. Mercedes la apre e ne estrae il contenuto.
«Vi ho risparmiato quelle più sanguinose, tanto era inutile... Ma in questi tre scatti si vede bene in dettaglio la mano ripresa da diverse angolazioni... Sulla terza si vede distintamente.»
Dante la ruota di trecentosessanta gradi.
«AV1591-IsabconEsco-12.29/2MXP.» I due leggono ad alta voce all’unisono.
«Secondo voi?...» li interroga soddisfatto Mereghetti.
«Non so che significato abbia... Se può avere attinenza con la morte di questa sfigata, né con il resto delle tue teorie... Ma una chiacchierata con il nostro socio la farei,» sussurra a bassa voce Ferrero con gli occhi ancora fissi su quella mano dalle dita contratte. «Tu che ne pensi, Mercy?»
«Possiamo tenercele?» domanda la donna a Carlo.
«È una copia che ho fatto stampare per voi,» assicura. «Quindi deduco che la cosa vi interessa?»
Ferrero raccoglie il bancomat dal tavolo e guarda Venere attraverso i ricami della tenda.
«Ok. Ma tu fai pulizia di questo cazzo di tabacco che hai buttato in giro... Ti facciamo sapere.»