PRIMO CAPITOLO

2736 Parole
PRIMO CAPITOLO «Per me l’autunno è un esaltante insieme di emozioni. Un pot-puorri di suggestioni che mi stregano. Riescono a sedurmi.» La poetessa ha detto pot-pourri! Non miscuglio, amalgama, mescolanza... o un altro termine da cristiani. Lei parla raffinato. Che diamine! Mica come quel cialtrone di Ferrero che, sebbene faccia il giornalista, ha il lessico ridotto a un centinaio di termini. «Sai Dante... È una stagione che mi rapisce, con questa sua ricchezza di colori... Le sfumature brune e rossastre che incendiano le colline... Le ombreggiature tra gli alberi... Mi manda in estasi, talmente è incantevole... È come trovarsi ad ammirare un quadro di Mønsted1.» Neanche per idea! pensa tra sé. Vorrebbe dirle: basta! Non è ciangottando sulle nuance dei boschi che troverà il modo di raccontarle della novità. Poi, tanto per chiarire, questo Mønsted non sa chi sia né che brutto muso abbia, l’estasi l’ha lasciata a Santa Cecilia, assieme alle gradazioni, e come sensazione può bastare quella sgradevole della canottiera sudata appiccicata alla pelle. Per di più, prima di sentirsi stregato dal pot-pourri, a lui manca il respiro per la pedalata. Le colline sono una gran bella invenzione, ma hanno il difetto di non essere pianeggianti. Le lancia uno sguardo spossato dalla fatica. Mercedes contraccambia con un ammiccamento e torna a distrarsi con il paesaggio, lasciandolo a rodersi come un criceto digiuno. Certo che se insiste con questi lirismi, verrà difficile trovare il modo d’informarla sulla notizia. Anche se sa perfettamente quanto è necessario farlo, e farlo in fretta, prima che la scopra da sola. Deve solo cogliere il momento e prenderla di petto, tranciando elegantemente le menate su estetica e armonia, per cose più concrete. Delle seduzioni che la stagione scatena è meglio non fare accademia. Sull’argomento è sicuro di trovarsi d’accordo con il netturbino in giacca fluo arancione che, avanti venti passi, sta ramazzando il ciglio della strada. L’importante è augurarsi che la sognatrice non provi ad evocargli il fascino delle foglie secche. Non tanto per bon ton, quanto piuttosto ad evitare che il tizio le suggerisca dove ficcarsi quella dannata vena da Jacques Prévert dei poveri, assieme al cumulo che sta meticolosamente ammonticchiando. Invece Mercy, con l’allegria del week-end stampata sul viso, lo ha salutato con uno squillante: «Buon lavoro, Giacomo!» lasciando Dante a cavarsela con un banale cenno del capo, senza staccare le mani dal manubrio. Col fisico da ballerina che si ritrova, sembra pedalare su un tappeto da biliardo, maledizione! Invece per lui, scalare questi tornanti che salgono alla Torre del Castello, è come affrontare una delle tappe che hanno reso celebre il Campionissimo2, nato a pochi chilometri da qui. A Castellania. L’unica differenza è che l’Airone, in sella alla sua Bianchi, divorava il Tourmalet, mentre per Ferrero è già una sfida la rampa al seminterrato dello stabile. Guarda in su il cielo, e il sole, che è una macchia di candeggina su un paio di vecchi jeans sdruciti. Sereno, accidenti! Poi torna a fissare il pendio che sembra allungarsi all’infinito. Giacomino, fermo sul viale, li vede allontanarsi cicalando. Li segue con lo sguardo per un istante, prima di riprendere in mano il soffiatore. È perplesso. L’autunno deve fargli proprio schifo. «Visto che ci troviamo da queste parti, dovrei approfittarne per lasciare un crisantemo lì dove hanno bruciato la mia adorata Opel.» Sospira, in un mix di comicità e tristezza. «Oh, il mio ispettore Clouseau! Dai! Asciugati la lacrima!… Opel o non Opel, sei diventato famoso grazie a quella storia!3» gli replica. «Il capitano Lodetti s’è meritato più di un encomio e fiuta aria di promozione... E il Gaeta?... Ma l’hai visto?! Sembra ringiovanito di quarant’anni... Praticamente un ragazzino!» «Invece a me...» mugugna risentito «Almeno in redazione m’avessero omaggiato di uno sputo... L’avrei preso come una gratifica... Invece nisba... Trasparenti come il vetro.» Si terge la fronte col dorso della mano e insiste: «Quel bavoso del Baudino, sempre con le pupille incollate alle bocce della Perinelli e al reggiseno che le spunta dalla camicetta... Senza un attimo di tregua... Sulla fossa di quelle tette prima o poi ci perderà la vista, il coglione.» «Ingrati. Ingrati e gelosi, ecco!» lo canzona, con aria smancerosa. «“La Stampa” non ti merita, e il direttore ancora meno.» «Manco meritavo che quei maledetti mi mandassero a fuoco l’Astra... Filtro dell’aria appena sostituito e pagato quanto uno Swarovski... Oggi me ne starei comodo al volante, scansando l’arrampicata sul Pordoi!» «E ti saresti imbolsito come un’oca da foie gras... Invece con me, tutte pedalate en plein air! Così ti sparisce il salvagente!» «Chissà perché a me di francesismi ne vengono in mente altri,» rimbrotta, spingendo sui pedali come un gregario che tira la volata. «Comunque se sopravvivo ne riparliamo...» «Così il tuo talento investigativo non è stato apprezzato in patria?!» «Il caporedattore dopo avermele polverizzate con la favola sulla competenza, la professionalità e il vaf-fan-cu-lo... E poi ancora del prestigio di lavorare per una testata importante... Quando gli ho buttato giù il servizio, nemmeno lo ha cagato di striscio.» «Già!» laconica. «Ecco il meglio di monsignor Della Casa.» Dante rallenta, dandosi una grattata alle guance. Sintomo di neuroni in elaborazione. Riflette e indugia. Sta bruciando dal desiderio di confessarle del nuovo incarico, ma teme una sua reazione di biasimo, passato lo stupore. Ancora non ha deciso su come raccontarle il tutto, senza immaginare che la prenda male. Per prima cosa gli domanderebbe se c’è di mezzo anche quell’altro stordito del Gaetano Monticelli, alias Gaeta, sapendo che le cazzate le fanno molto meglio quando sono in coppia. Del resto l’opinione che ha di entrambi la conosce, considerandoli al pari di bambini mal cresciuti, sempre pronti a giocare a Cluedo su e giù per la Val Padana. In più ha il sospetto che non apprezzi le qualità del socio, e ancora meno la sua esperienza di ex agente dei servizi segreti. Valla a capire! Ma la belva in gabbia preme per uscire. Così si decide. Ben consapevole che tenerle nascosta qualunque cosa, durerebbe da Natale a Santo Stefano. Mercedes sa leggerlo come un libro aperto e intuisce al volo se qualcosa lo tormenta. Riprende fiato, decidendo di aprirsi alla confessione. «In compenso mi hanno appena interpellato per una consulenza...» le lancia lì, mantenendosi volutamente evasivo. «Un incarico fuori provincia.» Lei lo fissa interrogativa con quei begli occhioni verdi da cerbiatta, sottolineati da un velo di rimmel. Dante lascia intendere una conferma, annuendo con aria soddisfatta. «Oh bella... Fuori provincia... Come inviato speciale? La tua fama si è allargata! Ha varcato i confini!» «Ecco! Mancava giusto qualcuno che mi prendesse per il culo!» «Scusa... Non volevo,» cerca di scusarsi poco convinta. «Ma niente...» minimizza, dissimulando furbescamente. Raggiunto il falsopiano, tira il freno e accosta, obbligandola a fare altrettanto. Scende di sella, issa la bici sul cavalletto, e si allenta il collo della camicia. Mercedes intanto gli passa un kleenex emerso dalla borsetta. «Niente di serio... Una fesseria...» precisa, respirando profondo. «È che adesso, appena c’è di mezzo un delitto trovi subito il fenomeno che si scatena in teorie fantasiose...» «Ma guarda! Senti da che pulpito! Saresti il primo a farlo!» esclama, sorpresa e divertita. Il tono compiaciuto di Ferrero parla da sé: «Però la volta scorsa ci ho preso in pieno.» «Dai racconta...» lo stuzzica. «Nel ruolo di giornalista o con i nuovi galloni da investigatore?» Dante sorride e accenna un’alzata di spalle, fuggendo la tentazione di ficcarsi in bocca una bionda col filtro. «Ti verrà da ridere, ma sembra proprio che il signor Dante Ferrero sia meglio considerato come investigatore che non come scribacchino di redazione.» «Quindi ho ragione nel dire che il tuo primo successo ti ha reso famoso!» «Mi allargherei di venti chilometri scarsi. Sai che roba! Alla faccia della celebrità!» «Da dove arriva questo incarico?» gli domanda, fingendosi distratta sullo smalto delle unghie. «Voghera... Un tizio di Voghera.» «Un giornalista come te? Oppure...» insiste incuriosita. «Un collega... Ma sì, collega sì e no, pare faccia il pubblicista... Carlo Mereghetti... Scrive saltuariamente per “La Provincia”... “La Provincia Pavese”... Sulle pagine locali dell’Oltrepò.» «Ma tu lo conosci?» «Un amico... Insomma, amico... Era dai tempi del liceo che non lo sentivo più... Ricordo che allora abitava al Medassino.» «Cosa vuole?» Ferrero fruga l’interno del giubbotto, tastandosi il taschino alla ricerca del pacchetto. «Mi telefona due giorni fa tirando fuori una storia che, per conto mio, non ha niente di straordinario...» prosegue. «Lui invece dice di sentirci puzza di bruciato. Mi racconta a spanne dell’episodio, e mi faccio subito l’idea che sia uno di quegli accidenti finiti male tra papponi e prostitute.» «E lo viene a raccontare a te? A uno che non sa più se esiste dai tempi del Peano?» «Ha saputo di come ho dato una mano a risolvere... Ma sì! Ha letto gli articoli... Il passaparola... Sai... Negli ambienti circola... Alla “Provincia” avrò pur qualche estimatore?!» «Sì... Circola che tu e il Gaeta siete la novella coppia di detectives della Bassa Val Scrivia,» lo interrompe. «Cosa vuoi?» ridacchia Dante. «Ci troveremo costretti ad aprire un’agenzia... Già me la vedo... Agenzia Investigazioni Derthona... All’ombra della Madonna della Guardia!...» Con un plateale gesto delle mani mima in aria l’insegna a caratteri cubitali dell’ipotetico ufficio. «Che stupido!» lo schernisce lei. «Sulle vetrine ci faccio scrivere: San Bernardino, Tortona-Manhattan, New York-ovviamente New York come filiale» indica i sottotitoli «Pedinamenti e inseguimenti in scooter, dato che di auto nemmeno di seconda mano se ne parla, e la bicicletta, come vedi, mi sfinisce.» «Perché ’sto Meregatti ha deciso di coinvolgerti? Di non investigare in prima persona?» torna a domandargli seria. «Mereghetti... Ti prego non storpiargli il nome che me lo ricordo permaloso come D’Alema!...» Fruga nella tasca e ne estrae l’involucro stropicciato delle Gauloises. Ormai la respirazione si è regolata su livelli standard e il calo di nicotina richiede una monodose urgente. Conta fino a dieci, poi, complice lo sguardo biasimevole di Mercy, opta per tenerla spenta tra le labbra. «Perché non lavora alle pagine di nera...» chiarisce. «Si occupa di roba leggera... Pagine degli spettacoli, cultura... Matrimoni. Quelle fesserie lì.» «Quindi cercando un professionista... Si è rivolto a te?» Chissà perché, ma Ferrero ci ha letto una nota graffiante. Però sorvola. Già è stato malizioso nell’abbinare la parola “matrimoni” al vocabolo “fesserie”. Meglio non insistere e scatenare una polemica. «Dice che non ha esperienza... In più me lo ricordo un cagasotto.» «Gaeta è già al corrente della cosa?» gli domanda lei, piccata. «Bah... Due righe... Gli ho solo letto al telefono il trafiletto così com’era scritto nelle pagine del giornale.» «Giusto per sapere se sono sempre io l’ultima ad essere informata?!» controbatte risentita senza dargli tregua, con il tono che si è alzato di un’ottava. Dante stima il grado di ebollizione da collera repressa, provando un minimo di colpa. Previsioni meteo: nuvole temporalesche in avvicinamento. «Eppure la volta scorsa ho dato anch’io una mano... Ho corso qualche pericolo, mi pare?!» lo incalza. «Va bene. Messaggio ricevuto! Datti una calmata! Vorrà dire che allargheremo a tre il numero dei soci.» «Ma dai...» ribatte. «Quando ti accorgi di aver fatto una figura da scemo devi sempre cavartela così... Buttandola sul comico...» «Ne parliamo davanti ad un caffè, ti va?» La invita ruffianamente. «Te l’avrei detto... Stavo solo aspettando il momento adatto.» Si sente un santo per aver rinunciato a poltrire sul sofà, seguendola in questa dura escursione su due ruote, quando su Sky c’era l’anticipo Toro-Samp. Rinunciare ai granata costa sacrificio. Eppure ha persino evitato di ascoltarne la radiocronaca con l’auricolare infilato nell’orecchio. Sarà che Dante Ferrero alla buona educazione non rinuncia. Sarà che in cresta alla collina il campo delle frequenze Rai è disturbato. Dovrebbe almeno essere comprensiva e lasciarlo fumare in pace. Invece ha cominciato a pressarlo togliendogli quel poco di respiro. Questa non è una donna, ma un martello pneumatico mascherato. Cazzarola! Non fosse che a letto ti diventa una gattina... Scatta il click dello Zippo e la fiammella azzurra appare, come la torcia di Olimpia, a rischiarare questa giornata loffia, attizzando la punta della sigaretta. Finalmente riesce ad inspirare una sana boccata di catrame, provando soddisfazione come se il Toro fosse già sul due a zero. *** Davanti al marocco che il Senegal gli ha servito al tavolino, il ricordo della spedizione per l’intera Route 66 è ormai un ricordo. Solo i polpacci sembrano non essere del parere. Questo diavolo d’un negher, titolare del bar caffè che affaccia su piazza Duomo, è un vero artista! Ha spolverato di cacao la schiuma, decorandoci una spirale aurea che ricorda lontane formule logaritmiche. Sarà pure un watusso ma dà paglia al resto dei gestori, cinesi e autoctoni del circondario. In più dà lavoro allo spettacolo di cassiera rumena dagli occhi mare di Olbia che, vista da quella fortunata prospettiva, ha uno stacco coscia che rianimerebbe un morto. Ma con Mercedes seduta a fianco c’è poco da distrarsi. Meglio far finta di seguire i risultati dell’anticipo alla sesta di campionato che Varriale chiacchiera dalla tv. A proposito di morti, però, Dante s’è ricordato la ragione della tappa al bar. Il tempo di intuire che Mercedes non si è persa un fotogramma delle sue stime sul diametro caviglia di Steliana e riprende, evitando di arrossire. «Allora... ti stavo dicendo del Mereghetti,» attacca il refrain sorbendosi il fondo della tazzina. «Succede che mi chiama al telefono e accenna a questa morte che lui trova... Parole sue... Singolare...» «Singolare!...» si sorprende Mercy. «Neanche sospetta! Tragica! Efferata!... Ha detto singolare?» «Racconta per filo e per segno le stesse cose che poi riscontro sul quotidiano... Tanto per verificare che non siano bacherozzi nel suo cervello, e capire cos’abbia trovato di strano in questa storia.» «E succede?» «Succede che il tutto corrisponde con quanto riferito dal Carletto...» chiarisce Dante «Insomma... Hanno trovato un cadavere seminascosto tra i cespugli nei giardinetti di piazza Castello... Stiamo parlando di Voghera.» «Chi l’ha trovato?» «Una banda di ragazzotti perditempo, intorno all’una di notte... L’ora giusta per una partitella sotto le finestre di chi dorme. Calciando una lattina vuota, uno di loro ha fatto gol spedendola, nemmeno a farlo apposta, tra gli arbusti. Sfiga vuole che nel recuperarla abbiano visto spuntare due estremità numero trentotto con scarpe rosso carminio e tacco a spillo dodici... Sono corsi immediatamente ad avvertire i carabinieri che hanno la caserma lì a due passi.» «E così salta fuori che si tratta di una puttana?» gli chiede Mercy «Ormai per tradizione consolidata, una donna che giri con scarpe sgargianti tacco dodici dev’essere per forza di cose una di quelle...» «Voghera ci ha costruito del folklore sulla saga delle tre P.» «Delle tre P? Che cavolo dici?» «Puttane, pazzi da manicomio e peperoni... Ma ormai credo che questi ultimi siano decisamente in minoranza.» «Spero in una ragione più consistente per poterla definire una puttana...» accenna con spirito gagliardamente femminile. «Il giornale riporta con garbo le sue generalità... Si tratta di una colombiana originaria di Santa Marta. Trent’anni... Tale Lourdes J.V. Professione: prostituta... Segnalata già una prima volta, circa un anno fa, alla stessa compagnia del comando carabinieri di via Verdi...» Mercy mima un gesto di disappunto. «È finita in almeno altre due retate... Questa è la precisazione che fornisce Mereghetti» afferma «Luoghi di lavoro abituali, il boulevard di via Amendola o il piazzale e giardini della stazione.» «E tu ti sei fatto l’idea, come dicevi, del solito regolamento di conti finito male tra la prostituta e il suo magnaccia. Perché?» «L’alternativa sarebbe un cliente impazzito, ma non è storia di tutti i giorni che uno si diverta a far fuori la battona con la quale ha appena scopato... Neanche se questa si fosse rifiutata di restituirgli il resto,» precisa coloritamente. «Scarterei anche l’ipotesi del maniaco... Del mostro... Fantasiosa! Finora la città si è dimostrata un posto tranquillo... Solita vita di provincia, grassa e paciosa.» La guarda. «Comunque ancora non ho idea di cosa il Mereghetti intenda per puzza di bruciato,» conclude, prima di alzarsi per raggiungere la cassa. A parte l’apprezzabile tornitura delle gambe, Steliana ha due polmoni da far invidia al décolleté della moglie di Giraudinho, ora che ci fa caso. «Sono quatro euri e cinquenta,» pronuncia con quei petali di labbra. Nemmeno il tempo di farsi cullare dalla fantasia quando la voce alle spalle lo fulmina. «Paga e pedala, zerbinotto!» «Ancora pedalare?! E che cazzo...!» protesta, mentre le dischiude galantemente la porta a vetri. L’aria sotto i portici di piazza Duomo sta rinfrescando. Frizzante al punto giusto. Mai come lo spirito di Mercedes, però. Pergiuda! Uno Sherlock Holmes simile farebbe proprio comodo. «Prima di pedalare volevo chiederti se sei dei nostri per una cena al Selvatico di Rivanazzano...» le domanda. «Devi farti perdonare qualcosa?» taglia corto Mercy, bizzosamente. «Devo incontrare ’sto benedetto Mereghetti... Ci siamo dati appuntamento al ristorante per cercare di chiarire questi suoi dubbi... E francamente non ho nessuna voglia si sorbirmelo per l’intera serata... Quello è come una gomma americana sotto la suola... Nemmeno ricordo più che faccia abbia... Tu mi terresti compagnia e poi... Sei socia oppure no della Premiata Agenzia Investigativa?» «Lui offre la cena e tu gli inviti ospiti a sorpresa?» «Gli ho già detto che non ci sarei andato da solo, e che comunque avrei offerto io... Se non si offendeva.» Tira su la zip del giubbotto fino alla gola e si incammina sotto i portici offrendole il braccio: «Ancora non mi è capitato di trovarne uno che si offenda... Bòja fàuss!» «Decisamente hai qualcosa da farti perdonare,» guizza via, accelerando il passo su corso Leoniero. Vista dal retro, infilata in quei jeans attillati, il suo fondo schiena guadagna cento punti su quello di Steliana. Cosa aveva pensato quella volta? Ah! Sì! Ha un culo perfetto come un liuto cremonese. 1 Peder Mørk Mønsted (Balle Mølle, 1859 - Fredensborg, 20 giugno 1941) Pittore danese. È stato uno dei più brillanti paesaggisti del XX secolo. 2 Angelo Fausto Coppi nato a Castellania è stato un ciclista su strada e pistard italiano. Soprannominato “il Campionissimo” o “l’Airone”, fu il corridore più famoso e vincente dell’epoca d’oro del ciclismo, ed è considerato uno dei più grandi e popolari atleti di tutti i tempi. 3 Vedi Pier Emilio Castoldi, Tortona Nove corto. Un’indagine per Dante Ferrero, Fratelli Frilli Editori, 2015.
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