17 - Steven

1334 Parole
“Dio che liberazione.” Sussurrò Theodora. Sorrisi. Almeno non ero il solo. Pensai andando alla porta che portava alle nostre stanze e chiudendola a chiave. Quando raggiunsi Theodora la trovai intenta a pettinare i capelli forse per liberarli dalle ultime forcine. “Posso aiutarti?” Le chiesi raggiungendola. Lei scosse la testa. “Credo di poter fare da me. Olga mi ha anche aiutata col vestito.” Mi disse con voce incrinata. “Questo non vuol dire che possa finire io.” Le dissi iniziando a sfilarle gli altri bottoni. “Credevo volessi un figlio.” Le dissi schietto. Lei assentì. “Pensavo alla fecondazione in vitro.” Mi rispose con voce tremolante. Finalmente libera le poggiai la mano sulla schiena seminuda. “Ritengo che il nostro matrimonio sia già abbastanza finto.” Le dissi. “Concepiremo nostro figlio nel modo più tradizionale esistente.”’ Le dissi facendole scivolare anche la gonna. “Se hai questi desideri, puoi benissimo raggiungere la cara Imali. Sicuramente ti asseconderà.” Mi rispose fiera girandomi. Lo sguardo fisso nel mio restava dignitoso nonostante indossasse un body merlettato che nascondeva poco e niente. Le sorrisi. “Io ho sposato te e non lei.a te ho giurato fedeltà e con te resterò sposato fino alla fine dei miei giorni .” Affermai. “C’è sempre l’opzione del divorzio.”‘rispose lei. Feci un sorriso cinico portando una mano dietro la sua nuca, i capelli erano soffici nonostante li avessero riempiti di prodotti chimici. “Non te l’hanno detto?” Le chiesi. “Nonistante il contratto pre matrimoniale, per me il divorzio non è possibile. Ho preso un impegno e quando lo faccio lo mantengo fino in fondo.” Le dissi carezzando la sua schiena con l’altra mano. Il suo respiro leggermente affannoso mi eccitava, voleva sembrare fredda e distaccata, ma percepivo il suo calore. “Sei mia moglie e dopo questa notte, lo sarai completamente.” Conclusi divorando le sue labbra. La baciai vorace cercando la sua lingua e se anche fosse stata titubante all’inizio, Theodora rispose a quel bacio famelico aggrappandosi alle mie sodale con le sue esili braccia. Avvertii il calore del suo sesso quando le gambe si avvinghiarono intorno ai miei fianchi ed ebbro di desiderio la portai verso il nostro letto. Se c’era una cosa che sapevo, era che tra di noi c’era molta alchimia e mi sarei preso ciò che era mio da quel momento. Il suo corpo aggraziato e perfetto. La prima volta fu selvaggio, un desiderio da appagare subito, ineluttabile. Durante la notte la feci però più volte mia, sempre più desideroso di lei. Avevamo una chimica perfetta e ne ero compiaciuto. Ammetto che anche Theodora come me era insaziabile. Quella ragazza mi avrebbe ucciso! Dopo la prima volta mi aveva raggiunto sotto la doccia, avevamo anche la avuto un rapporto, poi insieme eravamo tornati a letto. Adesso, dopo una notte senza sosta, alle prime luci dell’alba sentivo i polpastrelli della sua esile mano che mi sfioravano il petto. In risposta sollevai la mano portandola intorno ai suoi fianchi e abbracciandola. Poi presi a carezzarle la schiena mentre la mia bocca ancora assonnata scendeva sul suo collo esile e delicato, lo baciai e lo succhiai bramoso di possederla. La sua mano intanto era arrivata al mio inguine e si impossessò della mia asta iniziando a segarla.I nostri gemiti si confondevano, la sua pelle era calda e fremente, scesi con la bocca all'altezza dei piccoli seni e con i denti glieli morsi. Avvertii un urlo di piacere da parte di lei che mi invitava a continuare invocando il mio nome e allora continuai. La feci stendere sulla schiena lasciando scivolare il viso tra i seni mentre la mia mano scese al suo pube e si insinuò nelle profondità del suo sesso. Iniziai a stimolarla, intanto che lei torturava me anche io avrei portato lei allo stremo. Le sue gambe cinsero i miei fianchi, la sua mano iniziò a muoversi in sincrono con le mie dita dentro di lei. I nostri gemiti sempre più rauchi riempivano la stanza. Dio! Era così bello toccarla e avvertire il calore della sua pelle, i capezzoli duro tra le labbra. Era un crescendo di attesa e fermento. “Steve… ti prego…” mi implorò lei. Mi tirai su e fissandola la baciai. Quella bocca tentatrice di cui non riuscivo a fare a meno. Lascia andare la mano dal suo sesso ed esaudendo la sua preghiera la penterai. Theodora si inarcò contro di me, iniziando a muoversi in sincrono. Le afferrai i fianchi e la penetrai più volte sempre più a fondo, fino a quando non la sentii stringermi e raggiungere l’amplesso, allora mi lasciai andare immergendomi tutto in lei, col mio membro duro a svuotarmi nella sua alcova. La sentii invocare il mio nome e io stesso mi lasciai andare a un genito liberatorio. Dio! Quella era la cosa migliore che quel matrimonio combinato mi aveva portato. Partimmo per Nairobi quella mattina, con mio fratello Lorenzo che gestiva sempre la Principessa Imali per mio conto. “Lei vuole stare con te.” Mi disse Theodora con voce affettata. Composta e regale leggeva un opuscolo intanto che il jet ci portava in Kenya. “Ma io no!” Le dissi rendendomi verso di lei e cercando il suo sguardo. “È molto bella.” Mi disse fissandomi. “Non lo metto in dubbio. Ha una bellezza particolare tipica del suo paese.” Le dissi. “Ma a prescindere dal fatto che non la conosco…” Lei fece per parlare, ma la interruppi sollevando una mano. “Lei ha diciotto anni, forse diciannove. Lei non è te, che per quanto sconosciuta ragioni e decidi con la tua testa per te stessa.” Conclusi. Stupita mi guardò. “Diciotto?!” Mi chiese. “Compirò trent’anni a ottobre. Adesso dimmi tu, ti sembra normale che la sposi? Non sono un pedofilo.” Le dissi urtato. Lei mi fissò alzando la gamba. Si era tolta il sandalo e spingeva il piede contro il mio ventre. “Comprendo.” Disse spingendomi contro il mio sedile. Quel suo gesto mi stava eccitando, ma se ne rendeva conto? “Ma vuoi mettere che nonostante l’età abbia un bel fisico. Il seno è sodo e armonioso, come anche le curve delle natiche.” Mi disse. Scossi la testa. In quel momento pensavo al suo di seno, che non era eccessivo, o ai suoi fianchi che mi stringevano durante il sesso! Altro che Imali e le sue curve abbondanti. Mi spinsi in avanti afferrando il suo piede e con la mano libera afferrai la sua e la portai al cavallo dei pantaloni. “Al momento è il tuo fisico che il mio cazzo vuole.” Le dissi rude facendole capire quanto mi fosse diventato duro. Lei mi fissò.”Non posso aiutarti. Moderati, vai al bagno e liberati.” Mi disse lasciando comunque la sua mano intorno al membro. “Il bagno! Si… effettivamente non hai tutti i torti.” Le dissi lasciandole andare il piede. Mi alzai mentre Theodora si rilassava contro la poltrona rilassata. Ma non le avrei concesso tutto questo riposo. “Tirati su, andiamo al bagno.” Le dissi. Lei mi guardò interdetta. “Perché?” Mi chiese. Le presi la mano e l’attirai a me baciandola. “Secondo te?” Le sussurrai contro la bocca. “Ci sono i puliti, le hostess e tuo fratello. C’è una minorenne…” si lamentò. “E noi siamo appena sposati. Fidati, non avranno nulla da ridire.” Le dissi trascinandola con me in bagno. Questa era la nostra luna di miele. Nessuno avrebbe avuto da ridire che possedevo mia moglie in un bagno o nella suite del jet. Nessuno avrebbe potuto puntarmi contro il dito. Quello era il mio matrimonio, il sesso era l’unico beneficio che ne avevo. Per cui mi sarei preso tutto, che fosse un aereo o nel nostro albergo a Nairobi o ancora più tardi in Inghilterra. Theodora apparteneva a me.
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