6 - Theodora

1288 Parole
Piansi leggendo queste parti delle loro lettere. «Non riuscii a nascondere dell'incontro con vostra madre a Sapphire. Non le dissi che il mio grande amore altro non era che la futura moglie del suo Thomas. L'avrei distrutta! Ma le dissi di averla rivista, di aver ritrovato lei e i miei figli. Sapphire mi chiese di lasciarla, di tornare da lei. Di vivere la vita che mi restavo come volevo. Ma non potevo, sempre per egoismo. Ero a conoscenza di un grande segreto di Marina, sapevo perché vi aveva messo al mondo prematuramente e perché avesse avuto tre abortì. Vostra madre infatti soffriva di cardiomiopatia da stress, ogni volta che subiva un forte stress il suo cuore reagiva. La prima volta fece nascere voi con quasi un mese di anticipo, poi perse i figli di Marcello. Se fossi tornato con lei l'avrei condannata a morte, sapevo che appena le avrei detto del tumore, vostra madre non avrebbe retto. Rinunciare a lei per sempre era il mio destino. Il giorno dopo il suo matrimonio la salutai con un bacio, l'ultimo, chiedendo alla madre di Thomas di prendersi cura di lei. La donna infatti mi avrebbe preso con piacere a schiaffi, se non le avessi detto subito che stavo morendo e se non l' avessi avvertita che anche Marina era molto fragile. Ho avuto prova di questa fragilità quando vostra madre ha scoperto la mia malattia. Fortunatamente Rosalie era lì ed è riuscita a prevenire il peggio, come anche un aborto. Ebbene vi scrivo questa lettera dopo questo evento, perché vorrei farvi conoscere tutta la verità e amare tutti i vostri nuovi fratelli. Edward, Emmanuelle ed Elisabeth con Micaela. Non ho potuto stare con voi e vostra madre per proteggervi dalla mia morte...» Quella parte fu la goccia che fece traboccare il vaso. Con quelle ultime parole compresi perché mia madre fosse morta e mi avesse lasciata sola a dieci anni. Esplosi in un pianto a dirotto e l’unica mia consolazione erano le braccia di Nora che mi circondavano consolatorie nonostante ella stessa in quel momento piangeva. “Ero sicura… ho sempre pensato che lei… che fosse morta per far nascere l’altra…” singhiozzai. “Sono qui! Sono qui Thea.” Mi sussurrava Nora. “Tu non capisci…” rivelai sempre singhiozzante. “Lei mi chiamò, quel giorno mamma mi chiamò. Mi chiese come stavo, mi disse che aveva avuto la cassetta del mio saggio, che ballavo benissimo ed ero bravissima. Mi incitò a continuare e poi mi disse, ti amo! Ma devo raggiungere il papà. Non capii perché ancora non sapevo che papà era morto. La mia mamma stava lasciandomi e lo sapeva. Mi disse di continuare a ballare anche per lei e che sarei starà sempre nel suo cuore. Ma il suo cuore quel giorno si spezzò.” Piansi. Ero convinta che fosse stata la figlia a portarmela via! Invece no. Mia madre aveva scelto papà. Mio papà sempre e per sempre anche nell eternità. “Non voglio!…” singhiozzai. “Io non voglio amare nessuno… non posso. Non se l’amore ti riduce in questo modo. Non se implica lasciare i propri figli per amore.” Piansi. E Nora piangeva con me. Mario era inerme di fronte al nostro pianto. All’epoca non capivo, non capii fino a quando io e Nora non fummo sole e più tranquille. “Non immaginavo che anche gli uomini soffrissero. Ma tuo padre ha sofferto e anche Thomas Keller lo ha fatto.” Mi rivelò. “Pensavo che fosse un buono a nulla che si divertiva con le donne, invece tutte le volte che ha incontrato l’amore è stato maledetto.” Sussurrò. “Per via di Gabriel e Uriel?” Le chiesi. Lei scosse la testa. “No! Perché mamma mi disse che ero stata concepita proprio durante la loro tresca. Lui è mio padre.” Mi rivelò lasciandomi basita. Adesso tutto tornava. “Non è un poco di buono solo un uomo sfortunato.” “L’amore fa schifo. Per questo non amerò mai.” Dissi. “Io invece concederò tutto il mio cuore a chi mi amerà completamente.” Disse. “Sei pazza! Hai letto cosa fa l’amore?” Mi chiese. “Comprendo il tuo punto di vista. Ma Thea tu hai comunque avuto tanto amore dai tuoi genitori. Vi hanno lasciato un grosso carico d’amore. I tuoi zii e anche Inga e Taddheus Keller Meyer, vi amano e vi seguono proprio perché sono il lascito dei tuoi genitori. Io invece non ho mai conosciuto l’amore e ne ho bisogno.” Mi confessò. Potevo comprenderla, nonostante tutto io ero piena d’amore. “Capisco. Ma io non lo farò.” E infatti stavo per sposarmi con un perfetto sconosciuto. Arrivai nel Kelderdorp la prima settimana di giugno. Il matrimonio si sarebbe svolto nel Kleinsten, essendo il mio futuro marito il primogenito del principe in carica Philip del Kleinsten, una delle richieste che ci erano pervenute era stata proprio quella di sposarci lì . Non contrastavo la separazione dei beni e il contratto prematrimoniale. Erano cose che avrei richiesto anche io, infatti nel momento in cui me lo avevano accennato, ero stata chiara. Nel contratto c’era da inserire che avrei continuato a lavorare e vivere a Durahm. Comprendendo che era un matrimonio combinato e che probabilmente il mio futuro marito potesse avere un’amante, avevo richieder discrezione. Paradossalmente anche lui aveva fatto la stessa richiesta, potevo continuare a lavorare. Era però importante che nelle uscite ufficiali io gli ero sempre al fianco. Lavorando lui a Londra, mi era venuto incontro per l’abitazione e nei week end potevamo stare a Durahm. Più volte in quel periodo mi chiesi perché in giovane principe di appena trent’anni avesse contratto un matrimonio combinato. Il Kleinsten era un micro Stato di vedute abbastanza aperto, Eleonora era nata dalla relazione extraconiugale della principessa Alberta e Raoul Ashler.la stessa Priscilla, moglie del principe Giorgio, era figlia di un diplomatico nigeriano, una bellissima donna d colore. Infine Giacomo, aveva contratto più di un matrimonio, con la tennista Anna Miller si era separato dopo la nascita del figlio Giovanni, solo dopo varie relazioni diciassette anni dopo era nata la sua secondogenita Lily. Perché Steven, un uomo sicuramente bello, pensando al fratello e ai genitori, e nel pieno della sua gioventù contrattava un matrimonio combinato? Possibile che fosse gay e il matrimonio sarebbe stato di facciata? Sicuramente, se fosse stato gay, il mio quasi marito sarebbe andato d’accordo con Mario. Dovevo anzi sperare di non venire tradita proprio da entrambi. Nel Kelderdorp feci le ultime prove dell’abito, controllai gli invitati e cercai di istruire mia cugina Giaele nel suo ruolo di damigella. In tutto ciò venni raggiunta anche da lady Sapphire Ashley Cooper Rivederla dopo tanto tempo mi strinse il cuore. Essendomi diplomata a diciotto anni, non avevo avuto modo di incontrarla l quando avevo letto là lettera di mamma e papà. Erano passati dieci anni, avrei dovuto avere la maturità di essere meno rigida nei suoi confronti, soprattutto perché sapevo lei fosse stata una salvezza per mio padre. “Thea…. Mi permetti di aiutarti?” Mi chiese raggiungendomi nelle mie stanze. Apprezzai il garbo di venire personalmente da me e non fare quella richiesta in presenza di tutti a colazione. In quel caso avrei dovuto incassare ed accettare. Mentre trovandola in stanza ero libera di rifiutare e mandarla via. “Sinceramente non so neanche io cosa dovrei fare.” Ammisi. “Se non arrivo nel Kleinsten mi sa che non c’è nulla da fare.” “Hanno organizzato tutto loro?” Mi chiese allusiva. Per loro intendeva il granducato e il principato? Quello sguardo complice con una luce comprensiva mi sciolse. “Sediamoci. Le va?” Chiesi invitandola a non restare ferma al centro stanza.
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