Epilogo: Il Silenzio dopo la Tempesta

473 Parole
L’alba filtrava appena tra i cipressi del Cimitero di Nebbia, tingendo la nebbia di sfumature rosa pallido e oro sbiadito. Il silenzio era così profondo da sembrare irreale: non un battito d’ala, non un fruscio d’erba, solo il lento respiro umido della terra. Alberto camminava piano tra le tombe, avvolto nel suo cappotto ancora impregnato dell’odore della notte passata — un misto di pietra antica, radici e quel tocco inconfondibile della pelle di Filippo, che non riusciva a cancellare. La nebbia, ora, si muoveva docile, senza minaccia. Ma lui sapeva. Sapeva ciò che conteneva, e ciò che si era portata via. Arrivò davanti alla cripta sigillata. L’ingresso era ormai chiuso da un intreccio fitto di radici nuove, come se la terra stessa avesse deciso di ricucire la ferita. Posò la mano contro la pietra fredda e, per un attimo, sentì un calore rispondergli dall’altra parte: non un’illusione, ma una presenza. La presenza di Filippo. I ricordi della notte lo assalirono: il bagliore dorato, i sussurri, le mani intrecciate, il bacio che aveva il sapore di un addio e di una promessa nello stesso tempo. Lì, tra il battito dei due cuori e il vortice della nebbia, Alberto aveva compreso che nessuna scoperta archeologica, nessun premio, nessuna gloria accademica poteva paragonarsi alla straziante verità di amare qualcuno che ora apparteneva a due mondi. Si sedette su una lastra di pietra vicina, osservando il paesaggio. Il cimitero, pur tornato calmo, non era più lo stesso: ogni statua sembrava aver cambiato postura, ogni lapide custodiva un’ombra diversa. Tutto parlava di lui e di Filippo. Un leggero vento si alzò, e tra i fili di nebbia Alberto percepì una sagoma familiare: alta, solida, con il volto a metà fra la luce e l’ombra. Filippo. Non era un’apparizione completa, piuttosto un’eco di lui. Ma bastava. — Sei ancora qui… — mormorò Alberto, e un sorriso triste gli sfiorò le labbra. La figura non parlò, eppure Alberto sentì la risposta, come un calore che gli avvolgeva il petto: Sempre. La nebbia lo circondò delicatamente, passando attorno al suo collo e sulle sue mani, come un tocco sottile, quasi un bacio invisibile. Non c’era paura in quel contatto, solo un’intensità dolce, fatta di conferme silenziose. Alberto si alzò, percorrendo lentamente il viale centrale. Non aveva intenzione di andarsene. Non davvero. Ormai era parte di quel luogo, tanto quanto le radici dei cipressi o le pietre su cui camminava. Avrebbe camminato ogni giorno tra quelle tombe, sentendo accanto a sé l’ombra viva di Filippo, parlando con lui nei sospiri del vento e negli addensamenti della nebbia. E quando la nebbia si faceva più spessa, chiunque l’avesse visto da lontano avrebbe potuto giurare che non fosse solo. Alberto sorrise. Non era la fine. Era un nuovo inizio — e il Cimitero di Nebbia, silenzioso, accoglieva quella promessa come un segreto eterno.
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