Capitolo 1
**POV di Emma**
*"Dopo la cerimonia di consegna dei diplomi, i cinque migliori studenti ceneranno con una delle personalità più importanti del paese. Durante questa cena, ognuno di voi avrà la possibilità di porgli una sola domanda, una e non di più" annuncia la preside.*
Siamo nell'aula magna, lei si trova davanti a noi, indossa una giacca e una gonna a tubino corta, con i tacchi. Porta anche gli occhiali e i suoi capelli neri sono corti: la signora Smith è la preside dell'università. È lì per informarci sullo svolgimento della cerimonia.
Emily, la mia migliore amica seduta accanto a me, alza la mano. Tutti gli sguardi si posano su di noi, non ho idea di cosa le passi per la testa.
*"Sì, signorina" dice la signora Smith.*
Emily si alza con estrema naturalezza, io deglutisco nervosamente, temendo che si renda ridicola davanti agli altri studenti. La signora Smith è nota per questo: si diverte a umiliare gli studenti.
*"Ehm... Lei ha parlato di una grande personalità del paese e ha detto che avremo il permesso di fargli delle domande. La mia domanda è: chi è?"*
Il viso della signora Smith si irrigidisce, iniziano i bisbigli, io stringo i denti come se avessi freddo. Se solo potessi farla risedere.
*"Dobbiamo conoscere l'identità di questa persona, così potremo preparare la domanda in anticipo" continua lei.*
Tiro un sospiro di sollievo. Emily non ha torto: se dobbiamo... insomma, se i migliori studenti devono interrogarlo, devono prepararsi in anticipo. Devono conoscere l'identità di questa persona per potersi organizzare.
*"D'accordo, capisco!" replica la signora Smith con noncuranza.*
Continuo a fissarla, non sembra così contrariata dall'intervento di Emily, forse perché la sua ragione è giusta. Emily si risiede sperando in una risposta alla sua domanda.
*"Si tratta di William Johnson, immagino che lo conosciate?"*
*"Sì..." rispondono i miei compagni, tranne me.*
Strano, lo conoscono tutti tranne Emma Miller. Non mi sorprende, sono sempre l'ignorante di questo pianeta. Non passo il tempo sui social network e ancora meno sui giornali, la vita delle persone famose non mi riguarda affatto! Almeno, è quello che continuo a ripetermi.
Sento le voci, le ragazze che si eccitano sottovoce all'idea di incontrare questo famoso William. Tra tutte quelle entusiaste all'idea di conoscerlo, solo una, forse due, avranno davvero l'occasione di cenare con lui dopo la cerimonia.
La signora Smith esce dall'aula, mi alzo a mia volta con la borsa in spalla.
*"Andiamo?" chiedo a Emily.*
Emily ed io condividiamo lo stesso appartamento, ognuna con il proprio mezzo di trasporto. I suoi genitori non se la passano male, l'anno scorso le hanno regalato un'auto. Io, invece, ho dovuto comprarmi un'auto usata.
***Appartamento***
Torniamo a casa, mi lascio cadere sulla poltrona. Emily va in cucina e mi raggiunge con una mela in mano.
*"Ancora non riesco a crederci. Avremo entrambe la possibilità di incontrare William Johnson" dice, con voce eccitata.*
Emily ed io facciamo parte dei migliori studenti che ceneranno con lui. Da un po' non fa che ronzarmi nelle orecchie con questa storia. Una cena e una domanda, niente di più! Cosa cambierà nella mia vita di merda? Niente! Dopo questo incontro, l'unica cosa che sarà cambiata è che avrò conseguito la laurea magistrale e dovrò trovarmi un lavoro, o fare stage per non restare disoccupata.
*"Senti! È normale che io non sia eccitata quanto te per questo incontro?" le chiedo, fissandola con un occhio solo.*
Sono il genere di persona che non si lascia impressionare né dalla ricchezza né dalla celebrità; mentre tutte le ragazze della mia età si sfiancano per i loro idoli, io preferisco un bel pisolino.
*"Sì, Emma! Sei l'unica, semplicemente perché la signorina Miller è strana!" ribatte lei, con aria provocatoria, mangiando la sua mela.*
Rido di queste parole raddrizzandomi. Emily ed io ci conosciamo dai tempi delle medie, il legame che ci unisce va oltre l'amicizia.
*"Non vedo perché dovrei essere impressionata da lui, dopotutto è un essere umano. E poi, non vedo a cosa ci servirà questa cena."*
Il suo sguardo si blocca per un secondo su di me, come se avessi detto una parolaccia.
*"Non è che ci offrirà un lavoro o degli stage, solo abbuffarsi di cibo, farsi una foto con lui e fare una domanda la cui risposta si trova sicuramente su internet. Francamente, è una perdita di tempo!" esclamo.*
*"Emma, smettila di essere pessimista! Pensa che con questa cena potremo restare in contatto con lui. E poi non puoi prevedere il futuro, non sai cosa ci riserva dopo questa cena."*
Scuoto la testa fissandola come se fosse un caso disperato. Sappiamo tutti che i ricchi non si mescolano ai poveri, e non capisco perché abbia scelto la nostra università e non una facoltà piena di figli di ricchi.
*"Che domanda gli farai?" le chiedo, armeggiando con il cellulare.*
Lei è concentrata a battere sulla tastiera del computer, lo sguardo fisso sullo schermo.
*"Non lo so ancora bene, ma ho già un'idea in testa" mi dice, con vocina.*
Quando Emily mi parla in questo modo, sento che ha in mente qualcosa che non mi piacerà, o peggio, una sciocchezza che le uscirà di bocca. Poso il telefono sulle ginocchia e la fisso ancora di più, aspettando di vedere cosa ha intenzione di fare.
*"Ecco, mi piacerebbe sapere se è gay" aggiunge, ridendo.*
*"No, non oserai?" le chiedo, cercando di redarguirla.*
Lei scoppia di nuovo a ridere.
*"E perché no? Dopotutto è una domanda!"*
*"Ma questa risposta puoi trovarla facilmente su internet, visto che è famoso."*
Al giorno d'oggi, la vita di molte celebrità è esposta sui social network.
*"Figurati che no! Non c'è nessuna rivista che ne parli chiaramente. Alcuni media dicono che è single, altri che ha una fidanzata. Alcuni arrivano a pensare che sia gay, e milioni di ragazze, me compresa, che stravedono per lui, hanno bisogno di chiarezza. È l'occasione per fargli questa domanda" spiega, sovreccitata.*
*"Emily, preferirei che gli chiedessi altro sulla sua vita piuttosto che questo. Perché penso che se non ha rivelato nulla sulla sua vita privata, è proprio perché non vuole parlarne. E credo che dobbiamo rispettarlo" provo a farla ragionare.*
Mi stupirebbe che fosse single. Per quanto riguarda il fatto che nessuno conosca la verità sulla sua vita sentimentale, penso che stia cercando di proteggere la sua compagna dai paparazzi, come fanno altre persone famose.
*"Ci penserò, ma continuo a credere che facendogli questa domanda otterrò una risposta utile ai media."*
Stavo per ribattere ma il mio telefono squilla. Lo prendo dalle ginocchia e vedo il nome di mia madre apparire sullo schermo. Rispondo mentre Emily si alza e se ne va.
*"Pronto mamma!"*
*"Come stai, tesoro?" mi chiede, con voce affettuosa dall'altro capo del filo.*
*"Sto bene, e tu? Papà è lì con te?"*
*"No, Emma. È andato a fare la spesa. Allora, sei pronta per domani?" mi chiede, con voce allegra.*
*"Sono stressata... Verrai? Insomma, tu e papà, ci sarete?"*
Silenzio. Non dice nulla per qualche secondo, ho pensato avesse riattaccato. Quando la sento schiarirsi la gola senza dire niente, capisco che non verranno. Ho già la risposta ed è negativa.
*"Ehm... Emma..." balbetta al telefono.*
Sono devastata, domani sarà un giorno speciale per me e avrei voluto che fossero presenti. So di avere 24 anni e di essere abbastanza grande da gestire la mia vita, eppure ho ancora bisogno di loro in questi momenti.
*"Tuo padre ha un colloquio domani, e io non sono riuscita a parlare con la direttrice dell'ospedale. Quindi non ho avuto il permesso di assentarmi domani."*
Sento la colpa nella sua voce, espiro rumorosamente. Mio padre ha circa cinquant'anni, sapere che è ancora in cerca di lavoro mi spezza il cuore. Lavorava in un negozio di alimentari, ma dopo la morte del proprietario il negozio ha chiuso e lui si è ritrovato disoccupato. Mia madre, invece, è un'assistente sanitaria in una casa di riposo; vivono in Canada, a Vancouver.
Anche se sono triste, non ce l'ho con loro. Le loro risorse, comunque, non sarebbero bastate per un viaggio andata e ritorno tra Vancouver e Seattle.
*"Non preoccuparti, capisco perfettamente" dico, per tranquillizzarla.*
Parliamo ancora qualche secondo, poi riattacca.
Oggi è il giorno della cerimonia di laurea. Siamo già nella grande sala, decorata a festa. Emily ed io, insieme ai nostri compagni, indossiamo la toga, con tanto di fascia e tocco.
La cerimonia inizierà tra una decina di minuti. Ci troviamo a pochi metri dalla sala, cercando con lo sguardo i genitori di Emily.
*"Ecco, li vedo!" sussurra, indicandomi i suoi genitori dall'altra parte della stanza.*
Li raggiungiamo, sua madre indossa un completo camicia-pantalone bianco. Suo padre porta una giacca nera, sono entrambi eleganti nei loro abiti.
Li abbracciamo a turno.
*"Tutto bene, ragazze?" chiede la signora Brown, la madre di Emily, sorridendoci.*
Chiacchieriamo aspettando l'inizio della cerimonia. Poi la presentatrice prende il microfono sul palco e ci invita a prendere posto, segnando l'inizio della cerimonia.
Dopo l'introduzione, viene sostituita da un rappresentante dell'università, che tiene il suo discorso; io comincio già ad annoiarmi. Ogni tanto mi perdo nei miei pensieri, sperando di far passare il tempo più in fretta.
Poi ritiriamo i nostri diplomi. Tiro un sospiro di sollievo. Improvvisamente sento il mio nome risuonare nella sala.
*"Signorina Miller..."*
Mi riscuoto immediatamente quando Emily mi dà un pizzicotto discreto. Mi rendo conto che siamo ancora sul palco e che tutta l'attenzione è puntata su di noi.
Mi giro esitante e mi ritrovo davanti alla presentatrice che mi porge il microfono. Deglutisco a fatica, le mani tremanti per il nervosismo.
Mi fa l'occhiolino complice seguito da un sorriso rassicurante, le sorrido nervosamente prendendo il microfono. Sono stata nominata miglior laureata, considerata la mia media generale.
Tengo il microfono, i genitori dei miei compagni, i responsabili e gli ospiti mi guardano. Li saluto educatamente, poi comincio il mio discorso, improvvisato. Tra la folla, una sola persona attira la mia attenzione. È un giovane uomo, che deve avere tra i 28 e i 30 anni. Elegantissimo nel suo smoking blu, i suoi occhi azzurri mi fissano intensamente. Il gomito appoggiato al bracciolo della sedia, le dita che sfiorano le labbra, non mi toglie gli occhi di dosso da quando ho iniziato a parlare.
Devo ammettere che è un uomo molto bello, ma il suo sguardo insistente su di me aumenta il mio nervosismo. Distolgo gli occhi da lui e li poso su un posto vuoto in fondo alla sala.
Finisco il mio breve discorso, restituisco il microfono alla presentatrice tra gli applausi.
Emily mi fa un cenno con la mano, esprimendo la sua soddisfazione. Vado a mettermi accanto a lei, la presentatrice ci invita a tornare ai nostri posti. Mentre scendiamo dal palco, sento ancora i suoi occhi su di me, mi trattengo con tutte le mie forze dal guardarlo, ma finisco per cedere alla tentazione. Do un'occhiata verso il suo posto e i nostri sguardi si incrociano: è davvero sexy e ha un'aria calma e serena.
Il suo sguardo è indecifrabile, mi mordo il labbro maledicendomi in silenzio per averlo guardato.
Ma perché mi fissa così tanto? È una vecchia conoscenza? No, non conosco quest'uomo. Non credo di averlo mai incontrato prima.
Torniamo ai nostri posti, mi sporgo verso Emily e le sussurro all'orecchio.
*"Ehm, Emi..." comincio, esitante.*
*"Mmh!"*
*"Conosci quell'uomo, quello vestito con lo smoking blu" le descrivo, indicandolo discretamente col dito.*
Emily segue il mio dito con lo sguardo, poi si volta di scatto verso di me.
*"Chi? William Johnson?" mi chiede, come se lo stesse notando solo ora.*
Ha la testa china, lo sguardo fisso sul telefono, probabilmente sta scrivendo un messaggio.
William Johnson? Il famoso William!