VECCHIA BASTARDA-2

2010 Parole
«Allora, Santucci, direi faccia d’uopo convocare questa signora e farci due chiacchiere. Chiami l’hotel Metropole… anzi, ci vada e me la porti qui insieme al cowboy!» Santucci si irrigidisce sull’attenti prima di rammentare che non mi interessano ’ste pagliacciate da caserma. Saluta e corre a Via Principe Amedeo. Se Jack Waterson avesse cinturone, colt e cappellone texano sarebbe pronto per salire su una carovana con John Wayne! Però non è texano. Il passaporto certifica che è nato a New Johnsonville, Tennessee. È del millenovecentoventi, come me, e non è il marito di Frine Cerulli. È il cognato. Il consorte della signora, Beau, è morto all’inizio dell’anno. La signora Frine racconta che è arrivata in Italia da tre giorni. Non ha i recapiti dei fratelli ma, nonostante i dissapori familiari, ha tentato senza successo di mettersi in contatto con la madre. «Poliziotto in hotel, prima, ha detto nothing… Io pensa che successo qualcosa a my mother… È successo?» Beh, in effetti alla vecchia è successo più che qualcosa… E tocca a me darle conferma dei tristi presagi. Tralascio il fatto che la mamma è stata riassemblata sul tavolo anatomico, ma le dico chiaro e tondo che è stata assassinata. «Come mai vi trovate a Roma?» chiedo, dopo averle dato qualche minuto per riprendersi da una misurata reazione di dolore. Cowboy-Jack sembra il più accorato tra i due. «Dopo morte di my marito, ho deciso di tornare in Italia. Mancavo di oltre venti anni… Sto cercando casa. Mio… come si dice?... insomma lui…» «Cognato. Intende lui, no?!» «Yes, lui. Lui mi accompagnerà finché trovo casa per abitare…» «Lei sa dove viveva sua madre?» «Conosco address… com’è? indrizo… perché lei scriveva su lettere, ma non sono mai stata…» «Vi scrivevate spesso?» «Oh, no… seldom… Mia mother non aveva accordato mio matrimonio, così come miei fratelli… Loro mi hanno rifiutata…» «Sono indiscreto se le chiedo perché?» «Don’t worry… glielo dico. Non è secreto nemeno per mio coniato. Origine di tutta quarrel sono miei fratelli. Abbiamo perdutto nostro father quando erivamo tutti molto giovani: Anthony e Elio erano praticamente ragazzi, io avevo quindici anni e il grande, Ernesto, diciannove…» Ernesto è l’impiegato, Antonio il fruttarolo, Elio il tassinaro. E lei parla come Don Lurio!! «Mamma si è data di fare, ha fatto tuto che poteva fare, ma loro non hano mai mosso un dito per aiutare lei! Papà era tram driver e la pensione che lasciato a mama bastava per vivere more or less… Ma loro, i maschi, non faceveno che spilare soldi da sperperare in bar, cinema, horse racing… Mia mother, per cui i maschi di familia sono sacred, si levava pure il pane da bocca e quando i soldo non sono bastati più manco per mangiare una volta al giorno, mi ha fatto lasciare scuola e mi ha meso a lavorare. Ho fatto commessa, sguattera, washerwoman…» «E i suoi fratelli?» «Loro studiavano, poverini! Amavano tanto la scuola che… ogni classe hanno repeatuta almeno due volte! Tanto c’era mamma e poi pure io a spacare in quattro per loro! Mia cara mamina a un certo punto si ocupata personalmente di trovare lavoro for me e mi ha mandato a servizio presso familia dove la... come posso dico?... dove la kindness verso individui di sesso maschile veniva ricompensata con qualche danaro in addizione al salario...» Cowboy-Waterson guarda la cognata con occhi pieni di compatimento. «Poi, però, lei si è sposata…» «Mummy dava loro everything they want, but nello stesso tempo era troppo posse… posseduta…» «Forse intende possessiva? Li controllava…» «Yes, right… controllava che i ragazzi spendessero per divertimenti, ma stava attenta che non si impegnassero…» «Non voleva che si fidanzassero?» «Sì, esatto, because… perché altrimenti il suo denaro servivi per riempire altre bocche! Quando finalmente hanno comanciato a lavorare mom pretended they give her the money. Cioè… lei era unica amministratrice dei redditi di famiglia…» «Un bel tipetto, sua madre! Mi perdoni…» «Non deve excusarsi! Io dico che era una real bastarda! M’ha fatto fare la putana per continuare a dare denaro ai fratelli e tenerli in scacco fino che avevano loro soldo… Poi, quando ho conosciuto Beau e married… sposato, mi ha voltato spalle perché ormai non portavo più soldo a casa…» «Non aiutava sua madre?» «Why I should help her?!... Scusi…» «Ho capito, non si preoccupi…» «Dopo ciò che mi ha fatto, dico francamente, non ho avuto scrupoli a imbarcarmi per gli States e dire addio a tutto. Lei aveva i maschi… a loro teneva, after all. Tre, come si dice? cavaliere servente…» «Suo fratello grande, però, s’è sposato…» «Oltre ai soldo, my mother sempre ha tenuto conto de so-called… com’è?... respectability… the appearance... A un certo momento le è sembrato ridiculous aver tre figlio attaccati a sottana, così she has allowed to Ernest de prendere moglie e ha aiutato altri due a comprare appartamentino dove divideno loro single lives…» «Comunque lei, adesso, è venuta in Italia e ha cercato sua madre…» «Era vecchia eighty-four. Complessi di colpa me ne ha elargiti a piene mani since I was a child, ma ho imperato a superare. I don’t like rimorsi. Lei scriveva, io respondeva. Sono tornata in Italy e volevo vedere lei. Poteva essere the last time…» «Mi scusi, signora, ma… se aveva l’indirizzo di sua madre, perché non ha provato ad andare a trovarla in taxi? Oltretutto, non so se lo sa, l’albergo dove alloggiate non è lontano.» «I didn’t know… E… yes, volevo vederla, ma… non era prima cosa che volevo fare… Forse sarei andata oggi, or tomorrow… It’s too late now! Lei ha sospetto su chi possa avella accisa?» Me lo domanda così, come uno che la mattina va in cucina, trova uno scarafaggio morto sotto il lavello e si chiede da dove potesse provenire! «In tutta sincerità stiamo ancora cercando di orientarci. Piuttosto, signora, lei sa che probabilmente sua madre prestava denaro a interessi di usura?» «She still did it!! Oh, my God! A volte pare che il tempo si ferma. Lo ha sempre fatto! A me faceva fare mignotta e money che portavo a casa lei prestava a strozzi…» «I suoi fratelli mi hanno detto che loro non lo sapevano…» «Le hanno mentito… no doubt!» «Ma… a che scopo?» «You sei il poliziotto… lei deve scoprire.... Io ho smesso di interessarmi a miei fratelli nel quarantaquattro!» (3 luglio – Mercoledì – Basilica di San Lorenzo fuori le mura) Di solito le chiese offrono un buon riparo dalla canicola estiva, ma… sarà un caso, ’sta basilica dedicata al Santo grigliato oggi è proprio un forno! E poi è una chiesa che non amo. È importante, lo so, piena di storia antica e recente. Qui riposano Pio IX, Alcide De Gasperi… ma per me è soprattutto il ricordo delle bombe del 19 luglio ’43. Me la ricordo squassata, ferita, nascosta, come tutto il quartiere e oltre, dal polverone che aveva rapito con artigli d’autunno lo smalto del cielo estivo e toglieva il respiro. Immagini di dolore e di lacrime che non si sono sbiadite con la ricostruzione che l’ha restituita a Roma. Oltretutto, per via dell’adiacenza con il camposanto, vi si celebrano funerali a profusione e l’aura mortaccina sopraffà ogni attrattiva… Qui si tengono le esequie di Adelina Bernardini, ricomposta alla bell’e meglio dal dottor Paselli, accompagnata soltanto dai tre figli maschi e dalla figlia Frine col cognato americano. Manca la moglie di Ernesto. Poi ci sono io, che sto qui per osservarli, e una vecchietta rannicchiata al banco più vicino al portale da cui s’insinua solo afa. Lei non c’entra niente: è entrata e s’è messa lì solo per riprendere fiato. Sparpagliati nel vuoto infuocato della navata, i figli di Adelina seguono il rito con espressione stolida e svogliata che resta la stessa pure al Tantum Ergo: “…Genitori genitoque, laus et jubilatio, salus, honor, virtus quoque…” La bara di zinco – gli affezionati parenti hanno risparmiato pure sul legno! – viene caricata nel carro Fiat Duecentotrentotto del Comune insieme con un mazzo di gladioli un po’ provati. Antonio e Ernesto Cerulli salgono sul taxi di Elio. Chiedo alla signora Frine se lei e il cognato desiderino un passaggio, visto che ho la macchina. «Don’t worry, commissario, tanto we andiamo qua al Verano...» «Appunto, vengo con voi, così almeno vi risparmiate il caldo…» «Quand’è così…» Istintivamente seguo il tassì di Elio Cerulli che s’è mosso dopo il carro, ma realizzo dopo pochi metri che la macchina gialla prosegue dritta verso Viale Regina Elena. «I suoi fratelli… non vengono?!» «Si direbbe di no!» «I can’t believe!» esclama sottovoce cowboy-Jack che anche oggi sembra il più affranto. Evito ulteriori commenti. Mi metto appresso al Duettrentotto che arriva all’ingresso del cimitero e s’infila nel varco riservato ai veicoli. Lasciata fuori la città, qui si sentono solo cicale, richiami di qualche uccello accaldato e gli sgocciolii delle fontanelle nascoste tra alberi e siepi. Adelina Bernardini viene tumulata al Pincetto Vecchio. Una tomba col coperchio di marmo eroso dal tempo e dagli elementi dove la aspettano altri Bernardini, a cominciare da un certo Aurelio passato tra i più nel 1898. Accanto, un sacello pomposo con tanto di bronzea Italia velata e piangente, accoglie le spoglie del sottotenente Guglielmo Robetti di anni 24 “deceduto per morbo crudele in un ospedaletto da campo il 12 novembre 1917”. «Adesso che farà, signora?» «Adesso, io torna in my hotel. Appena trov… trovarò casa, Jack torna a America.» «Ah, quindi ha proprio deciso di stabilirsi in Italia!» Penso: ma chi te lo fa fare! Però non glielo dico. «Yes! Oramao non ho più nessuno agli States… e con eredità di Beau, qui potrò vivri da signora!» Embe’… Dollari contro Lire! «Anche qui, da quello che so, non ha persone… a parte i fratelli con cui però, scusi la sincerità, non mi sembra abbia molto dialogo…» «Yes, yes… but… how can I say?... Lontano di tutti, lontano de cuore…» «Sì, ha ragione. Va bene, signori. Rinnovo ancora le mie condoglianze. Se avrò bisogno di lei la chiamo al Metropole. Se trovasse casa, mi avverta.» «Va beni, commissario. Bye bye…» Cowboy-Jack mi stringe la mano con schietto vigore. (Questura di Roma – Ufficio del commissario Umberto Soccodato) Presenziare alle esequie della cravattara non ha sortito altri effetti che una sudata storica e una scarica di malinconia per i ricordi di guerra legati a San Lorenzo. Oltretutto, proprio come si dice, non so che pesci pigliare perché una strozzina ha più nemici di un generale della Wehrmacht e chiunque può aver avuto interesse a metter fine alla sua fastidiosa esistenza. Ho pensato che la vecchia possa essersi servita di qualche delinquentello facile di cazzotti e di lama per ammorbidire i debitori più restii a pagare nei modi e tempi stabiliti. Perciò ieri ho sguinzagliato Santucci e aspetto i risultati della sua indagine con la speranza che tutto si risolva entro il 10 corrente mese, giorno in cui cominciano le mie ferie. È quasi sera. Una di quelle dolci sere di luglio che hanno i colori e il profumo del mare e della gioventù anche se il mare è lontano e la gioventù più lontana di lui. Do un po’ d’acqua alla dracena con cui condivido l’ufficio. Giunge dal corridoio una gragnola di sternuti sguaiati che hanno poco di estivo: Santucci! Con telefonate e stoiche peregrinazioni per l’Urbe assolata, il brigadiere è riuscito a ricostruire – a tempo di record, lo riconosco – le tecniche persuasive di Adelina Bernardini. Non un picchiatore, non un sadico accoltellatore, come avevo ipotizzato. Per riscuotere tutto e per tempo, la Bernardini ricorreva alla più raffinata arte del ricatto avvalendosi di seduttività e cinismo quali si possono trovare perfettamente amalgamati in una donna. Giovane e bella, si capisce. E sul “giovane e bella” tutti gli insolventi interpellati da Santucci – spuntando i nominativi sul quaderno di Adelina – sono d’accordo. I dolori cominciano nel momento in cui, volendo andare avanti con le indagini, si deve dare un volto e, ancor peggio, un nome a questa creatura. Per motivi fin troppo ovvi un’addetta a riscossioni illegali non si presenta con nome e cognome e tantomeno esibisce i documenti… Una donna, poi, ha mille modi di alterare i propri connotati, oltre alle generalità. Dio v’ha dato un viso e voi ve ne fate un altro… Chi era, Shakespeare? Forse. Non mi ricordo… Sta di fatto che è così, e la cosa complica parecchio il lavoro del segugio! Allora faccio un’altra pensata: la vecchia Adelina e la bella esattrice dovevano comunicare, in qualche modo… Si incontravano? Troppo rischioso. Meglio mantenere più distanza possibile, e allora… il telefono! «Ma la vecchia non teneva il telefono!» rileva Santucci con la sua simpatica cadenza salernitana – chi lo scambia per napoletano se lo fa nemico! – prima di abbandonarsi a una sequenza di sternuti da Guinness. «E allora?» «La posta?» «No! Troppo lenta e rintracciabile. Un momento, Santucci… mica è necessario averlo in casa, il telefono! Anzi, a pensarci bene, per certi tipi di attività è più sicuro usare un telefono pubblico…» «Aspetti… ci sta un caffè-pasticceria proprio all’angolo del palazzo dove abitava la vittima, che tiene il telefono a gettone. Lo so perché l’altro giorno l’ho adoprato per chiamare a casa…» «Ecco, bravo! Allora faccia così: prenda una foto della Bernardini… Ce l’abbiamo una foto della signora? Intendo quando era tutta… intera.» «Sì, sì, dotto’… abbiamo fatto un po’ di copie ingrandite della foto della Tessera Postale.» «Perfetto. Prenda la foto, vada in quel bar e domandi se la Bernardini si serviva del telefono. In entrata e in uscita, cioè se telefonava e si faceva telefonare.»
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