«Agli ordini, dotto’. Vado… vado adesso?»
«E quando?! Vuole aspettare domani!? La notte porta consiglio, lo so, ma lo porta pure agli assassini!»
«No, no… vado subito…» e giù sternuti e strombazzate di naso!
«Ah, Santucci, se quelli del bar le confermano che la vecchia usava il telefono, mi chiami, così mi muovo per farmi dare i tabulati delle chiamate dalla SIP.»
«Sì, certo… La chiamo qui?»
«No! Dico, scherziamo?! Sono le sette e mezza, io me ne vado a casa!»
Santucci si stringe nelle spalle – e pare pure di più un gufetto! – saluta e va a fare quello che gli ho detto.
(4 luglio – Giovedì – Questura di Roma – Ufficio del commissario Umberto Soccodato)
L’idea del telefono del bar era giusta. Ieri sera Santucci è andato al caffè di Via Conte Verde. C’è andato in divisa, e ha mostrato la foto di Adelina Bernardini. Dopo qualche reticenza, dissolta appena il brigadiere ha ventilato l’ipotesi di una segnalazione all’Ufficio d’Igiene per certe bestiole a sei zampe che scorrazzavano nel retrobottega, il proprietario dell’esercizio ha ammesso che la vecchia passava parecchie ore seduta a uno dei tavolini e adoperava sovente l’apparecchio a gettoni, per telefonare e per ricevere. Allora Santucci ha domandato se sono in molti a usare il telefono per ricevere e l’esercente ha risposto che no, che i clienti lo utilizzano quasi sempre solo per chiamare e che “con la Bernardini faceva un’eccezione perché era anziana e male in arnese al punto di non potersi permettere il telefono a casa”. Io, a dirla tutta, sono convinto che il barista fosse al corrente dell’attività della vecchia, che magari egli stesso fosse ricorso a lei per aver liquidi e si sdebitasse anche mettendole a disposizione la linea. Comunque, per noi le cose non cambiano e con l’avallo del magistrato ho chiesto alla SIP i tabulati con le chiamate degli ultimi due mesi effettuate e ricevute dall’utenza 73.13.393 della pasticceria Toseroni.
“…sei anni fa mi comprai una chitarra per poco
era già usata e la marca mi pare Kit
e fu così che con Gigi con Aldo e con Kiko
misi su un complessino di quelli beat.
Le prove in una cantina per seimila al mese
un bugigattolo che stava sotto a un bar
il nostro impianto era certo di poche pretese
solo dieci watt…8”
Io e Santucci, insieme, non facciamo dieci decimi di vista. Pur tuttavia non impieghiamo tanto a isolare dai tabulati forniti dalla società dei telefoni il numero che ricorre più spesso: 73.45.19 che risulta intestato al signor Marcello De Paolis residente in Via Ferruccio, 30.
«Tutto in zona, dotto’!» fa a tempo a notare il brigadiere prima che un trabocco di sternuti lo sballotti a mo’ di una biglia da flipper.
“…E dalle tre fino alle sei
con ‘Paint It Black’ e ‘Yesterday’
con un supplì e un’HB fumata in tre
e un vecchio rock suonato in RE;
e poi qualcuno diceva ‘non mi sento bene’
era una scusa qualunque per salir su
sperava forse che fosse affacciata al balcone
proprio Merilù…
Ma che tempi erano quelli
e purtroppo non ci son più…”
(Abitazione del sig. Marcello De Paolis – Via Ferruccio, 30)
Il signor Marcello De Paolis se la fa sotto quando io e l’agente Pizzochero suoniamo alla sua porta e al suo cauto «Chi è?» rispondiamo «Polizia!» Cioè, non se la fa letteralmente sotto, però si vede che le gambe gli fanno giacomo-giacomo mentre ci precede verso una cameretta da pranzo dove ci fa accomodare. Spesso facciamo questo effetto, noi madame! L’apprensione del signor De Paolis, poi, non scema, ma aumenta addirittura nel momento in cui gli diciamo che siamo arrivati a lui attraverso il suo numero telefonico in cui siamo incappati indagando su un omicidio. Però non cerchiamo lui ma «una ragazza giovane e, ci dicono, piuttosto bella… che, ovviamente, possa usare il suo telefono».
«Micaela!»
«E chi sarebbe Micaela, di grazia!» chiede Pizzochero, con il suo vocione sotto i mustacchi alla Causio, che di grazia ne ha davvero pochina.
«Mia… mia figlia…»
Il signor De Paolis si affloscia come il sacco di una lucidatrice quando si stacca la spina.
«Vive con lei, sua figlia?»
«Sì, ma… cos’ha fatto?... Avete detto omicidio!»
«Dov’è la signorina, adesso?»
«Beh… lei studia, va all’università… Se non ricordo male, ha un esame tra poco… Oddio, ditemi la verità, è accusata di qualcosa?»
«Conosce una certa Adelina Bernardini?»
«Bernardini… Non è quella anziana che hanno ammazzato da ’ste parti qualche giorno fa? Ho letto sui giornali... Ma Micaela che c’entra?»
«La conoscevate?»
«Di vista. L’ho vista spesso seduta al caffè Toseroni, ma… manco sapevo il suo nome. Ho letto il giornale e ho ricollegato…»
«Sua figlia la conosceva?»
«Non credo. O meglio, l’avrà vista qualche volta così come la vedevo io… Ma, vi prego, ditemi: perché cercate Micaela?! Che c’entra con l’assassinio di quella donna?!»
«La signorina è all’università?»
«Credo… credo di sì. È uscita stamattina… mi ha salutato… non è che mi dice per filo e per segno dove va… Sapete come sono i ragazzi…»
«Quanti anni ha?»
«Io?!»
«Sua figlia…»
«Ventuno.»
«Cosa studia?»
«Scienze Politiche.»
«Lei è in ferie?»
«Io? Ferie permanenti… sono in pensione. Lavoravo alla Peroni, alla vecchia fabbrica di Via Mantova. Quando ha chiuso, nel ’70, mi sono fatto fare i conti e me ne sono andato… Non avevo nessuna voglia farmi i due anni che mi mancavano a tacchi e suole fino a Tor Sapienza.»
«Beh, certo, un conto è stare praticamente in centro e un conto è andare a finire quasi oltre Raccordo!»
«Qui in casa siete lei, sua figlia e…»
«E nessun altro. Mia moglie è morta da parecchio tempo.»
«Mi scusi.»
«Nessun problema. Però io sono in ansia, volete dirmi perché cercate Micaela?!»
«Cercherò di riassumerle i fatti, premesso che per adesso non stiamo accusando sua figlia di alcun reato…»
«Per adesso?!»
«Mi lasci finire. Allora: la vecchia signora Bernardini, quella uccisa, era un’usuraia, questo l’avrà letto sul giornale…»
«L’ho letto, sì.»
«Appunto. La signora, secondo quanto ci è stato riferito da parecchi dei suoi debitori, per ingiungere a pagare i più restii si serviva di una giovane e bella ragazza per attuare ricatti…»
«E che c’entra Micaela! Micaela studia…»
«Sto arrivando al punto. Poiché la Bernardini non aveva l’apparecchio in casa, chiamava e riceveva telefonate al bar Toseroni. Ovviamente fra le sue telefonate doveva esserci la ragazza con cui doveva accordarsi per i, chiamiamoli così, piani di riscossione… Abbiamo avuto dalla SIP l’elenco dei numeri che hanno interessato l’utenza del caffè Toseroni e quello di casa sua, signor De Paolis, è quello che ricorre più spesso…»
«Che significa?»
«Non è difficile! Significa che se lei, dico lei personalmente, non ha un assiduo scambio di telefonate con la pasticceria Toseroni di Via Conte Verde, c’è qualcun altro in questa casa che chiama o riceve telefonate da quel bar.»
«Ho capito.»
Dall’ingresso si sente il rumore di una chiave infilata nella toppa.
«Dev’essere Micaela…»
«Siamo fortunati!»
«Micaela, sei te?»
«Sì.»
«Vieni un attimo qua…»
«Ecco… Ah, buongiorno! Non sapevo che…»
«Buongiorno, signorina.»
«Buongiorno.»
«I signori sono poliziotti. Il commissario…»
«Soccodato. E lui è l’agente Pizzochero.»
«Salve. Che succede, papà?»
«Loro sono venuti per…»
«Ci può lasciare qualche minuto soli con sua figlia, signor De Paolis?»
«Certo, come volete, ma…»
«Anzi, facciamo così: Pizzochero, vada con il signor De Paolis. Appena finito, vi chiamo.»
È proprio bella Micaela! Non troppo alta ma slanciata, sembra un po’ un’indiana per i capelli lunghi, lisci e nerissimi, anche se ha gli occhi verdi, grandi e bistrati. L’abbigliamento etnico multicolore e i sandali infradito di cuoio da hippie sono in tema con la sua figura.
«Era all’università, signorina?»
«No. Sono uscita per fatti miei. Confesso, non ho detto a mio padre dove sarei andata!... Vi ha chiamati per questo?!»
«Lei è maggiorenne, può andare dove vuole. Avvertire suo padre sarebbe un atto di cortesia a cui, però, nessuno la costringe…»
«E allora?»
«Allora… sono qui per chiederle se conosceva Adelina Bernardini, la…»
«La strozzina di Via Conte Verde. Se me lo chiede è perché sa già che la conoscevo…»
«Mi sembra che suo padre non lo sapesse…»
«Mio padre non sa un sacco di cose…»
«Benissimo. Lei mi sembra una che va subito al sodo, perciò faccio lo stesso anch’io: lavorava per la Bernardini?»
«Sì. Ma non l’ho ammazzata io.»
«Non ho detto che sia sospettata per l’omicidio…»
«Andiamo, commissario… non l’ha ancora detto, ma non mi dica che non l’ha pensato!»
«Io devo pensare a tutte le ipotesi, si capisce.»
«Però, per quanto mi riguarda, la vecchia Adelina mi faceva molto più comodo da viva…»
«Perché lei si occupava di convincere i debitori riluttanti, non è così?»
«Che le dicevo? Lei è venuto preparato, sa già tutto!»
«Quanto le dava la vecchia ogni volta che riusciva a farla incassare?»
«Di solito il dieci per cento della somma riscossa, esclusi gli interessi.»
«Mi faccia un esempio…»
«Se un tizio riceveva in prestito un milione da restituire a sei mesi ma non pagava allo scadere del semestre, io dovevo dedicarmi a fargli restituire la somma più gli interessi maturati. La mia provvigione, però, era calcolata sul milione, quindi prendevo centomila lire.»
«Che interessi applicava la Bernardini?»
«Credo viaggiasse sul due e mezzo-tre per cento…»
«Due e mezzo-tre…»
«Al mese.»
«Al mese!! Diventa praticamente il… oltre il trenta-trentacinque per cento annuo!»
«Già.»
«Si capisce perché molti clienti avessero bisogno di particolari… stimoli per onorare i debiti!»
«In effetti… Ecco, vede perché, come le dicevo, per me era meglio che la vecchia restasse viva!»
«Che tipo di incoraggiamenti impiegava con gli insolventi?»
«Non glielo hanno detto?»
«Le cose riportate hanno sempre valore relativo. Sia gentile, me lo dica lei…»
«Ho usato le armi non violente del fascino… Vuole un esempio?»
«Gliene sarei grato.»
«Avvicino apparentemente per caso il debitore, che so? in un bar… attacco bottone, mi faccio offrire da bere, lo faccio parlare… cerco di capire se è sposato, se ha figli, che lavoro fa, come gli vanno le cose in generale. Mi mostro amichevole, addirittura disponibile… lui chiede di rivedermi… accetto. Un aperitivo, una cena, qualche bicchiere di troppo… Dopo una, due settimane arriva la busta con le foto di noi due al bar o al ristorante, sulla soglia di una pensione… mano nella mano, un bacio… Solo le foto. A questo punto il soggetto va in panico, non capisce chi possa aver fatto le foto… crede ancora nella nostra complicità e siccome non ha con chi parlare di quel che gli sta succedendo, ne parla con me… Fine del gioco: gli dico chiaro che deve saldare il debito fino all’ultima lira se vuole avere i negativi da distruggere… Miracolosamente, che lei ci creda o no, nove volte su dieci i soldi escono fuori quasi all’istante!»
«Immagino. Chi è il fotografo?»
«Il mio ragazzo.»
«Ah, una bella società!»
«Suo padre sa…»
«No. Mio padre, lo ha visto, è un rassegnato. Uno che se ne va in pensione due anni prima del tempo perché la ditta dove lavora cambia sede! Lui crede che la vita garantita dalla sua misera pensione possa essere soddisfacente. Può darsi che per lui lo sia, ma non per me. Mi fa studiare, questo è vero, ma non esiste solo lo studio. Ho ventun anni e voglio vivere, andare in giro, vestirmi, viaggiare…»
«Si può anche lavorare per avere queste cose. C’è un sacco di gente che studia e lavora…»
«E che dovrei fare? La commessa alla Standa o alla GS? Per finire come mio padre…»
«Il suo ragazzo non lavora?»
«Ha diciannove anni… sta facendo la Maturità!»
«Diciannove anni! E lei non ci ha pensato due volte a coinvolgerlo in un giro di estorsione! Ma, dico, si rende conto?!»
«Estorsione?! Guardi che la cravattara era la vecchia! Io la aiutavo a riscuotere i suoi crediti, ma non ho mai sottratto o anche solo ottenuto una lira in più di quanto lei aveva stabilito per me. Si figuri che era malfidata al punto che non voleva fossi io a prendere i soldi dai debitori che avevo convinti a sborsare…»
«Quindi incassava i soldi direttamente?»
«Sì. Una volta ammorbidito il soggetto, io dovevo solo comunicargli data e ora dell’appuntamento, anche queste decise da lei, e aspettare che lei intascasse. In un secondo momento mi dava la mia percentuale.»
«Lei era presente quando la signora incontrava il debitore?»
«No.»
«Come ha conosciuto la signora Bernardini?»
«Al bar Toseroni.»
«Sì, ma… com’è successo? Non credo che quella l’abbia vista, l’abbia chiamata e le abbia proposto quel tipo di lavoro…»
«Forse non ci crederà, ma è andata proprio così.»
«Ha ragione: non ci credo!»
«Invece glielo assicuro. La vecchietta era scaltra. A volte andavo al bar con le amiche di facoltà e, sa come succede, chiacchieravamo, ci lagnavamo dei soldi che non bastano mai… Lei ha capito che eravamo terreno fertile…»
«E perché avrebbe scelto lei e non una delle sue amiche?»
«Forse perché… sono la più bella?!»
«E modesta! Beh… comunque di questo devo dargliene atto. Mi dica, poi: il suo ragazzo ha partecipato subito al lavoro?»
«Praticamente sì.»
«Non ha mai avuto remore?»
«Fabrizio fa tutto quello che gli dico io.»
«Anche lui riceve un compenso?»
«No. Sviluppo e stampa delle foto li fa a casa. Io gli compro l’occorrente: pellicole, prodotti chimici, carta…»
«Ho capito.»
«La vedo delusa, commissario. Sperava forse che venisse pagato per, come dite voi? configurare la fattispecie della corruzione di minorenne?...»
«Signorina, faccia poco la spiritosa! A parte tutte le sottigliezze, la sua posizione non è tra le più pulite. La strozzina era la vecchia, d’accordo, ma lei lo sapeva bene e s’è prestata a favorire la sua losca attività ricavandone un tornaconto, perciò…»
«Mi arresta?»
«Non scherzi col fuoco, glielo consiglio! Piuttosto mi dica dove eravate lei e il suo ragazzo… Fabrizio, ha detto che si chiama?...»
«Sì, Fabrizio.»
«Ha anche un cognome?»
«Fabrizio Medici.»
«Cognome importante! Parente di…»
«Di Lorenzo il Magnifico non saprei, ma di Giuseppe il ministro, sì… è suo zio!»
«E ti pareva!»
«Prego?»
«Niente, niente… Insomma, dicevamo, dove eravate tra il giorno 25 e la sera del 26 scorsi. Sia precisa, per favore.»
«Allora… mi faccia pensare… sì: il 25 siamo stati praticamente tutto il giorno qui in casa a studiare perché, come le ho detto, Fabrizio ha la Maturità e io il 26 ho sostenuto l’esame di Sociologia. Son stata in facoltà dalle otto del mattino fino alle sette di sera, ora in cui sono stata interrogata. È un esame molto affollato. Vuole vedere lo statino?»