Capitolo 12 Leona «Allora cos’è stato?» chiese e quella domanda minacciò di smascherarmi. «Non lo so» ammisi. Osservai le cicatrici sul petto di Fabiano, il tatuaggio sul polso, pensai al suo essere tanto sicuro di sé. Orgoglio e onore: li trasudava. Il suo corpo era un testamento alle sue convinzioni, a quanto lontano fosse arrivato. E io? Feci una risatina priva di divertimento. «La speranza per il futuro è ciò che mi ha fatto andare avanti. Ero una brava studentessa e lavoravo sodo. Pensavo che avrei avuto un futuro radioso dopo il liceo, che sarei andata al college, che avrei preso una laurea in Legge e che sarei diventata qualcosa di più della figlia di una...» mi fermai e inghiottii la parola “puttana”, incapace di ammettere la verità con Fabiano. «Più della figlia di una drogata

