Prologo
27 Maggio ore 9.45
In una tiepida mattina di maggio, Clara, quattro anni freschi di conio, costruiva un castello di sabbia sul bagnasciuga di White Cliffs nel Massachusetts.
Era la prima volta che con sua madre e sua zia si recava alla spiaggia; ce l’avevano portata per farle respirare un po’ d’aria dall’oceano dopo un lungo inverno funestato da tossi e bronchiti.
La giornata era incantevole, non c’era vento e l’oceano era calmissimo. La spiaggia recava ancora i segni della stagione appena trascorsa. La riva era costellata da migliaia di gusci di conchiglie morte e di crostacei, alghe e rami spezzati provenienti da chissà quanto lontano e forse proprio per questo era così bella.
Dopo la prima ora di esposizione al sole, la pelle delle due donne cominciò ad arrossare vistosamente, ma sdraiate sui loro teli da mare, avrebbero patito qualunque sofferenza pur di apparire abbronzate all’inizio di stagione, prima delle loro amiche. Avevano cosparso con una crema ad alta protezione la pelle della bimba, poi si erano immerse in interminabili conversazioni intramezzate da risolini e ammiccamenti. Da ciò Clara aveva dedotto che spettegolavano sui loro nuovi, noiosissimi fidanzati e allora aveva deciso di cimentarsi nella costruzione del suo primo castello di sabbia.
La mamma e la zia non trovarono nulla da obiettare e la bambina armata di secchiello e paletta nonché delle migliori intenzioni, cominciò a rimuovere la sabbia umida dalla riva e ad ammucchiarla qualche passo più indietro, in un sol punto. Poco più distanti le due donne che non la perdevano di vista, di tanto in tanto la salutavano con la mano.
Il monticello che Clara stava costruendo non aveva una forma ben precisa, nonostante lei continuasse a modellarlo con le mani, ma questo era un particolare del tutto insignificante; agli occhi sognanti di una bimba quel mucchio di sabbia era un castello fatato.
Ora – pensò – devo farlo diventare bellissimo.
Raccolse parecchie conchiglie sparse ovunque sulla riva e le conficcò con molta cura ai lati della costruzione. Ecco le finestre. Ecco la porta. Con le alghe allestì un praticello davanti l’ingresso principale, poi si fermò a verificare la sua opera. Sì, le piaceva! Però mancava il coccodrillo nel fossato a difesa del castello e cercarlo non era impresa da poco.
Si guardò intorno perplessa ma fatti pochi passi trovò proprio quello di cui aveva bisogno. Forse a giudicare meglio, somigliava più a un dinosauro. Ma poteva essere anche un drago, un potente drago a difesa della principessa del castello.
Scavò col piedino un solco solo un po’ più grande, per permettere al drago del fossato di insediarsi al suo posto e lo depose proprio lì, facendo attenzione a non pungersi. Ora però le sue mani erano tutte appiccicose; se le strofinò sulla maglietta imbrattandosi ancora di più.
Un oggetto davvero singolare era spuntato dalla bocca irta di denti del drago. Clara lo rigirò a lungo tra le mani incerta su come utilizzarlo, poi pensò bene di conficcarlo sulla torre più alta del castello, come fosse una bandiera.
Finalmente tutto era perfetto! Il drago avrebbe divorato qualunque altro cavaliere malvagio avesse minacciato la principessa. Sorrise e pensò che adesso che la costruzione era terminata poteva giocarci. Ma prima doveva correre dalla mamma e dalla zia e mostrare loro la sua magnificenza.
Clara dovette insistere non poco per riuscire a farle alzare dai rispettivi asciugamani. Con impazienza le condusse per mano sul bagnasciuga, certa del plauso che avrebbe ricevuto.
Da lontano i particolari non erano ancora distinguibili, ma zia Kate aguzzando gli occhi aveva azzardato “Hai messo anche il vessillo, Clara. Ma che brava!”.
Poi riprese a parlare e non la finiva più. Ma giunta a pochi passi dal castello di sabbia, lì sì che era ammutolita. Non certa di capire cosa stesse osservando, si era avvicinata... di più.
Gettò un grido e cominciò ad arretrare. La madre di Clara, raccolta la bimba tra le braccia, guardò a sua volta prima di indietreggiare disgustata. Entrambe fuggirono via inorridite.
***
La spiaggia era di nuovo deserta; il rumore dell’oceano poco più che una lieve risacca.
La marea cominciò presto a invadere il fossato e a insabbiare il drago. Quando arrivarono lo sceriffo, i suoi vice e il furgone del coroner, il castello era quasi del tutto crollato ma il vessillo ancora svettava austero sulla sommità della torre di Clara, come un macabro avvertimento.
Era una mano umana in avanzato stato di decomposizione, con un anello ancora conficcato nel dito.