1 La Dissezione
Woods Hole era la tranquilla cittadina di sempre, situata sull’istmo della baia di Great Harbor sull’oceano Atlantico nel Massachusetts. Più che un paese era un agglomerato di piccole case in legno, con un minuscolo centro commerciale, alcune costruzioni governative, due scuole e una chiesa.
I residenti, a parte una manciata di pescatori e le loro famiglie, erano le 1500 persone che prestavano la loro opera o che comunque gravitavano attorno al Marine Biological Laboratory, il più moderno e attrezzato centro di studi marini americano della East Coast.
Il Centro, che si estendeva per centinaia di yard, era composto da un unico corpo quadrangolare basso e largo; nel mezzo, due grandi piscine e diverse vasche d’acqua di mare. Il lato est rivolto all’oceano, era protetto dal molo che col suo frangionde lo sovrastava, mentre dagli altri tre lati era stata predisposta una recinzione di tipo militare e anche se non era un’istallazione militare, ne aveva tutto l’aspetto.
Visto dall’interno il Centro Ricerche era un vero gioiello in allestimenti e tecnologie. Il personale, era composto da scienziati che svolgevano il loro lavoro in parallelo con altri ricercatori a bordo delle due navi oceanografiche in perenne navigazione attorno al globo: la Constellation e la Flywave, natanti attrezzati anche per esplorazioni di profondità. Sia a terra che in mare, il personale effettuava rilevamenti periodici sullo stato delle acque e sulla fauna esistente, eseguiva test e sperimentazioni prelevando campioni per i laboratori di citogenetica, al fine di migliorare le biotecnologie di futura realizzazione. Si ipotizzavano e simulavano condizioni estreme di vita alle basse temperature o alle forti pressioni, in assenza di luce solare, in presenza di radioelementi o di fattori inquinanti.
Naturalmente i laboratori del Centro erano i più moderni e sofisticati d’America e fungevano anche da clinica veterinaria per le creature marine ferite o spiaggiate che avessero necessitato di cure. Successivamente lo staff provvedeva anche al loro reinserimento in natura.
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Venti anni prima, gli studi condotti nei MBLaboratory avevano realizzato il Crill407, anche detto Superplancton; un nutrimento speciale che aveva salvaguardato la vita di centinaia di specie marine votate all’estinzione, favorito il ripopolamento faunistico e anche fornito immense riserve ittiche alimentari per le popolazioni umane. Ideatrice e realizzatrice del progetto era stata la dottoressa Amber T. Matthews, brillante biologa ricercatrice, ancora oggi alle dipendenze del Centro.
Nel MBLaboratory si potevano fare incontri interessanti. C’erano sempre delegazioni di giovanotti promettenti da tutto il mondo in visita di studio; convegni sulle più svariate tematiche; commissioni tecniche all’opera per la progettazione e la realizzazione di nuovi impianti, e attorno a tutto questo via vai di personalità, c’erano sempre appostate troupe di fotografi per le riprese di rito e per i reportage di pubblico interesse.
Ma la sera, quando i riflettori puntati sul Centro si spegnevano, la vita a Woods Hole tornava alla sua abituale indolenza. Rientravano i pescherecci dalle baie di Great e Little Harbor, carichi di gamberi per il confezionamento che avveniva nottetempo, e si andava a letto. E questo era tutto. Non avveniva mai niente di veramente eccitante nella contea di Woods Hole, eccezion fatta per quello che era capitato circa un anno prima, a sole cinquanta miglia più a nord, e di cui nessuno voleva più sentir parlare.
A parte questo, a parte il mistero delle migliaia di morti e delle più di trecento persone ancora date per disperse della Death Valley, luogo in cui era avvenuto il raccapricciante sterminio, a Woods Hole la vita scorreva lenta e ripetitiva.
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28 Maggio ore 7.15
La dottoressa Amber Matthews entrò leggermente trafelata per il suo ritardo nella stanza 12 delle dissezioni, al sottolivello 01 del MBL.
“Buongiorno signori, buongiorno a tutti. Bene, datemi soltanto un minuto” disse ai presenti: lo sceriffo Sommers, il suo vice, le dottoresse patologhe Williams e Roche, le due assistenti di citologia, e il biologo dottor René Debouteaux, suo stretto collaboratore.
Amber andò a togliersi il soprabito, e l’amico biologo sgattaiolò appresso a lei molto eccitato. Voleva essere il primo a informarla.
“Cos’hai oggi René, ti vedo particolarmente su di giri” disse Amber indossando il camice.
“Guarda sul ballatoio”, bisbigliò l’uomo di rimando “Abbiamo visite!”.
Amber alzò lo sguardo ma vide solo una figura in ombra dietro il vetro.
“Mmh… chi sarebbe?”.
“Ah, saperlo! forse è l’FBI, a giudicare dagli abiti”.
“Complimenti René, che vista eccellente! e che ci fa uno sbirro appollaiato lassù come un avvoltoio?”.
René si strinse nelle spalle per evidenziare l’imponderabile “A noi poveri mortali non è dato sapere, Amber”.
I due, oltre che colleghi, erano amici di vecchia data “Quello che so è che ci sta col fiato sul collo da stamattina”, continuò con tono mellifluo “se consideri che la direzione ha richiamato dalle ferie la Williams, e tutto per una ‘dissezione urgente ’…” lasciò cadere l’ultima frase per accentuarne l’inconsistenza.
“Senti, senti. E quindi mi avrebbero buttato giù dal letto solo per questo?” Amber sorrise.
Il dottor Debouteaux rincarò la dose abbassando il tono di voce, che si fece insinuante “Scommetto che ora che sei arrivata, ci cacceranno tutti. Ma tu prometti che quando avrete finito mi racconterai ogni particolare della storia… avanti, prometti!”.
“Ma di che accidente di storia parli?” Amber divertita lo spintonò via.
Finì di allacciarsi il camice, mise gli occhiali, i guanti, poi si avvicinò seria al tavolo di acciaio e disse con decisione “Allora signori, che cosa abbiamo qui?”.
Arthur Ross, il responsabile del reparto di citologia, entrò senza un accenno di saluto e depose sul tavolo un trasporto sterile. Era accompagnato dal dottor Fishborne, capo patologo della contea di Providence, che Amber già conosceva. Senza preamboli, Ross guardò in alto. Dal ballatoio sembrò ottenere il consenso che cercava per iniziare.
Il tono della sua voce si fece informale. “Signori, conoscete già il dottor Fishborne. La dottoressa Matthews eseguirà la dissezione che le autorità di Providence ci autorizzano a effettuare sul reperto “A” ovvero questo pesce. Raccolto ieri a White Cliffs, Massachusetts. In particolare, si fa riferimento alla disamina delle fauci, del tratto digerente e del contenuto gastrico”.
L’uomo ottenne una pausa di un certo effetto, l’attimo prima di scoperchiare il contenitore. Quando lo fece, il tanfo di decomposizione si sparse nella stanza.
Amber notò alcuni storcere il naso, ma lei era più che abituata a quell’odore anzi, senza neanche esaminare i resti, era certa che quel pesce fosse rimasto esposto all’aria da almeno cinque giorni.
All’interno del trasporto vide un esemplare di Fanfin Anglerfish. Ebbe un sussulto.
Questa proprio non se l’aspettava! La visione di quel pesce, così piccolo ma così tanto somigliante al mostro col quale si era scontrata solo un anno prima, le raggelò il sangue nelle vene e l’esperienza indelebile vividamente scolpita nella sua memoria, riaffiorò puntuale. Rivide la piana allagata cosparsa di centinaia di cadaveri, e i tentacoli possenti della creatura, che tentava di carpirla.
Ma fu solo un attimo di smarrimento. Il suo cervello riprese a lavorare veloce. Non potevano chiederle altro che una dissezione. Nessuno, a parte la sua famiglia, era a conoscenza di quanto fosse morfologicamente somigliante ad una Caulophryne Jordani, meglio conosciuta come Fanfin Anglerfish, quella la bestia abominevole che aveva digerito migliaia di persone l’anno prima . Nessuno sapeva delle duecento fotografie in suo possesso che suo figlio Lucius aveva scattato nella piana della morte; le uniche peraltro esistenti, che avrebbero potuto gettare un po’ di luce sul mistero rimasto irrisolto.
D’istinto Amber sbirciò verso l’osservatorio soprelevato: l’uomo era sempre là.
Il dottor Fishborne prese la parola con voce calma e lei, ancora immersa in cupi pensieri, si costrinse a prestargli attenzione.
“I risultati della disamina numero 1 del 28 Maggio 2092 ore 7.34 a.m. in oggetto, sono e rimarranno materiale riservato. La divulgazione anche parziale di annotazioni, osservazioni e quant’altro avverrà in questa stanza, sarà considerata dalle autorità una violazione delle norme di segretezza in tema di sicurezza nazionale”.
Posta la premessa, il suo tono ridivenne meno ufficiale. Le armoniche della sua voce tradivano una certa artificiosità, e ancor prima di ascoltarlo Amber sapeva che quell’uomo era abituato a mentire.
“Il mio lavoro non differisce troppo dal suo, dottoressa Matthews, almeno in questa parte. Come saprà sono anch’io un biologo, ma anche un burocrate, e da troppi anni in politica per l’analisi di quest’oggi. Al contrario ci occorre la professionalità di una persona esperta conoscitrice della fisiologia di questi esseri delle profondità. Lei è autrice di uno studio recente sulla Caulophryne Jordani, che include morfologia, abitudini, longevità e riproduzione di questa creatura. La sua competenza specifica è fuori discussione. Lei è senz’altro lo scienziato più qualificato per questa analisi”.
Amber ascoltò ogni parte del discorso con attenzione; le premesse, gli attestati di stima nei suoi riguardi, ma al contempo colse che la parte più rilevante della vicenda legata a quel pesce, il dottor Fishborne non gliel’aveva raccontata. Pensò che la deliberata omissione e tutta l’ufficialità del contesto, avevano senz’altro a che vedere con le direttive impartite dall’uomo in penombra. Amber era sempre stata un’impulsiva, e purtroppo anche in quell’occasione (in seguito se ne sarebbe pentita) non seppe a trattenersi.
Senza sapere con chi avesse realmente a che fare, chiese con spiccato sarcasmo: “Mi dica, dottor Fishborne, di preciso, che cosa cerca nello stomaco di una fanfin?”.