Sdraiato sul divano, Cristofer osserva le ombre sul soffitto.
È già notte, ma la sua mente non riposa.
Non lo fa mai.
Da due anni gli incubi non lo abbandonano.
Ogni volta che chiude gli occhi, sente le urla, vede il fuoco, sente il dolore del suo branco.
L'unico modo che ha di riposare, è utilizzare un sonnifero creato dalle fate.
L'unica cosa che riesce a stordirlo.
Se lo passa tra le mani, pronto a un meritato riposo.
Fuori la pioggia bagna i campi e rinfresca l'aria.
Una pioggia generata dai folletti, i quali si occuperanno dei gironi di sicurezza per il perimetro, questa notte.
Quindi a lui non resta che riposare.
Ma non ci riesce.
Pensa a lei, a quella ragazzina.
Che con l'ingegno è riuscita a farcela da sola.
La storia che qualcuno dovrà sfamarli stanotte è una cazzata.
Dettata da quello sguardo sicuro di lei.
Da quello sguardo che non smetteva di guardarlo.
Da quella rabbia che lei gli crea dentro.
Non riesce a capirne il perché.
Ma l'animale che è dentro di lui, scalpita ogni volta che incrocia quei maledetti e grandi occhi grigi.
Non sopporta la sua timidezza.
Non sopporta il suo sorriso.
Non sopporta che ha sorriso a Tom per tutto il giorno.
Voleva distruggere quel sorriso, usando anche una scusa del cazzo.
Si passa una mano tra i capelli, esasperato da quella ragazza, che ormai lo tormenta da quella mattina.
È pronto a bere il sonnifero.
Quando dei colpi forti alla porta, fermano la mano.
Aprendo la porta con noia, si trova davanti Calipso.
Bagnata dalla testa ai piedi.
E un'aurea di rabbia spaventosa.
I suoi occhi sono colorati, come ogni volta che assume l'atteggiamento da alfa.
Nessuno sa perché di quella diversità tra i due calori.
Ma in questo momento non sono i suoi occhi a essere i protagonisti.
I denti sporgenti, i pugni stretti, l'espressione furiosa.
Cristofer è capo branco dei suoi simili.
Ma già da tempo si è sottomesso all'Alfa del branco degli emarginati.
Ed ora sente il suo potere investirlo con rabbia.
"Lei dov'è?"
Gli ringhia contro, senza entrare in casa.
Rimanendo pronta a correre chissà dove.
"Lei chi?"
Cristofer è davvero confuso da tutta questa situazione.
Ma a preoccuparlo di più, è la presenza di Tristano alle sue spalle, totalmente trasformato.
Non è inusuale che Calipso si trasformi e perdi la pazienza.
Ma Tristano no, lui raramente perde il controllo.
E invece ora è in uno stato feroce e agguerrito.
Calipso gli ringhia contro, facendolo arretrare, senza però mostrare insicurezze.
"Non è tornata a casa e nessuno ha sue notizie.
Era sotto la tua responsabilità.
Quindi devi per forza sapere dov'è."
Continua a ringhiargli adosso, non nascondendo un velo di disperazione e preoccupazione.
La mente di lui prende ad elaborare il tutto talmente velocemente, da dargli l'emicrania.
L'unica cosa chiara è che lei è scomparsa.
Lei non è tornata.
Lei non c'è.
E lui non sa dove sia.
"Io non la vedo dal tramonto.
Non so dove sia."
La voce gli trema, in preda al senso di colpa.
Non avrebbe mai pensato che quella cazzata, l'avrebbe indotta a scappare.
E Calipso capisce che qualcosa non va.
"Che cazzo è successo Cristofer?"
Occhi negli occhi, inizia la lotta di due alfa.
Ma uno ha già perso per i sensi di colpa.
E Calipso non ha bisogno di chiedere altro.
Sa che è successo qualcosa.
Ma ciò che le preme di più è trovarla, ovunque lei sia.
Guarda Tristano, che ha ascoltato e capito anche lui la situazione.
Rendendo i suoi occhi ancora più neri e furiosi.
Ha preso a cuore anche lui la piccola omega.
E come lei trama all'idea che le succeda qualcosa.
Forse quel piano perfetto, è in realtà un disastro.
"Avvisa tutte le sentinelle.
Dobbiamo trovarla."
Lui mostra i denti ormai al limite.
Fissando Cristofer con rabbia cieca, sentendo la sua puzza di colpa.
"È ancora ferita.
Sotto questa pioggia, potrebbe non sopravvire."
Parla con lei, ma non distoglie lo sguardo da lui.
Sembra pronto a saltargli al collo.
Calipso capisce che la situazione potrebbe generare.
Quindi prende il viso del vampiro tra le mani.
Costrigendolo a guardare solo lei.
Nei suoi occhi legge il dolore.
Il dolore di perdere di nuovo qualcuno che ama.
"La troveremo.
Te lo prometto."
Lui sembra calmarsi solo grazie a lei.
Come è già successo in passato.
Limitandosi ad unire e prendere il volo.
Pronto ad eseguire gli ordini.
Intanto Cristofer è ancora più sconvolto.
Lei è scomparsa.
È ancora ferita.
Potrebbe non farcela.
E lui si sente morire da questo senso di colpa.
Lo stesso che prova da due anni e che ora aumenta con lei.
Calipso lo guarda senza dire una parola.
Dicendogli troppe cose.
Facendo anche a lui la stessa promessa, quella di trovarla.
Ma lui non starà con le mani in mano.
Senza ne meno indossare le scarpe, scappa via, verso l'appartamento poco, lontano, di Thomas.
La pioggia gli cade con violenza adosso.
Ma la sua mente è occupata da lei.
Da lei che chiude per sempre quegli stupendi occhi grigi.
Sotto questo stesso cielo.
Sfoga la rabbia verso se stesso, sbattendo con forza i pugni sulla porta.
Senza ricevere risposta dall'amico.
Così continua a colpire ancora.
E ancora.
E ancora.
Finché essa finalmente non si apre, mostrando un Tom assonnato.
Sicuramente beccato durante il pieno sonno.
"Che cazzo ci fai qui amico?
Ti mancavo."
Un sorriso, che gli muore subito in viso, quando nota l'espressione terrorizzata dall'amico.
"Lei è scomparsa."
Non serve dire altro.
Sono tre parole, che colpiscono dritte al petto l'amico.
Che è già uscito fuori di casa.
Cristofer libera velocemente l'animale che vive nella sua anima.
La sua vera essenza.
Sbatte le zampe contro il terreno bagnato.
Osservando il suo pelo nero, macchiarsi di terra e acqua.
Muove la sua criniera, godendo della piena libertà.
Aspettando che l'amico faccia altrettanto.
Ma Tom ha già terminato la trasformazione, contemporaneo a lui.
Posizionandosi di fianco all'amico.
Il suo pelo bianco è in forte contrasto con quello nero di Cristofer.
Sono due animali diversi, ma che fanno parte dello stesso ex branco.
Una specie di mutaforma che viveva nel safari, prima che i cacciatori li riducessero a pochissimi esemplari al mondo.
Cristofer, ruggisce con forza verso il cielo, richiamando i loro amici, nonché ultimi rimasti del branco d'Africa.
Le due splendide creature corrono tra quelle terre, che conoscono bene.
Con uno scopo in comune, ritrovarla.
Thomas, nella sua splendida tigre bianca, pesta il terreno più velocemente possibile.
Respira in affanno, mentre continua a farsi molte domande, senza però fermarsi a trovare risposte.
Per ora gli importa solo di ritrovare la piccola Ros.
Di stringerla a lui, e di sapere che sta bene.
Gli stessi pensieri, tormentano il leone nero che lo affianca.
Il suo capo, il suo migliore amico, Cristofer.
E non passa molto tempo, che vengono affiancati dal dai loro compagni.
Due tigri marroni, un ghepardo e tre pantere.
Si muovono velocemente, all'unisono, come non facevano da tempo.
Era da due anni che non sentivano quella unione, quell'adrenalina.
Era da due anni che non avevano uno scopo.
Che non si sentivano un branco, il branco.
"Trovate la ragazza.
Andate."
Nessuno contraddice il grande leone.
Cosi si separano per coprire più terreno possibile.
Alla ricerca della piccola lupa, come la chiamano da tutto il giorno.
Ma mentre per tutto il giorno l'hanno nominata con disprezzo.
Ora però, sentendo il fuoco che scorre nel loro capo e compagno, la chiamano a gran voce con preoccupazione e premura.
Solo i due amici rimangono insieme.
Pronti a correre fino a perdere il respiro, finché non la troveranno.
Passano ore di perlustrazione.
Arrivando a guardare sotto ogni masso, spiando ogni angolo del villaggio.
Ma di lei non c'è traccia.
Tanto che tutti iniziano a credere che sia uscita dalla barriera, senza sapere però come abbia fatto.
Si riuniscono tutti quanti nella grande piazza, per iniziare le ricerche al di fuori.
Calipso urla a chiunque non gli dà buone notizie.
E da ordini a destra e a sinistre, per organizzare la squadra di ricerca per l'esterno.
Tristano, da sopra una grande roccia, ascolta e osserva.
Senza avvicinarsi a nessuno, ritenendosi instabile e pronto a perdere il controllo.
Cristofer ormai è un insieme di nervi che stanno per esplodere.
I suoi amici sono preoccupati, da anni non lo vedevano così coinvolto.
E non sanno se è un bene o un male.
L'unico a non notare la preoccupazione del Leone è Thomas.
Che non ha pensiero che per lei.
Non si capacità che sia scappata.
Ma la discussione tra lei e il suo amico, e il comportamento strano dell'amico per la sua scomparsa, gli fa sospettare che centri qualcosa.
E questo lo rende ancora più nervoso.
Intanto leone nero, ignaro dei pensieri dell'amico, prima di iniziare la perlustrazione esterna, alza il muso verso la luna coperta ancora dalla pioggia.
Prega la sua dea di fargliela trovare.
Di trovarla sana e salva.
Di proteggerla, e aiutarlo a trovarla.
La risposta della amata luna, gli arriva indiretta all'orecchio.
Grugniti e versi di animali, gli arrivano in modo distratto all'orecchio.
Le urla dei porci arrivano a tutti, lasciandoli confusi.
In genere a quell'orario gli animali già riposano.
Invece questa notte i porci sembrano non trovare pace.
Le loro urla arrivano dalla stalla numero cinque.
La stessa dove la lasciata l'ultima volta.
Con uno sguardo di intesa con l'amico, partono verso la stalla.
Dandosi dello stupido per non averci pensato prima.
Le stalle vengono chiuse al tramonto.
Quindi non gli resta che sperare, che magari sia rimasta chiusa dentro, per qualche motivo sconosciuto.
All'asciutto e al caldo.
Arrivati al grande portone, fa per ordinare di chiamare il custode delle chiavi.
Ma viene preceduto da un lupo grigio e bianco, che butta giù il portone con un salto.
Subito viene seguita dagli altri.
Al gruppo si è unita anche una strega.
Che si prepara per creare delle piccole luci, per illuminare la grande stanza.
Ma i felini non ne hanno bisogno.
Avantaggiati sui lupi, i felini si trovano nel loro habitat naturale nell'oscurità.
Infatti le loro pupille si dilatano, mostrando una visuale vivida e amplia.
Tutti loro osservano ogni angolo.
Alla ricerca di quella forma minuta e umana.
"Trovata."
Urla Thomas pronto a correre verso la ragazza.
Ma viene però proceduto da Cristofer, che finalmente torna a respirare.
Corre verso di lei, mentre la stanza finalmente viene illuminata totalmente.
L'immagine è invero simile, sembra fatta apposta per un quadro astratto.
Ros è sdraiata vicino a una delle celle.
Sembra stia dormendo.
Mentre uno dei porci, quasi in atteggiamenti umani, gli lecca il viso nella speranza che si risvegli.
Torna umano, insieme a tutti gli altri, ringraziando l'incantesimo della strega per i vestiti.
Si inginocchia vicino a lei, prendendole il viso troppo bianco e freddo.
Ancora una volta lei è troppo.
Troppo per lui.
Calipso è già al suo fianco, ad esaminare la situazione.
Nota la sua maglia, non più gialla come quella mattina.
Ma macchiata di rosso scarlatto, rosso sangue.
Cristofer è troppo preso dal suo viso, e dal suo respiro debole.
Per notare che le ferite si sono aperte.
Ignoto persino della loro presenza.
"Bisogna portarla a casa.
Ora."
Ordina, ringhiando contro Cristofer, che non aspetta ne meno un secondo prima di stringerla a se.
Troppo preso dal lieve, troppo lieve, calore di quel corpicino.
Non nota lo sgaurdo geloso e nervoso di Thomas.
Che non sopporta che sia lui, dopo tutto quello che ha fatto, a tenerla stretta a lui.
Sta per reagire, per strapparla via da lui.
Quando viene fermato dallo sguardo di Calipso.
Non sa se l'ha capito.
Non sa cosa stia pensando la sua alfa.
Sa solo che gli sta ordinando di lasciare stare, di rimandare a dopo i loro problemi.
Per pensare solo al bene della piccola.
In tutto ciò Cristofer è in un mondo tutto suo.
È da tutta la sera che ha la mente occupata solo da lei.
Cosa mai successa prima.
Mentre la porta via però nota qualcosa.
Le mangiatoie delle prime dieci celle, sono state riempite di mangime.
Lei si è fermata per sfamarli.
Lei si è fermata, a causa di quella discussione.
Lei è in quelli stato a causa sua, e ora ne ha la certezza.
Cammina velocemente, verso casa, sotto la pioggia.
Il suo corpo è talmente più grande di quello della lupetta, che la pioggia quasi non la sfiora.
Ma in realtà ne meno lui sente la pioggia, nonostante gli stia cadendo adosso con rabbia.
Sente solo il battito del suo cuoricino, e il suo respiro sul petto.
"Ce lo fatta.
Non sono così inutile."
Spalanca gli occhi verso la piccola.
Senza però incontrare i suoi occhi grigi.
Sembra stia parlando nel sonno, mentre si accoccola al suo petto.
Cristofer sorride davanti a una frase, che può sembrare sciocca, ma non lo è.
"No, non lo sei principessa.
Sono io ad aver sbagliato tutto."
Lei non può sentirlo, troppo presa da quel dolce calore.
Ma lui sente davvero quelle parole come vere.
Ha davvero sbagliato tutto con lei.
E gliela dimostrato, ancora una volta, sfidandolo.
Vincendo senza riserve.
Arrivati nella sua camera da letto, la sdraiai con cura sul letto.
Senza spostare lo sgaurdo da quel viso perfetto, anche se provato.
Trova serenità nel guardarla, ma presto quella visione gli viene strappata via.
Un numero inquatificabile di donne, entra nella stanza.
Spingendolo via dalla stanza.
Tra le donne riconosce le gemelle sirene, Mala e Calipso.
Ma non ha la possibilità di riconoscere le altre, che si ritrova una porta sbattuta in faccia.
L'hanno sbattuto fuori, senza che lui se ne rendesse conto.
Potrebbe ritornare a casa, per poter finalmente riposare.
E invece rimane immobile davanti a quella maledetta porta, in attesa che gli dicano buone notizie di lei.
"È rimasta lì, per cibare gli animali.
Ne sai qualcosa?"
La voce del suo amico, richiama la sua attenzione.
Ma non risponde, semplicemente sospira afflitto.
Sa che Thomas ha già capito tutto.
"Non bastava farla lavorare come un mulo tutto giorno.
Cosa le hai detto per spingerla a ridursi in quel modo."
Continua a sputargli adosso tutti i pensieri che ha trattenuto fino ad ora.
Senza però ricevere risposte.
Cristofer rimane immobile davanti a quella porta.
Facendosi colpire dal veleno dell'amico, senza arma per difendersi.
Senza il coraggio di dirgli la cazzata inventata.
Thomas aspetta una qualsiasi giustificazione.
Spera che l'amico gli dica che non è così, che lui non c'entra nulla.
Ma l'amico non risponde, e la rabbia gli scorre in vena come uno treno in corsa.
Tanto la frostornato l'immagine di lei su quel pavimento, che compie un gesto che non ha mai fatto prima.
Afferandolo dal colletto della maglia, gli ringhia in faccia.
Cercando una reazione dall'amico, che però rimane indifferente e empatico.
Questo suo menefreghismo lo irrita ancora di più.
Ma decide di staccarsi velocemente da lui, prima che le cose degerino.
Si passa le mani tra i capelli, cercando di recuperare un po' di buon senso e controllo.
Metabolizzando un buon discorso per poter risolvere la situazione.
"Per un motivo a me sconosciuto, ce l'hai con lei.
E va bene, ognuno a le sue antipatie, ma io non posso stare a guardare e mentre la riduci in cenere.
Quindi ti chiedo di starle lontano, di lasciarla nelle mani di chi potrà aiutarla."
Cristofer sembra mostrare un minimo di emozione.
Capisce dove vuole arrivare Thomas.
Vuole essere lui a occuparsi di Ros.
Gli sta chiedendo di mettersi da parte, e di lasciarla a lui.
Lui che potrà sicuramente prendersi cura di lei.
Lui che è sicuramente più calmo e più giusto per lei.
Lui, che è il suo migliore amico.
Lui, che ha sicuramente un interesse verso di lei.
Lui è davvero la scelta giusta per lei.
E Cristofer sa tutto questo, ed è davvero pronto a rinunciare a lei.
Anche se la cosa lo rende nervoso, e inquieta il leone dentro di lui.
Ma è la scelta giusta.
Non può permettersi di farle di nuovo del male.
Dopo quello che ha visto stasera, non vuole più farla soffrire a causa sua.
Causa sicura se rimarrà al suo fianco.
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La notte è finalmente passata.
I due ragazzi non sono andati via, rimasti su un divanetto, in attesa di notizie.
Hanno sentito solo notizie vaghe tra i corridoi.
"Ferite...
Infezioni...
Salva per un pelo..."
Notizie strappate via da lunghi discorsi.
Ma che ripetano la stessa cosa.
Lei è salva.
Hanno osservato per tutta la notte donne entrare e uscire da quella stanza.
Con bacinelle piene d'acqua e garze sporche di sangue.
L'unica che non si è mai mossa da quella stanza è Calipso, che ha seguito tutto l'intervento di soccorso.
Tristano, invece, non si è mosso un attimo da quel corridoio.
Muovendosi avanti e indietro in preda all'ansia.
Un comportamento che in poche occasioni ha avuto.
E che sperava di non avere più.
Quando vede Calipso uscire per la prima volta dalla porta.
Il vampiro trattiene un respiro.
Che rilascia subito quando vede la sua espressione più serena di qualche ora prima.
E stata una notte terribile per loro due, che non hanno né discusso e ne scherzato per tutto il tempo.
Troppo in pena per la piccola lupa.
"E fuori pericolo.
Ha solo bisogno di riposo."
Finalmente la notizia che aspettava con ansia.
E che finalmente gli fa riprendere il pieno controllo.
Ma anche crollare seduto a terra, a causa dello scarico di adrenalina.
Calipso, sentendo le stesse emozioni dell'amico, lo affianca.
Sedendosi al suo fianco.
"Quando lo vista in quello stato, ho davvero temuto il peggio."
Chiude gli occhi il vampiro, ricordando l'immagine della piccola lupa, stesa a terra svenuta.
Maledicendo la barriera, per aver nascosto l'odore del suo sangue.
"Lo so.
Ma quella piccola omega è più forte di quanto pensa."
Gli risponde Calipso, facendo un lungo respiro.
Strofinandosi gli occhi stanchi.
"Gia, una piccola lupetta coraggiosa.
Come lo eri tu alla sua età."
Gli sorride prendendo la sua mano.
Ritrovando una volta per tutte la loro serenità.
Calipso sorridente, come poche volte si mostra, gli schiaffeggia la spalla.
"Sei diventato troppo mieloso pipistrello.
E altrettanto appiccicoso."
Si alza con fatica, stiracchiandosi i muscoli indolonziti.
Sotto lo sgaurdo preoccupato di Tristano.
"Perché non vai a riposarti.
Non sei più una ragazzina lupetta.
La vecchiaia si fa sentire."
Ed eccoli tornati ai loro soliti battibecchi.
Che in realtà sono mancati ad entrambi.
"Non sono io quella centinaria, pipistrello ammuffito."
La loro discussione viene interrotta da ruggiti bassi, dettati dal nervoso.
"Hai intenzione di parlarci vero?
C'entra qualcosa, ne sono certo."
Indica la stanza poco lontana Tristano, dove sa esserci Cristofer.
"O si.
Risolverò questa cosa una volta per tutte."
E ciò che Calipso promette.
È legge...