Dopo aver sistemato il casino creato nella notte, Cristofer e Thomas sono davanti l'ufficio di Calipso.
Sanno che è lì da tutto il giorno.
In attesa che la piccola omega si risvegli.
Bussano alla porta con timore, sopratutto Cristofer che si aspetta una punizione per l'accaduto.
Mentre Thomas spera solo che accetti la loro proposta.
"Avanti."
Un po' titubanti, entrano nella stanza, trovando Calipso nella sua solita occupazione.
Infatti l'alfa è piegata su decine di carte.
Da sempre si occupa dell'inventario del raccolto.
Delle richieste e della gestione del branco, aiutata da Tristano.
Lavori che in genere un qualunque alfa, affiderebbe a qualcun'altro.
Ma Calipso non è un alfa qualunque.
"Avete intenzione di stare lì a fissarmi,o mi dite che ci fate qui?"
Gli fa segno di sedersi, senza distogliere lo sguardo.
I due eseguono gli ordini, rimanendo comunque rigidi.
In teoria Cristofer è il capo branco di Thomas, ma ormai hanno scelto lei come alfa.
E di questa decisione non si sono mai pentiti.
Calipso notando ancora il silenzio dei due.
Sbuffa alzando lo sguardo.
"Allora?
Cosa volete?"
Il suo atteggiamento duro e diretto, non colpisce i due, ormai abbituati.
Ma in queste circostanze, si ritrovano a ingoiare a vuoto.
Thomas spintona Cristofer, facendogli prendere la parola.
"Sono qui a chiedere scusa per ciò che è successo stanotte.
Il mio è stato un comportamento immaturo e senza scusanti."
Calipso rimane impassibile alle sue parole.
Ma anche annoiata, quindi lo interompe.
"Questo non devi dirlo certo a me.
Ma a Ros, e lo farai appena si sveglierà."
Cristofer rimane frastornato.
Non ha mai avuto timore di nessuno.
Ma la freddezza di Calipso, e un graffio su una lavagna alle sue orecchie.
"Ma te lo sto dicendo, perché ho capito che non sono la persona giusta per fargli da tutor.
Al contrario di Thomas, che è sicuramente più adatto."
Finisce tutto d'un fiato.
Aspettando che Calipso gli dia una risposta positiva.
Infondo io suo discorso non fa una piega.
"No."
E invece no.
Lei ha detto di no, con una tranquillità allarmante.
Per poi tornare ai suoi documenti, come se il discorso fosse finito lì.
Ma ora è Thomas a farsi avanti.
Confuso e indispettito dal comportamento dell'alfa.
"Non capisco Calipso.
Cristofer ha ragione, io sarei più adatto per una persona come Ros."
Ancora una volta Calipso alza lo sguardo.
Ma giusto il tempo per fulminarlo e rispondere.
"No."
Poi torna sulle carte, facendo esasperare Thomas e confondere l'altro.
Che davvero non capisce perché si è impuntata così.
"Si ragionevole.
Hai visto cosa è successo.
Vuoi che succeda qualcosa di più grave, prima di dare ragione a Thomas.
E..."
Ma Calipso lo interompe.
Questa volta mostrando il suo sguardo da alfa.
Non le è mai piaciuto ripetere le cose due volte.
Come anche dare spiegazioni per le sue azioni.
"Forse non sono stata molto chiara, o non parliamo la stessa lingua.
La mia risposta è no.
Cristofer si occuperà di Ros."
"Perché."
Urla Thomas, alzandosi in piedi.
Aveva contanto molto sulla approvazione dell'alfa.
Credeva che fosse già fatta, e invece riceve un freddo no.
"Non dimenticarti chi sono Thomas.
Se ho preso questa decisione, c'è un perché.
Ora voi non lo capite, perché troppo ottusi, ma presto mi darete ragione."
Cerca di usare un tono calmo e ragionevole.
Inutile con Thomas, accecato per la delusione.
"Ti stai sbagliando.
E te ne pentirai."
Si limita a queste parole, prima di andare via, sotto lo sgaurdo sorpreso dell'amico.
Che in realtà non l'ha mai visto comportarsi così.
Mentre Calipso riprende il suo lavoro, non dando peso al suo comportamento.
Non ha mai punito nessuno per motivi come questo,
Anche se in realtà ora un pensierino lo sta facendo.
Ma alla fine si limita a ripromettersi di parlare con il giovane, onde evitare episodi simili in futuro.
Cristofer, sospirando sconfitto, fa per andarsene.
Ma Calipso lo ferma, mettendo finalmente via quelle carte su cui lavora da ore.
Non ha ancora finito con lui.
"Aspetta Cristofer, devo parlarti."
Il ragazzo si rimette seduto, ormai in balia della confusione totale.
Ma decide comunque di cercare almeno alcune risposte.
"Perché?
Perché proprio io?"
Calipso si alza dalla scrivania, per sedersi vicino al ragazzo.
Per un dialogo più informale.
"So che tu puoi fare molto per lei.
E lei per te, anche se ora non puoi capirlo."
No, lui non lo capisce.
Insomma, cosa c'entra uno come lui con una ragazza delicata come Ros?
Perché tanta convinzione?
Perché infondo si sente felice di questa decisione?
"Voglio solo dirti una cosa su di lei.
L'unica cosa che posso dirti."
Continua Calipso, attirando l'attenzione per il suo tuono nuovamente serio.
"So che pensi che lei sia delicata e fragile, perché non ha mai lavorato.
Che sia una...
Principessa?"
Ridacchia sull'ultima parola, perché sa bene che lui lo usa come un dispregiativo.
Ma l'allegria dura poco.
"Ma non è così.
Non è una sfaticata, e credo te l'abbia dimostrato.
Lei è così per natura, e per quanto si possa allenare o consumare, la sua fragilità non la lascerà mai."
Queste parole accendono mille domande nella sua testa.
Sa che lei è un licantropo, come molti altri in questo luogo.
Ma nessuno è come lei, fragile come lei.
"Cosa vuol dire?
Qual'è la sua vera natura."
Lei nega, tornando lentamente alla sua precendente posizione.
"Non è mio diritto dirtelo.
Ma suo, e credo che se saprai conquistarti la sua fiducia, te lo dirà."
Bella sfida, si ripete Cristofer nella sua mente.
Dopo quello che è successo, se la può scordare la sua fiducia.
"Ora va, ho già perso troppo tempo."
Lo liquida così, tornando ai suoi documenti, facendolo sbuffare.
Mai una volta che gli dà risposte chiare.
Così non gli resta che lasciarla al suo lavoro, tanto non avrà nessuna risposta da lei, per tornare ai suoi compiti.
Uscito dallo studio, si incammina verso la scala.
Ma una volta li, si ferma a guardare un punto non troppo lontano.
Infondo al corridoio c'è la sua camera, la camera della piccola Ros.
Che sta ancora dormendo, ignara della confusione creata nel ragazzo.
Dei suoi dubbi cresciuti, con le parole di Calipso.
Della sua felicità, nel rifiuto che ha ricevuto Thomas.
Immobile, guarda ancora la sua porta.
Indeciso sul da farsi.
In tutta la sua vita, è sempre stato dedito al lavoro.
Mai un giorno di ferie o di malattia.
Ma ora, ora ha solo voglio di mandare a fan culo tutto, e andare da lei.
Il leone dentro di lui, scalpita sotto pelle.
Lo spinge verso quella camera, verso quella piccola principessa.
Così, spinto dall'istinto, da un qualcosa che non sa descrivere, si ritrova a camminare verso di lei.
Il tutto sotto lo sguardo attento di Tristano, che sembra davvero essere ovunque.
O è semplicemente un impiccione, come lo chiama sempre Calipso.
Ed è proprio da lei che sta correndo, sorpreso nel trovarla sulla porta a guardare la stessa scena.
Con il suo solito sorriso soddisfatto.
Si ferma a guardarla, ammirandola in tutta la sua bellezza e eleganza.
Non ha il tempo di dirgli nulla che sorridente, gli fa l'occhiolino, prima di scomparire nel suo studio.
Accellera il passo per raggiungerla, giusto per stuzzicarla per un paio di ore.
Infondo non può resistere.
È lo scopo nella sua vita.
Si chiude la porta alle spalle, mettendosi comodo davanti a lei.
"Come l'hai punito?
L'hai mandato a ripulire il lago?
La stalla dei porci?
O ancora meglio, l'hai mandato a lavorare con le lavandaie."
È eletrizzato al pensiero di Cristofer ricoperto da panni sporchi, di bambini per giunta.
"Nulla di tutto ciò."
Gli risponde, risedendosi dietro la scrivania.
Preparandosi psicologicamente al terzo grado del vampiro.
"Qualcosa di peggio vero?
Fammici pensare."
Si mette comodo, sedendosi sulle gambe intrecciate.
Peggio di una scolaretta alla ricerca del gossip.
Scena che fa ridacchiare di nascosto Calipso, che non si annoierà mai dei suoi modi.
"Ci sono, gli farai fare la parte della contadinella alla parata di inizio estate."
Esclama, ancora più divertito all'idea di vestirlo lui stesso con gonna e merletto.
"Ma noi non festeggiamo l'inizio estate."
Non poteva nasconderlo.
L'allegria del pipistrello, era contagiosa.
Persino per la rigida Calipso.
"Da quest'anno si, e sarà grandiosa."
Salta in piedi sulla sedia, gesticolando e esponendo le sue idee per la grande parata, che non avverrà mai.
"Non faremo nulla del genere, pipistrello svampito."
Lo blocca con queste parole, facendolo tornare seduto con un pizzico di delusione.
Cristofer vestito da contadinella gli piaceva molto.
"Allora cosa?"
Calipso sbuffa, chiedendosi se entro stasera riuscirà a finire questi maledetti documenti.
"E venuto qui a chiedermi di essere sostituito con Thomas.
Ed io ho detto di no."
Ok, Tristano in genere la capisce al volo.
Ma questa volta il suo piano diabolico è troppo anche per lui.
"Oltre al fatto che anche io credo che Thomas sarebbe meglio per la piccola lupa.
Ma come può essere questa una punizione?"
Si gratta il capo, cercando di venirne a capo.
Inutilmente, non ci arriva.
"Thomas è troppo dolce.
Avrebbe trattato Rosemary come un cristallo delicato.
Mettendola in una campana di vetro."
Invece di dargli risposte, gli da ancora più confusione.
"E non è quello che volevamo?
Insomma, è perfetto per tenere al sicuro Ros."
Bisogna ammettere che Tristano ha ragione.
Thomas è la persona perfetta per tenere al sicuro Ros.
Ma in modo sbagliato.
"Non è quello di cui ha bisogno Ros."
Si alza, mettendosi davanti a lui.
Sa che a volte è difficile capirla, e persino difficile per se stessa.
"Ros ha bisogno di qualcuno che la sproni, che le faccia stringere i denti e sfogare in qualche modo.
L'Omega che è in lei, non avrebbe mai passato la notte in quella stalla.
Cristofer a modo suo la fatta immergere dalle regole della sua natura."
Tristano libera le mani dalle sue.
Alzandosi nervoso, camminando avanti e indietro.
"Ma non puoi ne meno spronarla a furia di calci nel culo.
Rischia di farsi male, anzi è già successo."
I suoi occhi diventano neri, a causa del pensiero che ciò riaccada di nuovo.
Non potrebbe sopportare di vederla di nuovo in quello stato.
"Sono sicura che Cristofer ha capito, e che non succederà più.
L'hai visto anche tu su quella scala."
Cerca di convincerlo in tutti i modi.
Ma lui continua a negare, completamente contrario.
"Tu credi che lui possa cambiare dall'oggi al domani, ma queste cose non succedono.
Le persone sono ciò che sono, non possono cambiare la propria natura.
Solo perché hai creato questo posto, non puoi credere di aiutare chiunque.
Non puoi cambiare il mondo."
Grida tutto d'un fiato.
Rendendosi conto solo alla fine degli occhi di lei, ormai trasformati.
"Stai dicendo che nessuno può cambiare.
Che si è quel che è?
Che se una nasce omega, omega rimane?
Che tutto ciò è inutile?"
Questa volta l'ha combinata grossa, e senza ne meno rendersene conto.
Cerca di calmarsi, avvicinandosi a lei.
Che non lascia l'espressione dura e delusa.
"Sai che non intendo questo.
Non girare le mie parole a tuo piacimento.
E ascoltami per una volta."
Ma lei alza il dito, fermando le sue parole, ingoiate per tanta freddezza.
" Ascoltami tu.
Per tutta la mia vita mi hanno detto che sono ciò che sono, che non sarei mai stata di più.
Ma io ho stretto i denti, ho cambiato la mia anima con il sangue, costruendo un luogo per quelli come me, come te.
E credevo davvero che tu fossi dalla mia parte."
Non gli dà il tempo di rimediare, che è già andata via.
È già scappata via, solo per nascondergli la sua delusione e le sue lacrime.
Corre via, cercando un luogo nascosto dove poter sfogare quella parte di sé, che da sempre opprime dentro di sé.
Perché lei era una omega, e nonostante tutto una parte di quella natura è ancora dentro di lei.
Tristano non la segue, non osa uscire da quella stanza.
Non le ha mai detto nulla del genere in sei anni, mai l'ha pensato, ne meno ora.
Eppure quelle parole dettate dalla rabbia le ha detto, e solo ora ne sente il peso.
Sa quello che ha passato.
E sa che anche lui è cambiato molto negli anni.
Ma nella vita è più facile puntare il dito, che giudicare se stessi.
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Anche nel branco dei blunight si fanno progressi.
Un gruppo capitolato da l'alfa Claus e figlio, completano le ricerche dell'omega scomparsa.
Dietro di loro Nicolas e Marcus seguiti da Adria.
Alla fine è riuscito nel suo intento, entrare nelle grazie di Damon.
Utilizzarlo per trovare la sua Ros, mentre l'alfa junior pensa che è lì solo per noia.
Alla ricerca dell'avventura.
Li segue in silenzio, cercando di origliare i loro discorsi, ormai diventati noiosi.
Sono giorni che ispezionano queste terre, senza trovare tracce a causa della neve.
Ma ora sperano in una maggiore fortuna, ora che la neve si è finalmente sciolta.
Nicolas:" Lì c'è qualcosa."
Nessuno può credere alle proprie orecchie.
Finalmente hanno trovato una misera traccia.
Claus e figlio si avvicinano subito al beta, che indica qualcosa ai piedi di una quercia.
Adria si fa spazio tra le guardie, che li circondano, nascondendo la scena.
"Ha avuto quello che meritava."
Le parole fredde dell'alfa capo, gelano il sangue nelle vene degli altri.
Che guardano inoriditi e con dispiace il terreno.
Vestiti femminili stracciati e sangue che li macchinano.
Sangue che emana il suo odore di omega.
Davanti ai loro occhi hanno ciò che resta della piccola Ros, sicuramente finita tra gli artigli di qualche bestia.
Damon si butta a terra in ginocchio, dall'esterno potrebbe sembrare divorato dalla tristezza.
Ma in relata è solo deluso di non averla trovata e presa con se.
Si allontana, pronto a seguire il padre verso casa.
Rassegnato all'idea di non avere mai l'omega a lui destinato.
L'ultimo ad avvicinarsi alla scena è Adria, che non vuole arrendersi all'idea che lei non ci sia più.
Si piega sulle ginocchia, spostando con un ramo i vestiti, cercando una spiegazione plausibile.
Mostrando però una chiazza ancora più larga, che gli fa tremare il cuore.
Almeno finché non si rende conto che non è il suo sangue, ma quello di un orso.
La situazione lo confonde.
Se l'orso ha ucciso Ros, perché c'è più sangue del killer che della vittima?
I vestiti strappati posso essere la causa della sua prima luna, quindi non per forza i resti di una aggressione.
"Va tutto bene figliolo?"
Il padre si inginocchia al suo fianco, dandogli supporto.
Sono sempre andati d'accordo, condividendo tutto.
Almeno finché non ha scoperto di essere un alfa, e ciò ha creato un distacco tra i due.
"Non credo che lei sia morta."
A voce bassa gli spiega la sua teoria, e l'impressione che lei sia stata aiutata da qualcuno.
Naturalmente senza dirgli nulla del suo piano per avere Ros per se, e di come sta usando il loro futuro alfa.
"Ascoltami bene, se il tuo istinto ti dice che è viva, seguilo.
Ma non farne parola con Claus.
Lui vuole vederla morta, al contrario di Damon.
Capisci cosa ti sto dicendo."
Annuisce, capendolo.
Indirettamente gli sta dicendo di continuare con il suo piano, all'oscuro dell'alfa capo.
"Cerco di fargli accelerare il passo.
Tu parla con Damon."
Senza giungere altro si allontana, con un umore migliore.
Spera davvero che il figlio ritrovi la piccola, per avvisarla di non tornare indietro.
Almeno finché il giovane alfa non salirà al trono, cambiando le cose.
Purtroppo non sa che la sua idea è totalmente opposta.
Non sa che la sta cercando per se, e non per buonismo.
Una volta convinto di essere lontano dalle orecchie di Claus, si avvicina circospetto a Damon.
Nascondendo il rancore nei suoi confronti.
Guardatelo, si dice nella sua mente.
Guardatelo come si strugge per non aver trovato un oggetto.
È questo che prova per la piccola Ros, possesso per un oggetto.
Al contrario di Adria, che non sa ancora bene cosa prova.
Ma sa di volerla, di provare qualcosa per la piccola.
"Alfa."
Lo chiama sottovoce, invitandolo a fermarsi insieme al suo beta.
"Non c'è più nulla da fare qui.
Ormai lei non c'è più."
Va fan culo, è qui tutta la sofferenza?
È già finita nel dimenticatoio?
Ma deve comunque fare buona faccia a cattivo gioco.
Quindi ingoia il rospo, spiegandogli tutta la sua tesi su l'accaduto.
Negli occhi rossi dell'alfa Damon si vede accedersi una
Scintilla.
La stessa che hanno negli occhi i predatori quando avvistano la loro preda.
Lei è viva, può essere ancora sua, la caccia non è ancora finita.
"Mio padre non deve saperlo.
Partiremo noi tre alla sua ricerca, dobbiamo solo inventarci qualcosa."
Il padre non deve assolutamente saperlo.
Deve trovarla senza che lui sappia nulla.
Convinto che una volta trovata e resa ufficialmente sua compagna, Claus dovrà per forza accettarla.
"Potresti dire di voler fare un viaggio, prima della tua incoronazione.
Una cosa spirituale, o una cazzata del genere."
In passato Marcus è sempre stato il migliore a inventare cazzate, a trovare subito la scusa ai loro casini.
E anche oggi non si smentisce.
"La tua idea è buona, ma dobbiamo pensare a ogni dettaglio.
Ci pensi tu Adria?"
Il terzo si risveglia dai pensieri, annuendo velocemente.
Sentendosi soddisfatto di se, per essere entrato nella cerchia.
Anche se ora deve eseguire gli ordini, e stare tutta la notte sveglio a creare un piano d'azione.
Ma almeno ne varrà la pena.
O_oO_oO_oO_oO_oO_oO_o
La presenza del gruppo, allarma le piccole creature che vivono tra l'erba alta.
Nonché membri del branco degli emarginati.
Piccoli elfi di Prato, che vivono sul confino della barriera per scelta e per adempiere al ruolo di guardie.
Richiamati da odori sconosciuti di stranieri, entrati nel loro territorio.
Si sono avvicinati attraverso i tunnel sotterranei, fino ad ascoltare i diversi interloqui avvenuti tra gli stranieri.
"Stanno cercando l'omega."
"Bisogna avvisare Calipso."
"Dobbiamo dirlo a Calipso."
La loro minuscola struttura, e tale al loro tono di voce.
Impercettibile alle orecchie dei grandi, se non intenzionati ad ascoltare.
Ma nonostante ciò, quel nome arriva all'orecchio di Claus, immobilizzandolo.
"Calipso."
Sussura, cercando la fonte di quel nome.
Cercando quel sussuro appena sentito.
Quel nome gli entra nei pensieri, calpestandoli.
Calipso, un nome che ha un significato preciso nella lingua antica.
Voce di chi non la ha più.
"Cosa ha detto Alfa?"
Lo guarda confuso Nicolas, preoccupato per l'improvvisa sorpresa e frastornamento dell'amico.
"Nulla.
Mi era sembrato di sentire qualcosa.
Sarà stato qualche animale."
Lo liquida con una menzogna.
Perché l'alfa sa bene cosa ha sentito.
E ciò gli attaglia l'anima, la stessa che da anni si era assopita, distrutta dal dolore.
Riprende il passo, sotto lo sguardo attento di Nicolas, che sa per certo del cambiamento di umore del suo alfa.
Anche se non sa cosa leggere sulla sua espressione falsamente fredda.
Non sa che dentro il suo amico ormai è scoppiato il caus, un uragano che porta quel nome.
Calipso.
"Non ne riconoscerai ne meno la voce.
Nonostante essa sia la voce di chi non la ha più."
La sua maledizione gli ricade adosso, riportandolo a quel maledetto incontro.
Ricordandogli ciò che aveva imparato a dimenticare.
Ma è bastato quel sussurro, quel nome ha riportarlo a una realtà che aveva nascosto.
Calipso.
Si ripete di nuovo quel nome.
Promettendomi trovare la donna a cui appartiene.