9I giorni successivi furono scanditi da un ritmo lento. Una donna sulla sessantina aveva preso il posto di Hannane. Non parlava una parola d’italiano e i suoi modi bruschi le ricordavano tanto le secondine viste nei thriller americani. L’accompagnava nella stanza del bagno e aspettava appena fuori, con la porta aperta. Sara sentiva il peso del suo sguardo in ogni azione che faceva. Se volevano punirla per quello che aveva fatto alla povera Hannane ci stavano riuscendo alla grande. Non sopportava nulla di quella donna, silenziosa ma allo stesso tempo fastidiosa. Non un solo suono usciva da quella bocca, ma quel silenzio aveva il peso di mille rimproveri. “Come sta Hannane?” La donna la guardò con aria cupa. “Hannane, non bene!” “Per colpa mia?” Sara accompagnava le parole a dei gesti t

