Francesco Sangiorgio sentiva, sì, attraverso le tre o quattro porte che lo dividevano dalla donna che amava, sentiva questo fascino novello, tutto umano, che lo dominava in modo diverso, che s'indirizzava all'uomo; sentiva il contrasto fra la secchezza, l'aridità di quella esistenza tumultuosa di don Silvio, e la morbidezza poetica di quella acconciatura di donna, laggiù, nel grande turbamento tenero e sensuale che dànno tutte le cose che hanno toccato il corpo femminile. Finalmente, alle dieci, si udì aprire e chiudere qualche porta, qualche voce parlò sommessa: e Sangiorgio, preso alla gola dalla soffocazione di un desiderio, chiuse gli occhi per salvarsi dallo spettacolo abbagliante della bellezza di donn'Angelica. Ma niuno comparve, un rotolìo sordo si udì nel cortile e sulla Piazza d

