VII. Sotto il portone di Montecitorio, Francesco Sangiorgio s'indugiava, mentre dietro a lui gli uscieri avevano man mano spento il gas della biblioteca, delle sale di lettura e di scrittura, degli uffici: egli guardava il cielo stellato estivo e la piazza, non sapendo decidersi a ritornare in casa. Un'alta figura magra, venendo dagli Orfanelli, gli si accostò, traendosi di bocca il sigaro, piegando un po' le spalle: «Buona sera, Sangiorgio,» gli disse. «Siete libero?» «Buona sera, don Silvio. Libero.». «Ho da dirvi qualche cosa.» «Andiamo al ministero, allora?» «No, no, non al ministero.» «... A casa vostra?» «Neppure. Preferisco venir da voi, Sangiorgio,» ribattè il ministro, brevemente, rialzando il capo. «A piacer vostro,» rispose Sangiorgio, con lo stesso tono di voce, avendo
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