XX L’indomani del giorno in cui Freyberger aveva telefonato a Parigi, Londra si svegliò in un bagno di nebbia folta e grigia. Giovanna, la vecchia domestica a giornata, che rubava il tè, il whisky e il carbone di Hellier, gli rifaceva il letto, accendeva il fuoco e provvedeva in generale, piú o meno, alle sue comodità, aveva disposto la colazione dell’avvocato sulla tavola, aveva messo le uova e il prosciutto sullo scaldavivande, la posta su un vassoio, poi, compiuti tutti questi, doveri, se ne era andata. C’erano tre lettere sul vassoio: due fatture e un invito a pranzo. Hellier aveva sperato di trovare una lettera proveniente da Boulogne, della quale avrebbe subito riconosciuto la scrittura. Non aveva ricevuto risposta alla sua ultima lettera e l’aspettava con impazienza. Si consolò p

