Capitolo 28

643 Parole

28 Il mattino successivo. La pendola dell’ingresso batteva le otto. Fuori non si era ancora fatto giorno e l’acqua veniva giù che Dio la mandava. In casa anche. «Insomma! In tutto ieri cos’hai combinato?» ringhiò la belva, sbatacchiando sul tavolo un catalogo di fiori di seta. Indossava una vestaglia giallo limone e aveva i capelli infeltriti dall’umidità. «Un piffero» continuò. «E sì che mi ero raccomandata. Passa dalla fioraia del cimitero, fatti vedere. Ma tu, eh… evidentemente avevi cose più importanti cui pensare!». «Guenda, mi sono scordato» disse Lucio cercando di farla ragionare. «Credimi, ho avuto una giornataccia.» Ed era indubbiamente vero. «Ah, certo, sempre a cercare scuse. A te anche se la ditta va a rotoli cos’importa. Mica è roba della tua famiglia. Che poi, famiglia

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