30 L’Ospedale Maggiore era gremito. Lucio si registrò, e attese. Poltroncine di plastica, odore di disinfettante. Attese. E le facce delle persone. Preoccupate, addolorate, spazientite. Attese. Un barbone approfittava del tepore ospedaliero per ristorarsi e cercare qualche briciola di umano conforto. Lucio si guardava intorno, non riusciva a pensare. Era andato tutto così veloce che non sapeva nemmeno se fosse accaduto veramente. Ma il labbro spaccato e la faccia gonfia, significavano che i suoi guai erano solo all’inizio. Per ottenere quella cifra avrebbe dovuto rubare a Guenda. Rubare a Guenda. L’avrebbe mandato in galera, perseguitato a vita. Poco ma sicuro. Per non parlare di quel viscido bastardo dell’avvocato Bernarducci, che non vedeva l’ora di liberarsi della sua scomoda

