35 Lucio guidò fino al cancello, che diversamente da quello di Vera mostrava chiazze di ruggine. Fuori non c’era anima viva, a parte un bastardino pezzato dalle zampe cortissime. Abbaiava scodinzolando in cerca di carezze. Anche quello era un modo di fare la guardia. Le finestre dell’abitazione erano aperte e dal camino usciva fumo. Sul campanello c’era scritto Frisoni-Casadei. Suonò, attese. Una mano nodosa spostò la tendina bianca e comparve la faccia di un vecchio. Un occhio un po’ chiuso e il ghigno sospettoso. L’uomo parlava con qualcuno che gli stava accanto, tenendo la mano sulla bocca come se Lucio, da lì e dietro ai doppi vetri, potesse sentirlo. Poi la tendina ricadde e per un paio di minuti non successe niente. Nel frattempo il cane non si dava pace. Lucio lo accarezzò att

