37 Che qualcosa non andava, Lucio lo intuì subito quando sentì sbattere gli sportelli. Prima uno e poi un altro. Vera non era sola, poteva essere un problema. Sulla porta comparve un uomo. Aveva la luce alle spalle e non si distinguevano i lineamenti. Ma era grande, molto. E grosso, molto. Il filippino incominciò a giustificarsi con lui raccogliendo le mani al petto. Il bestione, che si chiamava Pyotr Ždanov, aveva passato buona parte dell’infanzia in un orfanotrofio dell’est. Del quale portava ancora i segni nel cervello, così come le cicatrici, morsi di cimici e roditori, sul corpo. Pyotr entrò in casa. Pareva così maestosamente preistorico, con l’espressione vuota e spietata, che il defunto Sebastiano al confronto era un cherubino. Lucio scattò in piedi: «Oh, buono amico. Io vengo

