Capitolo 2

272 Parole
2 E per tutta la settimana Lucio aveva continuato a pensare a lei. Non sapeva nemmeno di che colore avesse gli occhi, oppure i capelli. Gli era sembrato un sogno. Uno di quelli bellissimi che quando ti svegli ci rimani male e ti senti un po’ bambino abbandonato. Perché sai che non c’è verso, quella magia è perduta per sempre. Eppure all’appuntamento lui c’era andato. Voleva vedere se per una volta nella vita poteva accadere il miracolo: riaddormentarsi e partire esattamente da dove si era fermato. Guardò di nuovo l’orologio, fissò la strada. Giochicchiò con la gobbetta che aveva sul naso: estate in attesa della prima media, quella senza compiti. Malriuscito tentativo di ciclocross. Si era anche portato un libro, che sfogliava per non sembrare quello che aspetta qualcuno che poi non arriva. Trasalì. Sotto al portico stava passando, frettolosamente, una figura femminile: riconobbe subito quell’ancheggiare. La porta del locale si aprì. Vera tergiversò, spargendo qua e là occhiate apprensive. Il blazer della settimana precedente, rosso e corto, era diventato un cappotto lungo e arancione, ma sui capelli portava lo stesso foulard e indossava i medesimi occhiali scuri. La donna si incamminò verso il bancone, passando a un palmo da Lucio. Evitando però completamente sia lui che il suo sguardo allibito. Lucio si fece mille domande, e l’unica risposta possibile arrivò subito. All’interno del locale irruppe lo stesso uomo che accompagnava Vera la settimana precedente. Insisteva con gli abiti leggeri e le espressioni a forma di punto esclamativo. La camicia sbottonata sul petto e la faccia paonazza, come fosse agosto. Sebastiano guardò in giro frantumando tutto e tutti con lo sguardo, scorse la donna e la raggiunse. Con falcata marziale.
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