25 Damian era disteso sul letto accanto a me e mi faceva scorrere le dita su e giù lungo il braccio. Gli strinsi la mano libera e me la portai sul petto, baciandola quando avevo bisogno di sentirmi più vicina a lui. Era il primo giorno di aprile e un temporale infuriava fuori dalle finestre. Ma non era niente in confronto a ciò che imperversava nel mio corpo. Mi faceva male tutto: la testa sembrava sul punto di scoppiare da un momento all’altro e lo stomaco si agitava come se un vortice lo stesse trascinando in una spirale verso il fondo dell’oceano. Avevo a malapena superato il mio primo torneo di golf dell’anno, prima di collassare tra le braccia di Damian, che mi aveva riportata subito a casa e messa a letto. Poi aveva chiamato suo padre. Tutto questo, due giorni prima. Nel cuore d

